Tiro bombardata, Israele ignora Trump: almeno otto morti e il negoziato con l'Iran a rischio
Per la prima volta colpito il quartiere cristiano, appello dei vescovi. L'Iran minaccia ritorsioni, il negoziato nucleare in bilico mentre oltre un milione di sfollati libanesi preme sul Mediterraneo.

Il raid israeliano su Tiro, nel sud del Libano, ha ucciso martedì almeno otto persone e ne ha ferite oltre trenta, secondo il ministero della Salute libanese. L'attacco è avvenuto poche ore dopo che Israele aveva emesso un ordine di evacuazione senza precedenti per l'intera città, compreso il quartiere cristiano, finora risparmiato. Una mossa che sfida apertamente l'appello del presidente americano Donald Trump a "smettere di sparare", lanciato mentre si lavora a un accordo di pace con l'Iran.
La scelta di colpire anche il rione cristiano, dove si erano rifugiati molti sfollati dal sud, segna un salto di qualità. I leader religiosi cristiani di Tiro – i vescovi melchita, greco-ortodosso e maronita – hanno lanciato un appello alla comunità internazionale per proteggere la zona. L'aviazione israeliana ha giustificato l'operazione con la presunta presenza di combattenti di Hezbollah, ma il bombardamento, che ha distrutto edifici residenziali, appare come il più letale contro la città dall'inizio delle ostilità il 2 marzo scorso.
La nuova escalation libanese si inserisce in un quadro regionale incandescente. Appena il giorno prima, Israele e Iran avevano sospeso gli attacchi reciproci dopo il primo scambio diretto dalla fragile tregua di aprile. Teheran ha però avvertito che se Israele non ferma la campagna in Libano tornerà a colpire. Il ministro della Difesa israeliano Katz ha ribadito che l'offensiva contro Hezbollah proseguirà. La posta in gioco è altissima: Trump tratta con l'Iran e sostiene che l'intesa è in fase finale, ma Teheran pone come condizione proprio la fine degli attacchi alle milizie alleate, trasformando Tiro nel banco di prova della diplomazia.
Le agenzie di stampa libanesi riferiscono che il raid di martedì è stato preceduto da attacchi su altri villaggi del sud e che lunedì un bombardamento vicino a una struttura della Croce Rossa, sempre a Tiro, aveva ucciso cinque persone e ferito quattro paramedici, danneggiando anche un sito patrimonio dell'UNESCO. Medici Senza Frontiere ha chiesto che la città venga risparmiata. L'Onu stima oltre un milione di sfollati. Per l'Europa, e in particolare per l'Italia che guida il contingente UNIFIL nel Libano meridionale, il prolungarsi del conflitto rappresenta un pericolo crescente, sia per la sicurezza dei caschi blu sia per i possibili flussi migratori incontrollati verso il Mediterraneo.
La sfida lanciata da Israele alla Casa Bianca mette in luce una frattura che va oltre il teatro libanese. L'irrigidimento del governo Netanyahu rischia di far deragliare il delicato negoziato con l'Iran, con ripercussioni sulla stabilità dell'intera regione mediorientale. Mentre a Washington si moltiplicano gli appelli alla moderazione, il fronte libanese si trasforma nel termometro di una pace ancora tutta da costruire.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
L'aviazione israeliana ha colpito Tiro uccidendo almeno otto persone dopo un ordine di evacuazione, sfidando il cessate il fuoco e spingendo i leader cristiani a chiedere protezione internazionale per il quartiere cristiano.
Il regime israeliano ha ucciso otto civili a Tiro, colpendo una zona residenziale popolare dopo aver minacciato lo sgombero, proseguendo la sua aggressione contro il Libano.
I jet nemici israeliani hanno bombardato il quartiere popolare di Tiro, uccidendo otto persone e ferendone 32, in una pericolosa escalation dopo un ordine di evacuazione senza precedenti che ha incluso il quartiere cristiano.
Israele ha sfidato Trump bombardando Tiro e uccidendo almeno otto persone, mettendo in luce i limiti dell'influenza statunitense e la fragilità della tregua, mentre Washington cercava di fermare l'escalation.
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