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Trump insulta e lascia l'intervista Nbc: "Le elezioni 2020 furono truccate"

Incalzato sulle accuse di brogli, il presidente americano abbandona lo studio di "Meet the Press" dopo aver dato della "corrotta o stupida" alla giornalista Kristen Welker. L'episodio rilancia i timori per la tenuta democratica e le incognite della guerra con l'Iran.

Politica10 testate7 lingue3 min letturaAgg. 03:16

Donald Trump ha interrotto bruscamente un'intervista pre-registrata con Kristen Welker per il programma "Meet the Press" della Nbc, abbandonando lo studio dopo una serie di domande sulle sue persistenti accuse di frode nelle elezioni del 2020. La tensione, cresciuta in pochi minuti, è esplosa quando la giornalista ha chiesto prove a sostegno delle affermazioni sul presunto broglio in California. Secondo diverse fonti, Trump ha replicato con insulti personali: nella versione in spagnolo, ha detto "eres corrupta o estúpida"; in portoghese, ha definito la Nbc una "rete faziosa e sleale" e ha liquidato l'incontro con un "basta, cara, divertiti", prima di alzarsi e andarsene. La conversazione aveva toccato anche la creazione di un fondo – poi ritirato – per sostenere gli assalitori del Campidoglio del 6 gennaio, mentre il presidente attaccava l'Fbi e rifiutava di riconoscere la legittimità del voto.

Negli Stati Uniti, la reazione politica è stata immediata. Il governatore della California Gavin Newsom ha parlato di "caso più grave di sindrome da deragliamento californiano mai visto", mentre la senatrice democratica Pat Murray ha scritto sui social che Trump "è passato dall'arancione al rosso", definendo il presidente "una disgrazia squilibrata". L'osservatorio conservatore ha invece difeso la linea del tycoon, ma l'episodio conferma come la strategia dell'attacco frontale ai media tradizionali resti centrale nella comunicazione trumpiana, galvanizzando la base e radicalizzando il dibattito.

Oltre al confronto interno, l'intervista ha riacceso le preoccupazioni internazionali. Prima dell'abbandono, Welker aveva incalzato Trump sulla promessa, fatta in campagna elettorale, di non iniziare nuove guerre, messa ora in discussione dal conflitto aperto con l'Iran. Trump ha risposto di non aver mai garantito l'assenza di conflitti e ha rivendicato la forza militare americana, riscrivendo la propria storia recente. In Europa, gli analisti guardano con inquietudine a un presidente che sembra sempre più incline a decisioni unilaterali e imprevedibili; un'escalation con Teheran potrebbe destabilizzare i mercati energetici del Mediterraneo, con effetti diretti sull'Italia e sulla sicurezza degli approvvigionamenti. Da Pechino, l'atteggiamento rimane cauto, mentre il mondo arabo registra il dettaglio curioso che Welker ha poi parlato telefonicamente con Trump il giorno successivo, ottenendo la disponibilità per un'altra intervista – segno che la rottura è più teatrale che definitiva.

Dalla Svezia, il commentatore Karl Dalén nota che l'intervista interrotta rivela un presidente "sotto pressione", che ricorre all'insulto verso giornaliste donne con modalità già viste in passato. Questa dinamica, unita al rifiuto di fornire prove e all'amplificazione di teorie del complotto, getta un'ombra sulla tenuta delle istituzioni democratiche statunitensi, mentre l'Europa si prepara a uno scenario internazionale in cui la prevedibilità di Washington è sempre più ridotta.

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