Corsa al nucleare: spesa record e India schiera testate per la prima volta
Nel 2025 i nove Stati nucleari hanno speso 119 miliardi di dollari, il 19% in più dell'anno precedente. Nuova Delhi rompe un tabù: dodici testate operative, un cambio di dottrina che preoccupa la comunità internazionale.

La corsa agli armamenti nucleari è ufficialmente ripartita. Nel 2025 i nove Paesi dotati di arsenali atomici hanno investito complessivamente 118,8 miliardi di dollari, con un balzo del 19 per cento rispetto all'anno precedente, come denuncia il rapporto dell'International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN). Gli Stati Uniti guidano la classifica con 69,2 miliardi, più di tutti gli altri messi insieme, seguiti dalla Cina con 13,5 miliardi, dal Regno Unito con 12,6 e dalla Russia con 9,5. Per gli analisti occidentali, questo aumento riflette una percezione di minaccia crescente, che ha sepolto tre decenni di riduzioni post-Guerra Fredda. Secondo l'ottica di Washington e di Pechino, la modernizzazione degli arsenali è una risposta legittima a instabilità regionali e competizione strategica.
Il dato più significativo per l'Asia meridionale e per l'intero regime di non proliferazione è però la scelta dell'India. Per la prima volta, secondo il Sipri, Nuova Delhi ha schierato operativamente dodici testate nucleari, rompendo la prassi decennale di tenere separate le testate dai vettori. L'arsenale indiano è stimato in 190 ordigni, e il passaggio a una postura di "deterrenza credibile minimale" pronta all'uso segna una svolta potenzialmente dirompente. La decisione si inserisce nel solco dell'Operazione Sindoor, il conflitto-lampo di 88 ore con il Pakistan dell'anno scorso, durante il quale l'aviazione indiana colpì obiettivi legati all'infrastruttura nucleare pakistana. Da Islamabad lo si legge come un'escalation pericolosa; da Nuova Delhi la si giustifica con la necessità di rispondere alla minaccia a due fronti di Cina e Pakistan.
In Europa, le cifre suscitano allarme. Regno Unito e Francia stanno ammodernando i propri arsenali, ma il continente resta dipendente dall'ombrello nucleare americano all'interno della Nato. Il balzo della spesa statunitense (+22%) alimenta il dibattito sull'autonomia strategica europea, mentre i missili ipersonici e i nuovi sottomarini lanciamissili russi rinnovano lo spettro di una competizione sul fianco orientale. Il Sipri calcola che oggi nel mondo vi siano oltre 12.000 testate, di cui quasi 10.000 operative e circa 2.200 già montate su missili balistici. Un livello che, secondo gli analisti di Bruxelles, non si vedeva dalla metà degli anni Ottanta e che rende sempre più fragile l'architettura dei trattati di controllo degli armamenti.
L'allarme dell'ICAN e del Sipri non è isolato: la spesa equivale a oltre 3.700 dollari al secondo, una cifra che secondo Susi Snyder, direttrice dei programmi della campagna, indica che «una nuova corsa agli armamenti è su di noi». Il rischio è che la normalizzazione del dispiegamento operativo, dalla Corea del Nord all'India passando per la Russia, abbassi la soglia dell'impiego effettivo. Per l'Italia, Paese ospitante testate americane nell'ambito della condivisione nucleare Nato, la combinazione di aumento della spesa globale e moltiplicazione degli attori con arsenali schierati impone una riflessione diplomatica urgente. La finestra per il disarmo multilaterale si sta chiudendo, e il 2025 potrebbe essere ricordato come l'anno dello spartiacque.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Per la prima volta l'India ha schierato testate nucleari in tempo di pace, segnando un cambiamento nella sua postura di deterrenza. Con un arsenale di 190 testate, supera il Pakistan pur restando molto al di sotto della Cina. La mossa viene descritta come una risposta calibrata agli sviluppi strategici regionali.
Nel 2025 i Paesi dotati di armi nucleari hanno speso la cifra record di 119 miliardi di dollari, con un aumento del 19% che il rapporto ICAN condanna come la ripartenza ufficiale della corsa agli armamenti. L'impennata, trainata dagli Stati Uniti, inverte decenni di tentativi di disarmo e alimenta l'instabilità globale. Si lancia l'allarme sulla pericolosa normalizzazione dell'escalation nucleare.
Gli Stati Uniti hanno speso 69,2 miliardi di dollari per il proprio arsenale nucleare nel 2025, più di tutte le altre potenze nucleari messe insieme, secondo ICAN. Mentre la spesa globale è aumentata, il gigantesco bilancio di Washington rappresenta la parte del leone, svelando il suo ruolo di motore principale della nuova corsa agli armamenti. I media russi sottolineano la disparità, gettando ombre sulla retorica occidentale sul disarmo.
Le potenze nucleari hanno portato la spesa collettiva a quasi 119 miliardi di dollari nel 2025, con un balzo del 19% che ICAN avverte segnalare una pericolosa nuova competizione armata. Sono in corso piani per investimenti ancora maggiori nei prossimi decenni, aumentando il rischio di scontri. Il rapporto richiama l'attenzione sull'irresponsabilità dei nove stati con armi atomiche, che ignorano le conseguenze catastrofiche.
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