Trump apre alla Guida suprema iraniana: 'Sarei onorato di incontrarlo dopo un accordo'
Il presidente USA si dice disposto a vedere Mojtaba Khamenei, eletto dopo l'uccisione del padre in un raid congiunto, se si raggiungerà un'intesa di pace. Un'apertura che ridefinisce gli equilibri mediorientali.

L'apertura arriva dallo Studio Ovale: Donald Trump ha dichiarato che sarebbe «un onore» incontrare la nuova Guida suprema dell'Iran, l'ayatollah Seyyed Mojtaba Khamenei, qualora si giungesse a un accordo di pace tra Washington e Teheran. «Se raggiungiamo un'intesa, potrei incontrarlo. Non avrei problemi», ha affermato il presidente americano, aggiungendo di non essere certo «la sua persona preferita», ma riconoscendo che Khamenei gode di «un'ottima reputazione in alcuni ambienti».\n\nLe parole di Trump giungono a poche settimane da un passaggio traumatico per la Repubblica islamica. Lo scorso 28 febbraio, un raid attribuito a forze americane e israeliane aveva colpito la residenza di Teheran dell'ayatollah Ali Khamenei, uccidendolo. L'Assemblea degli Esperti, riunita d'emergenza, ha eletto il figlio Mojtaba — figura di spicco del clero sciita e attivo da anni negli affari religiosi e politici — come nuova Guida suprema. Secondo i media iraniani, l'elezione ha raccolto un ampio consenso popolare, in un clima di mobilitazione nazionale contro quello che Teheran definisce un «codardo attacco americano-israeliano».\n\nL'annuncio di Trump è stato accolto con scetticismo da osservatori del Sud-est asiatico, che sottolineano come lo stesso presidente abbia ammesso di «non aver sentito molto» sulla possibilità concreta di un vertice, e di non poter prevedere se l'incontro si realizzerà. La stampa latinoamericana, dal canto suo, ha dato risalto alle sfumature personali delle dichiarazioni, interpretandole come un tentativo di ammorbidire i toni senza cedere sull'asse della pressione massima. A Bruxelles, gli analisti leggono l'apertura come un possibile spiraglio per rilanciare il negoziato nucleare, fermo dopo il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall'accordo JCPOA nel 2018.\n\nLa strada verso un'intesa resta irta di ostacoli. L'amministrazione Trump continua a mantenere sanzioni severe e la presenza militare nella regione, mentre Teheran esige garanzie verificabili. Per l'Italia e l'Europa, tradizionalmente impegnate nel ruolo di mediatori, la finestra diplomatica potrebbe aprire spazi per una de-escalation che allontani lo spettro di un conflitto aperto nel Golfo Persico, con conseguenze dirette sulla sicurezza energetica del Mediterraneo. Resta da vedere se le parole si tradurranno in fatti, in un quadrante dove la fiducia è merce rara.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Trump si dice onorato di incontrare il nuovo Leader iraniano, eletto dopo il martirio del padre ucciso da un vile attacco americano-israeliano. La Repubblica islamica incassa l’apertura come un riconoscimento della propria resilienza e proietta l’episodio nella lunga storia della resistenza contro l’aggressione occidentale.
Nonostante la disponibilità di Trump all’incontro, i negoziati con Teheran restano in stallo e la fragile tregua tra Israele e Libano, essenziale per sbloccare il dialogo, è già saltata. La cornice mediorientale si degrada, gettando forti dubbi sulla possibilità concreta di un accordo.
Trump si dichiara pronto a incontrare l’ayatollah Khamenei a condizione che venga raggiunto un accordo, e i negoziati procedono bene: le parti potrebbero chiudere già nel fine settimana. Il quadro resta misurato, senza allarmismi, e si limita a registrare l’apertura pragmatica del presidente americano.
Questa notizia è apparsa su
7 testate · 6 lingue · finestra 24 ore