Terremoto di magnitudo 6.2 al largo della Calabria, nessun danno grazie alla profondità
Una forte scossa sismica, registrata tra le 6.1 e 6.2 di magnitudo, ha interessato il basso Tirreno, avvertita fino a Napoli, senza causare vittime né distruzioni.

Nella notte tra lunedì e martedì, un potente terremoto ha scosso il fondale del Mar Tirreno, al largo delle coste calabresi. Le prime stime, fornite dai centri di monitoraggio statunitensi e confermate dagli istituti europei, hanno indicato una magnitudo compresa tra 6.1 e 6.2, con epicentro localizzato a poche decine di chilometri da Cosenza, tra i comuni di Paola e Saracena. La scossa, registrata intorno alla mezzanotte ora locale, ha avuto un ipocentro eccezionalmente profondo, tra i 240 e i 253 chilometri, un dato che spiega la duplice natura del fenomeno: avvertita distintamente in un raggio molto ampio, dalla punta dello Stivale fino all’area vesuviana e alla Basilicata, non ha però generato danni strutturali né feriti, proprio per la distanza dalla superficie.
Le rilevazioni strumentali offrono un quadro di sostanziale convergenza. Secondo l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia italiano, la magnitudo è stata di 6.1, mentre lo United States Geological Survey ha calcolato un 6.2. Il centro geofisico tedesco GFZ ha proposto una magnitudo di 6.1 con una profondità di 253 chilometri, e il Centro Sismologico Euro-Mediterraneo ha collocato l’epicentro 20 chilometri a sud-ovest di Paola, a 240 chilometri di profondità. Queste differenze, minime e fisiologiche, sono tipiche delle rilevazioni di eventi molto profondi, dove la propagazione delle onde sismiche subisce rifrazioni complesse.
La grande profondità ha agito da attenuante naturale: fenomeni di questo tipo, definiti “terremoti profondi” o di “subduzione”, rilasciano energia su un volume di crosta terrestre molto maggiore, riducendo l’accelerazione al suolo. In Italia, il ricordo di eventi superficiali e distruttivi – dall’Aquila ad Amatrice – rende comprensibile l’apprensione diffusa, ma la comunità scientifica rassicura: i terremoti tirrenici profondi, come quello del 1938 che raggiunse magnitudo 7.1 senza mietere vittime, sono raramente associati a conseguenze catastrofiche. Le verifiche della Protezione Civile, tuttora in corso, confermano al momento l’assenza di criticità.
Questo evento richiama l’attenzione sulla necessità di una costante preparazione, in un Paese dove il rischio sismico è una componente intrinseca del territorio. Mentre i monitoraggi proseguono per escludere eventuali repliche superficiali, l’assenza di un allarme tsunami – improbabile per sismi di tale profondità – contribuisce a mantenere la calma. La percezione del tremore fino a Napoli, a oltre 240 chilometri di distanza, testimonia la potenza del fenomeno, ma anche la resilienza di una rete di monitoraggio capace di fornire dati in tempo reale, mitigando paure ingiustificate.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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