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Washington colpisce le criptovalute iraniane: sanzionati Nobitex e altre tre piattaforme

L’amministrazione Trump allarga la campagna di ‘massima pressione’ contro Teheran, prendendo di mira gli exchange digitali accusati di finanziare i Guardiani della rivoluzione e aggirare le restrizioni internazionali.

Finanza10 testate3 lingue3 min letturaAgg. 13:18

Il Dipartimento del Tesoro statunitense ha imposto sanzioni contro quattro exchange di criptovalute iraniani, tra cui Nobitex, la maggiore piattaforma del Paese. Secondo Washington, queste società hanno consentito al regime di Teheran e a istituzioni sotto restrizione – in primis la Guardia rivoluzionaria (IRGC) e la Banca centrale – di movimentare centinaia di milioni di dollari, eludendo le sanzioni internazionali. L’azione, resa nota il 12 khordād, segue un’inchiesta della Reuters che aveva rivelato come Nobitex fungesse da snodo centrale di un sistema finanziario parallelo, rimasto operativo persino durante lo shutdown di Internet imposto dal governo.

Le misure rientrano nella campagna «Economic Fury» voluta dal presidente Donald Trump, che punta a strangolare l’economia iraniana. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha dichiarato che «mentre l’economia dell’Iran è in caduta libera, il regime ha scelto di servirsi delle tecnologie digitali per il suo programma corrotto», accusando le piattaforme di facilitare pagamenti legati al terrorismo e di trasferire ricchezze all’estero. Oltre a Nobitex, sono finite nel mirino le società Bitpin, Ramzinex e Wallex, insieme a quattro individui: due fratelli co-fondatori, l’amministratore delegato e un altro dirigente. Stime del Tesoro indicano che Nobitex ha gestito oltre il 50% degli afflussi di asset digitali in Iran nel 2025.

La narrativa dell’amministrazione americana, rilanciata dal portavoce del Dipartimento di Stato Tammy Pigot, insiste sul nesso tra valute digitali e finanziamento illecito dell’IRGC. Da parte iraniana, i media ufficiali riportano i fatti ma li inquadrano come l’ennesimo atto ostile di una «guerra economica», sottolineando la distanza tra le accuse e la realtà di un settore che offre servizi legittimi in un Paese alle prese con un’inflazione galoppante. Le testate legate all’establishment di Teheran parlano di «pretesti» statunitensi, mentre quelle più critiche verso il regime, come Iran International, evidenziano l’uso strumentale delle criptovalute da parte degli apparati di sicurezza.

Lo sfondo diplomatico accentua la tensione. Nelle stesse ore, fonti vicine al governo iraniano confermavano la sospensione dei colloqui indiretti con Washington, in segno di protesta contro l’offensiva israeliana in Libano sostenuta dagli Stati Uniti. Questa combinazione di pressione economica e stallo negoziale riduce drasticamente gli spazi di dialogo, mentre l’Europa osserva con preoccupazione. Per paesi come l’Italia, che in passato sono stati tra i primi partner commerciali dell’Iran, il rafforzamento delle sanzioni secondarie rischia di complicare ulteriormente i canali leciti di scambio, già ridotti al minimo dopo l’uscita americana dal JCPOA.

Sul medio periodo, l’estensione delle sanzioni al mondo cripto potrebbe spingere Teheran verso circuiti finanziari ancor più opachi, aumentando i rischi di riciclaggio e di evasione. Alcuni analisti europei temono che un inasprimento indiscriminato finisca per colpire la popolazione civile, già stremata, senza intaccare realmente la capacità del regime di finanziare le proprie attività strategiche. La partita, insomma, si gioca sul filo teso tra efficacia punitiva e impatto umanitario, in un braccio di ferro che non accenna a distendersi.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa atlantica / anglosfera/ sicurezzatrionfoallarmeurgenza

Gli Stati Uniti colpiscono l'infrastruttura crittografica iraniana, accusata di aver permesso al regime e ai Guardiani della Rivoluzione di aggirare le sanzioni internazionali. L'operazione viene presentata come un tassello cruciale della campagna di massima pressione che sta piegando l'economia di Teheran. I quattro exchange digitali e i loro dirigenti vengono sanzionati per il loro ruolo nel riciclaggio di centinaia di milioni di dollari a favore di attività terroristiche.

Stampa iraniana e affini/ regimevittimismoindignazionescetticismo

L'America torna a mostrare il suo volto ostile con nuove sanzioni contro le piattaforme iraniane di criptovalute, basate su pretesti già smentiti. L'azione unilaterale, annunciata mentre si parla di negoziati, rivela l'ipocrisia di Washington e la sua volontà di proseguire la guerra economica. Le accuse di legami con il terrorismo sono solo la copertura per un'ennesima aggressione all'Iran.

Stampa russa e CSI/ statodistaccopragmatismo

Il Tesoro statunitense ha inserito nella lista nera la maggiore borsa di criptovalute iraniana e altre tre piattaforme, accusandole di aver processato oltre la metà dei flussi digitali del paese e di aver agevolato pagamenti legati ai Pasdaran. Le sanzioni colpiscono anche i dirigenti e i fondatori delle società. La decisione allarga ulteriormente il regime restrittivo americano contro Teheran.

Stampa latinoamericana/ bolivariana_progressistaindignazionepaternalismo

Washington punisce il principale broker di criptovalute iraniano con l'accusa di aver favorito il governo e le istituzioni statali nel raggirare le restrizioni occidentali. L'ennesima sanzione unilaterale, scaturita da un'inchiesta giornalistica, mette a nudo la persistente politica interventista e giudicante degli Stati Uniti. Il bersaglio è un sistema parallelo che avrebbe movimentato centinaia di milioni di dollari per la banca centrale e la Guardia Rivoluzionaria.

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Interfax3 giu, 02:51
Al-Monitor Iran Pulse2 giu, 22:46
RBK3 giu, 05:11
Valor Econômico2 giu, 22:48
Khabar Online2 giu, 22:49
Iran International2 giu, 22:47