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Sudafrica: ondata xenofoba e rimpatri di massa, Ramaphosa promette la linea dura

Crescono i rimpatri volontari da Ghana, Nigeria, Malawi e Mozambico dopo gli attacchi. Il presidente annuncia un piano contro l’immigrazione illegale e mette in guardia i vigilanti. La scadenza del 30 giugno imposta dai gruppi anti-migranti alimenta il clima di paura.

Geopolitica7 testate2 lingue3 min letturaAgg. 14:36

L’ondata di violenza xenofoba che sta attraversando il Sudafrica ha raggiunto un punto di svolta con l’avvicinarsi della scadenza del 30 giugno, imposta da gruppi come March & March a tutti gli immigrati irregolari perché lascino il Paese. Le aggressioni, in particolare nella provincia del Capo Occidentale, hanno già fatto vittime: il Mozambico denuncia cinque suoi cittadini uccisi, mentre due mozambicani e un sudafricano sono morti negli scontri a Mossel Bay. A Kleinmond, un centinaio di persone tra mozambicani e malawiani hanno cercato rifugio in un municipio dopo che una folla inferocita aveva intimato agli stranieri di un insediamento informale di andarsene. La paura, descritta come «estrema» dagli stessi migranti, sta spingendo migliaia di africani a scegliere il rimpatrio volontario.

Di fronte all’escalation, il presidente Cyril Ramaphosa ha scelto la via del pugno di ferro contro i vigilanti, annunciando in un discorso televisivo un piano in cinque punti per contrastare l’immigrazione illegale: dall’inasprimento delle pene per i trasgressori alle sanzioni per i datori di lavoro che assumono irregolari, fino al rafforzamento dei controlli. «Agiremo contro le forze che sfruttano le preoccupazioni sull’immigrazione clandestina per perseguire agende politiche, personali o criminali», ha dichiarato, mettendo in guardia i cittadini dal fermare persone per strada chiedendo i documenti. Il messaggio è apparso anche come una risposta alle marce anti-immigrati, come quella pacifica ma carica di tensione andata in scena a Kwa-Thema, alle porte di Johannesburg, con partecipanti armati di bastoni.

La reazione dei Paesi d’origine è stata immediata. La Nigeria, che conta oltre mille cittadini registrati per il rientro, aveva programmato un primo volo di evacuazione per lunedì, operato dalla compagnia privata Air Peace con 270 passeggeri, ma lo ha posticipato a mercoledì per problemi logistici. Il Ghana ha già rimpatriato circa mille connazionali, accolti all’aeroporto di Accra dal ministro Samuel Ablakwa, che ha promesso sostegno e opportunità di lavoro. Il Malawi ha organizzato il rientro via terra di 150 cittadini, mentre lo Zimbabwe segue la stessa strada. Le autorità sudafricane hanno accettato di cancellare le sanzioni per violazioni amministrative dei visti, pur escludendo dal rimpatrio chi è accusato di reati penali.

Un elemento ha sorpreso positivamente: lo screening congiunto di nigeriani e ghanesi ha rivelato che nessuno di loro risultava coinvolto in attività criminali. Per Accra è stato un motivo di orgoglio nazionale, come ha sottolineato con enfasi lo stesso Ablakwa, ribadendo la reputazione di comunità rispettosa della legge.

La crisi sudafricana, che per intensità richiama le ondate del 2008 e del 2015, si inserisce in un contesto globale di crescenti tensioni sull’immigrazione. Se l’Europa osserva con preoccupazione gli episodi di violenza e i rimpatri forzati – dinamiche che evocano i propri dilemmi – la regione australe si trova di fronte a un bivio: da un lato la necessità di governare i flussi migratori, dall’altro il rischio che la scadenza del 30 giugno inneschi nuove violenze o una pericolosa normalizzazione della giustizia sommaria. La promessa di Ramaphosa sarà misurata proprio sulla capacità di evitare che la legittima preoccupazione per l’immigrazione irregolare si trasformi in una caccia allo straniero.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa africana subsahariana/ anglofonavittimismourgenzaindignazione

I governi africani stanno rimpatriando in fretta i propri cittadini dal Sudafrica dopo una nuova ondata di attacchi xenofobi. La violenza ha ucciso almeno cinque mozambicani e costretto migliaia di persone a cercare rifugio, mentre la retorica anti-immigrati si diffonde. Pretoria promette di colpire i gruppi di vigilanti, ma le evacuazioni continuano tra rabbia e paura.

Stampa atlantica / anglosfera/ progressistaallarmeindignazione

Il Sudafrica è scosso da una nuova ondata di violenza xenofoba che ha costretto Ghana, Nigeria e Malawi a rimpatriare migliaia di cittadini. Il presidente Ramaphosa ha condannato i gruppi di vigilanti e promesso una stretta, ma le aggressioni – con almeno cinque morti mozambicani – mettono in luce una persistente intolleranza e falle nell'applicazione della legge. Le evacuazioni di massa rievocano crisi passate e sollevano interrogativi sulla coesione sociale del Paese.

Stampa europea continentale/ mediterraneapaternalismoscetticismo

Mentre l'Europa guarda ai suoi confini, una violenta ondata contro i migranti in Sudafrica costringe diversi Paesi africani a rimpatriare migliaia di connazionali. Pretoria ha annunciato misure contro i vigilanti, ma il ripetersi di attacchi xenofobi mostra come il sentimento anti-stranieri sia un fenomeno globale, non solo europeo. Le evacuazioni in corso segnalano una crisi di protezione che travalica i continenti.

Stampa russa e CSI/ statoschadenfreuderevanscismoscetticismo

La cosiddetta 'nazione arcobaleno' sudafricana sta sprofondando in sanguinosi pogrom anti-migranti, mentre le capitali occidentali che un tempo esaltavano il modello Mandela restano in silenzio. I governi africani evacuano in tutta fretta i propri cittadini perché Pretoria, satellite dell'Occidente, si dimostra incapace di mantenere l'ordine. La crisi smaschera il vuoto della retorica post-coloniale e serve da monito a chi confida nei modelli imposti dall'Occidente.

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Citizen TV8 giu, 11:07
The Guardian8 giu, 12:20
Premium Times8 giu, 11:03
Joy Online8 giu, 12:22
The Punch8 giu, 12:20
Il Post8 giu, 11:07
Vanguard8 giu, 13:34