Teheran tra missili e diplomazia: «Non arretriamo», dice Pezeshkian dopo i raid con Israele
Il presidente iraniano rivendica la linea del dialogo senza rinunciare alla deterrenza, mentre Washington spinge per una tregua immediata. Nuova instabilità dopo la fragile pausa di aprile.

In un messaggio diffuso lunedì sulla piattaforma X, il presidente della Repubblica Islamica Masoud Pezeshkian ha tracciato un perimetro tanto netto quanto ambivalente: «Non arretreremo di fronte a nessuna minaccia», ma «non abbiamo abbandonato né il campo né il tavolo del negoziato». Le parole sono state scelte con cura mentre si spegnevano gli echi dei bombardamenti incrociati tra Israele e Iran, i primi dopo la tregua informale di aprile, che avevano riacceso lo spettro di una guerra regionale su vasta scala.
L’escalation era divampata tra domenica 7 e lunedì 8 giugno, quando raid israeliani avevano colpito la periferia di Beirut, zona densa di infrastrutture di Hezbollah, e l’Iran aveva risposto con una salva di missili. Secondo fonti ufficiali iraniane, le forze armate della Repubblica Islamica hanno poi dichiarato unilateralmente la cessazione delle ostilità, segnalando una volontà di contenere la spirale. La mossa è stata registrata con attenzione dalla stampa brasiliana, che ha sottolineato come Teheran non abbia chiuso i colloqui di pace con gli Stati Uniti proprio mentre le artiglierie tuonavano.
Sul fronte diplomatico, lo stesso Pezeshkian ha ribadito che «diplomazia e difesa sono le due ali del potere nazionale», un linguaggio che i media indiani e indonesiani hanno interpretato come un’apertura a mantenere in vita il canale negoziale. Dallo Studio Ovale, il presidente Donald Trump ha spinto per un immediato cessate il fuoco, una pressione che secondo gli analisti di Bruxelles risponde anche al timore di un’impennata dei prezzi energetici. Per l’Italia e l’Europa, già alle prese con la volatilità del gas, un nuovo fronte mediorientale prolungato renderebbe più costosa e incerta la sicurezza degli approvvigionamenti.
L’equilibrismo di Teheran — mostrare muscoli senza spezzare il filo del dialogo — non è nuovo, ma la prova odierna è resa più ardua dalla fragilità del cessate il fuoco di aprile e dalla pressione delle fazioni più intransigenti su entrambi i lati. «Con l’unità e la razionalità, l’Iran supererà questa prova», ha promesso Pezeshkian, secondo quanto riportato dalle agenzie vicine all’establishment di Tehran. La comunità internazionale osserva con il fiato sospeso, mentre l’Europa mediterranea spera che i corridoi diplomatici — da Mascate a Doha — restino aperti, evitando che il doppio binario si trasformi in un binario morto.
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