AIEA: impossibile verificare l’uranio iraniano, cresce il timore di proliferazione
Un rapporto confidenziale avverte: da un anno nessuna ispezione, incertezza su scorte e arricchimento. Allarme a Vienna, nel Golfo e in Europa, mentre si attende il Consiglio dei governatori.

L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) ha lanciato un grave allarme in un rapporto confidenziale fatto circolare tra gli Stati membri: da quasi un anno è impossibile verificare le scorte di uranio arricchito dell’Iran, a causa dell’impossibilità di accedere agli impianti nucleari colpiti dagli attacchi militari. L’organismo con sede a Vienna ammette di non poter «fornire alcuna informazione su dimensioni, composizione o ubicazione delle scorte di uranio arricchito in Iran, né se l’Iran abbia sospeso tutte le attività legate all’arricchimento». Una condizione che, secondo il rapporto, «solleva timori di proliferazione» e rende «di vitale importanza» riprendere senza indugio le ispezioni. Il dossier sarà al centro del Consiglio dei governatori dell’AIEA la prossima settimana.
La crisi ispettiva ha radici negli scontri bellici che hanno coinvolto l’Iran nell’ultimo anno. Nel giugno 2025 Israele diede il via a un’offensiva contro i siti nucleari iraniani, con la partecipazione diretta degli Stati Uniti nel colpire tre installazioni chiave; in febbraio una nuova ondata di attacchi congiunti ha ulteriormente devastato le infrastrutture. L’AIEA riconosce che le operazioni militari hanno creato una «situazione senza precedenti», ma ciò non attenua la gravità del vuoto informativo: prima del conflitto Teheran deteneva circa 440 chilogrammi di uranio arricchito al 60%, una soglia prossima al 90% necessario per un ordigno nucleare, e oggi l’unico impianto ancora ispezionabile è la centrale di Bushehr.
Le reazioni internazionali riflettono fratture geopolitiche profonde. Per le monarchie del Golfo, ridotte a osservatrici impotenti, l’opacità del programma iraniano costituisce una minaccia esistenziale che riapre scenari di corsa agli armamenti nella regione. A Bruxelles e nelle capitali europee prevale la preoccupazione per la tenuta del regime di verifica: la mancata applicazione dell’Accordo di salvaguardia mina l’autorità dell’AIEA proprio quando il direttore generale Rafael Grossi ribadisce il suo «pieno sostegno ai negoziati in corso tra Washington e Teheran». L’Italia, da sempre sostenitrice del dialogo e del multilateralismo, segue con inquietudine un dossier che intreccia sicurezza energetica, stabilità mediterranea e credibilità delle istituzioni internazionali.
Il nodo politico sta per riproporsi con urgenza. Il Consiglio dei governatori dovrà decidere se alzare il livello di pressione diplomatica o mantenere un profilo di cautela, mentre l’amministrazione americana, nonostante il coinvolgimento militare, sembra ancora aperta a un’intesa – Trump ha dichiarato di «non aver bisogno di accordi», ma i segnali negoziali restano. In questo stallo, il rischio maggiore è l’incertezza stessa: nessuno può escludere che l’Iran stia ricostituendo clandestinamente la propria capacità nucleare, né che le sue infrastrutture siano state così compromesse da rendere il programma irrilevante per anni. La mancanza di dati certi allontana la prospettiva di una soluzione condivisa e moltiplica i pericoli di un’escalation.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Un rapporto confidenziale dell’AIEA mette in guardia sul rischio di proliferazione nucleare perché gli ispettori non hanno accesso ai siti iraniani dall’estate 2025, quando Israele e Stati Uniti li hanno attaccati. La quantità e la localizzazione dell’uranio arricchito restano ignote, e l’agenzia parla di una situazione senza precedenti che richiede verifiche urgenti.
L’Agenzia atomica dell’ONU non riesce a ispezionare gli impianti nucleari iraniani e segnala timori latenti di proliferazione; solo la centrale di Bushehr è stata visitata, mentre le scorte di uranio arricchito aumentano. Il rapporto riservato invita Teheran a cooperare in modo costruttivo.
Secondo un rapporto riservato citato dai media iraniani, l’AIEA non è in grado di verificare l’uranio arricchito dell’Iran. Trump dichiara di non aver bisogno di accordi, mentre il direttore Grossi ribadisce il sostegno ai negoziati tra Washington e Teheran, in un contrasto tra il vuoto ispettivo e un disinteresse politico che lascia perplessi.
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