Backrooms e He-Man: i nuovi miti di Hollywood tra internet e nostalgia
Due uscite rivelano le frontiere del cinema contemporaneo: l’horror liminale di Backrooms, nato da una leggenda online, e il reboot di Masters of the Universe, tra fatica fisica e una nostalgia che stenta a convincere.

L’estate cinematografica del 2026 si apre nel segno di due film che incarnano le traiettorie divergenti di Hollywood nell’era della post-franchise. Da un lato, Backrooms, prodotto da A24 e diretto dal ventenne youtuber Kane Parsons, segna il primo blockbuster generato direttamente da una leggenda urbana digitale: un horror liminale che trasforma i non-luoghi anonimi del web in incubo collettivo. Dall’altro, Masters of the Universe tenta di resuscitare He-Man, icona degli anni Ottanta, affidandosi al physique di Nicholas Galitzine e a una riscrittura ironica che lo vede esiliato sulla Terra, impiegato nelle risorse umane. Due strategie opposte: attingere al folklore diffuso della rete o riattivare la nostalgia per un immaginario pre-digitale.
Le reazioni della critica internazionale illuminano le crepe di entrambe le operazioni. Se negli Emirati Arabi Backrooms viene accolto come un’esperienza visivamente ipnotica ma drammaturgicamente irrisolta – «un labirinto che si perde nella propria ambizione» –, in Russia se ne apprezza la regia sicura, capace di proseguire la lezione di David Lynch e Spike Jonze nel tratteggiare spazi di confine. Per Masters of the Universe, il verdetto è più uniformemente severo: dalla stampa australiana il film riceve una stella e mezzo, bollato come una fiacca commedia aziendale; in Indonesia, la nostalgia viene definita «dolce ma tediosa», ostaggio di un eroe che le nuove generazioni faticano a riconoscere come modello.
Dietro lo schermo, gli sforzi produttivi raccontano un’industria in cerca di nuovi corpi e nuovi pubblici. Galitzine, secondo le cronache spagnole, si è sottoposto a mesi di allenamento estenuante per scolpire il fisico di He-Man, alternando fasi di iperalimentazione a sessioni di cardio, e confessando la durezza mentale dell’impresa. Parsons, al contrario, ha sfruttato le competenze maturate su YouTube per costruire un universo liminale che ha già conquistato il box office, dimostrando come i nativi digitali possano scardinare le gerarchie produttive tradizionali senza passare per l’accademia o i grandi studios.
L’analisi europea – in particolare italiana – sottolinea che il web è ormai «una fabbrica di miti contemporanei», ma il passaggio da fenomeno virale a narrazione compiuta resta il nodo cruciale. Gli osservatori di Bruxelles e di altre capitali culturali avvertono che il cinema rischia di smarrire la propria funzione riflessiva se si limita a inseguire tendenze senza un saldo impianto autoriale. Il caso Backrooms indica che l’horror liminale può colpire l’immaginario globale, ma la sua riuscita dipende dalla capacità di tradurre l’angoscia diffusa in un racconto coeso. He-Man, invece, dimostra che la nostalgia non è più garanzia di successo se non viene rielaborata attraverso uno sguardo davvero contemporaneo. Il pubblico, ormai transmediale e iperconnesso, sembra premiare la creazione di mondi che nascono dal basso, dalle pieghe delle community online, piuttosto che la riproposizione di icone confezionate a tavolino. In questo snodo, Hollywood potrebbe trovare non solo una miniera di storie, ma anche una sfida alla propria identità industriale.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Da una foto anonima a un blockbuster, le Backrooms mostrano come il web generi mitologie di massa, superando i tradizionali serbatoi di storie come libri e fumetti. È il segno di una nuova fabbrica culturale nata dal basso, dove le community online anticipano l'industria. Un fenomeno che ridisegna i confini dell'immaginario contemporaneo.
He-Man è caduto in disgrazia: l'eroe muscolare degli anni Ottanta torna sullo schermo come un tizio qualunque di nome Adam, esiliato e privo di smalto. Un film che certifica il declino di un'icona, tra scetticismo e ironia su un marchio ormai svuotato di senso.
Un horror liminale che affascina con l'estetica dei corridoi infiniti, ma si perde in un labirinto narrativo senza uscita. Le aspettative suscitate dal mito online si scontrano con un finale che non mantiene le promesse, lasciando lo spettatore confuso e insoddisfatto.
Nostalgia zuccherosa ma prolissa: He-Man è un simbolo perduto degli anni Ottanta, ora invecchiato e irriconoscibile per le nuove generazioni. Il film cerca di rievocare la magia di un'epoca passata, ma affoga in una lentezza che ne appanna il ricordo.
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