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Intesa lancia l'Opas su Mps: la partita da 30 miliardi per il controllo della finanza italiana

Con un'Opas da 30,6 miliardi, Intesa Sanpaolo risponde alla proposta di fusione di Banco Bpm e punta al controllo di Mediobanca e Generali, accordandosi con Unipol per la rete sportelli.

Finanza13 testate1 lingue3 min letturaAgg. 08:56

Intesa Sanpaolo ha scelto la strada dell’offerta diretta. Mentre il sistema bancario italiano osservava con attenzione la proposta di fusione prospettata da Banco Bpm, il gruppo guidato da Carlo Messina ha rotto gli indugi lanciando un’offerta pubblica di acquisto e scambio totalitaria su Banca Monte dei Paschi di Siena. L’operazione, annunciata nella mattinata di lunedì 8 giugno 2026, valorizza Mps oltre 30 miliardi di euro e punta a ridisegnare gli equilibri del credito nazionale. Una mossa che risponde alla mossa altrui con una rapidità inconsueta, segno di una partita preparata da tempo.

L’Opas prevede un corrispettivo misto: 16 azioni Intesa di nuova emissione più un euro in contanti ogni 10 azioni Mps, con un premio del 12,5% rispetto alle quotazioni di chiusura del 5 giugno. Il concambio pari a 1,6 incorpora un vantaggio significativo per gli azionisti della banca senese, ma il vero obiettivo strategico non è tanto la rete commerciale quanto il controllo di Mediobanca, di cui Mps è in procinto di completare l’acquisizione. Mediobanca, con la sua quota del 13% in Assicurazioni Generali, rappresenta da anni il convitato di pietra di ogni risiko italiano: averne le chiavi significa poter influenzare la più grande compagnia assicurativa del Paese.

A garanzia della sostenibilità antitrust, Intesa ha siglato un accordo vincolante con Unipol Assicurazioni. Il gruppo bolognese rileverà circa 635 sportelli del marchio Mps per fonderli con Bper, banca modenese di cui Unipol è già azionista di riferimento con quasi il 20%. L’intesa prevede che il nuovo soggetto bancario – che continuerà a chiamarsi Banca Monte dei Paschi – veda Unipol acquisire di fatto il controllo di Bper senza dover lanciare un’opa totalitaria, sostenendo l’operazione con un aumento di capitale fino a 2,5 miliardi. Così si creerebbe un secondo polo capace di competere, con dimensioni adeguate, senza lasciare spazio a duelli che potrebbero inceppare la macchina.

La partita è solo all’inizio e i nodi non mancano. Secondo analisti vicini al governo francese, la quota detenuta da Crédit Agricole in Banco Bpm – prossima al 10% – rappresenterebbe un ostacolo non secondario a qualunque fusione che veda l’istituto milanese aggregarsi ad altri, perché Parigi non intende rinunciare al proprio peso nel sistema italiano. Di qui, forse, la decisione di Intesa di procedere per via diretta, scavalcando il tavolo negoziale. Sul fronte interno, il Ministero dell’Economia osserva con prudenza: un eventuale via libera passerebbe per il vaglio delle autorità europee e per l’assemblea degli azionisti di Intesa, già convocata per il 10 settembre. Il completamento dell’offerta è atteso entro la fine dell’anno.

Se l’operazione andrà in porto, la geografia del credito italiano ne uscirà trasformata. Intesa Sanpaolo consoliderebbe la propria leadership, mentre il nuovo polo Bper-Unipol-Mps diventerebbe il secondo gruppo nazionale, con ricadute che travalicano i confini domestici. In Europa, il risiko bancario italiano si inserisce nel più ampio dibattito sull’integrazione del mercato dei capitali e sulla necessità di campioni continentali in grado di competere con i colossi americani e asiatici. Resta da vedere se la mossa di Messina basterà a convincere gli azionisti e a superare le resistenze di chi, da Milano a Parigi, preferirebbe un finale diverso.

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