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Usa, negato l’ingresso all’arbitro migliore d’Africa Omar Artan: la Fifa lo esclude dal Mondiale

Primo somalo designato per un Mondiale e miglior arbitro africano 2025, Omar Artan è stato respinto a Miami pur avendo un visto valido. La Fifa lo esclude: nuovo caso di tensione tra sport globale e politiche migratorie Usa.

Sport40 testate9 lingue3 min letturaAgg. 03:17

Omar Abdulkadir Artan, l’arbitro somalo che avrebbe dovuto rappresentare il proprio paese per la prima volta in una fase finale della Coppa del mondo, è stato fermato domenica all’aeroporto internazionale di Miami e rispedito a Istanbul, nonostante fosse in possesso di un visto diplomatico regolarmente ottenuto grazie all’intervento dell’ambasciata somala a Nairobi. La Fifa ha confermato che il direttore di gara «non potrà allenarsi né arbitrare al Mondiale 2026» dopo che gli è stato negato l’ingresso negli Stati Uniti. Le autorità di frontiera statunitensi hanno parlato di «preoccupazioni legate al vaglio di sicurezza» senza ulteriori dettagli, mentre l’amministrazione Trump aveva già inserito la Somalia nella lista dei paesi soggetti a restrizioni dei visti.

La vicenda ha suscitato reazioni indignate nel mondo del calcio africano. Ciise Aden Abshir, consigliere del ministero somalo della Gioventù e dello Sport, ha dichiarato che Artan «è tra gli arbitri più rispettati d’Africa» e che impedirgli l’ingresso «mina l’impegno del calcio a favore dell’equità, del merito e del fair play». Artan, nominato miglior arbitro del continente nel 2025 dalla Confédération Africaine de Football, aveva già diretto la finale di ritorno della Champions League africana ed era stato selezionato tra i 52 fischietti designati dalla Fifa per il torneo. Il suo caso, tuttavia, non è isolato: settimane prima l’attaccante iracheno Aymen Hussein era stato trattenuto per sette ore prima di poter raggiungere la sua nazionale; la delegazione iraniana ha incontrato ostacoli analoghi.

Dal punto di vista europeo, la vicenda Artan riapre il dibattito sull’opportunità di affidare mega-eventi sportivi a paesi che applicano politiche migratorie restrittive o discriminatorie. Se da una parte la Fifa ribadisce di non avere alcuna influenza sui processi di immigrazione degli stati ospitanti, dall’altra il silenzio dell’organizzazione su una violazione così palese del principio di universalità che sta alla base del calcio globale viene letto come un cedimento alla ragion di stato. In Italia e nel resto d’Europa, dove già si discute degli assetti dei mondiali del 2030 tra Spagna, Portogallo e Marocco, l’incidente solleva interrogativi sulle possibili frizioni tra ordinamenti giuridici e mobilità internazionale di atleti e ufficiali.

L’ottica mediorientale e africana converge nel dipingere un’America che erige muri anche simbolici proprio mentre si appresta a celebrare la festa del calcio globale. Il fatto che Artan fosse in possesso di un passaporto diplomatico e di un visto valido non è bastato a superare lo scrutinio delle guardie di frontiera: un segnale che la politica della Casa Bianca, indurita dall’inizio del 2026 con nuove restrizioni per i cittadini di paesi ritenuti a rischio sicurezza, prevale su qualsiasi accordo internazionale. L’arbitro, rispedito a Istanbul dove aveva soggiornato prima del volo, non potrà prendere parte a una competizione che doveva rappresentare la sua definitiva consacrazione.

Al di là del destino personale di Artan, l’episodio mette a nudo la fragilità di un sistema in cui il sogno di un calcio davvero planetario si scontra con le asimmetrie geopolitiche. Per i prossimi organizzatori, dall’Arabia Saudita del 2034 agli stessi Stati Uniti ancora sotto i riflettori, la lezione è chiara: la gestione di un evento sportivo non può prescindere dall’assunzione di responsabilità verso tutti i partecipanti, indipendentemente dalla loro nazionalità. Il Mondiale, che prenderà il via l’11 giugno tra Canada, Messico e Stati Uniti, si apre quindi con un capitolo amaro, in cui la promessa del calcio come linguaggio universale esce incrinata prima ancora del fischio d’inizio.

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El Sol de México9 giu, 02:52
Excelsior8 giu, 18:07
Le Figaro8 giu, 18:18
Jawa Pos9 giu, 01:14
La Nación9 giu, 01:14
L'Espresso8 giu, 23:13
El Khabar8 giu, 23:16
Citizen TV8 giu, 23:13