Stretto di Hormuz: Iran e Oman rivendicano il controllo, Usa pronti all’azione
Teheran rivendica con Mascate la gestione dello stretto. Ultimatum americano, pasdaran in allerta e 40 navi mercantili evacuate in segreto.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha annunciato che Teheran e Mascate gestiranno congiuntamente lo Stretto di Hormuz, nel quadro del diritto internazionale. In un’intervista trasmessa dalla televisione di Stato, Araghchi ha rivendicato il «diritto naturale» di Iran e Oman – i due Stati rivieraschi – a coordinarsi e decidere sulla sorte di questo vitale corridoio marittimo. Pur prevedendo consultazioni con gli altri Paesi del Golfo, il capo della diplomazia iraniana ha precisato che l’ultima parola spetterà esclusivamente a Teheran e Mascate. La mossa, riportata da fonti indonesiane vicine a Teheran, appare come un tentativo di normalizzare il controllo iraniano su un passaggio da cui transita un quinto del petrolio mondiale.
La dichiarazione giunge in un clima di altissima tensione. Secondo fonti americane, Washington avrebbe imposto all’Iran un ultimatum: raggiungere un accordo sul nucleare entro la fine della settimana, oppure affrontare possibili azioni militari. Il Dipartimento di Stato ha diramato un allarme di sicurezza in tutto il Medio Oriente, invitando i cittadini statunitensi a individuare il rifugio più vicino. Nel frattempo, i pasdaran iraniani sarebbero in stato di massima allerta, mentre diversi velivoli da trasporto C-17 americani avrebbero lasciato la regione per l’Europa, segno di un riposizionamento di forze.
Sul piano operativo, la Marina statunitense ha intensificato il pattugliamento dello stretto. Il Comando centrale (CENTCOM) ha riferito che il 4 giugno le proprie unità hanno deviato 127 navi commerciali, fermato sei violazioni e autorizzato il transito a 36 imbarcazioni impegnate in missioni di assistenza umanitaria. Parallelamente, emerge che numerosi armatori stanno collaborando in segreto con le forze navali americane per trarre in salvo le proprie navi dal Golfo Persico. Secondo analisi di Lloyd’s List Intelligence, riprese dalla stampa russa, nelle ultime tre settimane almeno 40 mercantili avrebbero lasciato l’area: i piani di transito vengono comunicati a un gruppo di cooperazione con base in Bahrain e la Marina Usa fornisce solo garanzie limitate di protezione, lasciando la decisione finale agli armatori.
Per l’Italia e l’Europa, l’escalation rappresenta un rischio concreto: un’interruzione prolungata del traffico attraverso Hormuz farebbe schizzare i prezzi del greggio in una fase già segnata da inflazione e fragilità delle catene di approvvigionamento. L’iniziativa iraniana di presentarsi come gestore legittimo dello stretto insieme all’Oman si scontra con la narrazione statunitense di una minaccia alla libertà di navigazione. Mentre Bruxelles osserva con apprensione e Pechino mantiene un profilo basso, la finestra diplomatica aperta dall’ultimatum appare sempre più stretta, con il rischio di un’escalation che potrebbe coinvolgere l’intera regione mediorientale.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Fonti iraniane dichiarano che Teheran e Mascate gestiranno congiuntamente lo Stretto di Hormuz in base al diritto internazionale. Allo stesso tempo, il Comando centrale USA ha scortato 36 navi umanitarie attraverso lo stretto, aggirando il blocco iraniano. Entrambe le posizioni vengono riportate senza commenti editoriali.
Gli Stati Uniti emettono un allarme sicurezza in tutto il Medio Oriente, invitando i cittadini americani a individuare il rifugio più vicino a causa del potenziale di ostilità legate alla crisi iraniana. Secondo varie fonti, Washington avrebbe lanciato un ultimatum di fine settimana a Teheran: raggiungere un accordo o subire un'azione militare. Nel frattempo, diversi aerei dell'aeronautica statunitense sono attivi nella regione, segnalando una minaccia imminente.
Gli armatori bloccati nel Golfo Persico a causa del blocco iraniano dello Stretto di Hormuz negoziano segretamente con la Marina americana per far uscire le proprie navi. In tre settimane, circa 40 navi hanno lasciato il Golfo, secondo i dati di analisti del settore marittimo. Questo coordinamento occulto rivela un'intesa pragmatica tra flotte commerciali e forze navali statunitensi.
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