L'Iran impone un pedaggio per lo Stretto di Hormuz: fino a due milioni di dollari a nave
Dopo oltre cento giorni di guerra, Teheran e Muscat annunciano nuove condizioni per il transito: le petroliere pagheranno per sicurezza e servizi ambientali. L'India rassicura, l'Europa osserva con inquietudine.

Il corridoio marittimo più strategico del pianeta non sarà più gratuito. Dopo oltre cento giorni di conflitto che ha paralizzato il traffico petrolifero, l'Iran e l'Oman hanno annunciato che il transito nello Stretto di Hormuz sarà sottoposto a nuove condizioni, tra cui il pagamento di una tariffa per i servizi di navigazione e protezione ambientale. «Lo stretto sarà aperto, ma con condizioni fissate dalle autorità iraniane e omanite», ha dichiarato a Mosca l'ambasciatore Kazem Jalali, precisando che verranno imposti dei «costi di transito». Secondo fonti iraniane, non si tratta di una tassa unilaterale né di un ricatto, bensì del corrispettivo per la sicurezza e la guida delle navi e per la tutela dell’ecosistema marino.
La cornice giuridica, illustrata dalla direttrice dell’agenzia ambientale iraniana Shina Ansari, poggia sul regime di «passaggio inoffensivo» sancito dal diritto internazionale, che permette agli Stati rivieraschi di offrire – e far pagare – servizi come il pilotaggio, il soccorso e il contenimento degli sversamenti. In parlamento, il deputato Mohsen Zangeneh ha fornito cifre precise: ogni petroliera versa tra 1,5 e 2 milioni di dollari, in parte in contanti e in parte sotto forma di criptovaluta Tether, merci o accordi di baratto. Un comitato sotto il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, in collaborazione con il ministero dell’Economia, gestisce l’intero meccanismo, che Zangeneh descrive come un sistema regolamentato e non come un’estorsione.
La novità ha già prodotto reazioni differenziate. A Nuova Delhi, il ministro del Petrolio Hardeep Singh Puri ha riconosciuto un calo dei transiti ma ha escluso rincari alla pompa, precisando che i prezzi dei carburanti in India sono fermi dal 2022 nonostante le turbolenze globali. A Bruxelles e nelle capitali europee, gli analisti energetici guardano invece con apprensione a un aggravio dei costi per le rotte che riforniscono le raffinerie del Mediterraneo: l’Italia, che importa via Hormuz una quota rilevante del proprio greggio, potrebbe subire un incremento dei premi assicurativi e dei noli, con ripercussioni sui listini industriali e sulla già fragile ripresa. Anche i media della diaspora iraniana riportano l’annuncio, segno che la misura, pur presentata come tecnica, è intrisa di significato geopolitico.
Mentre qualche petroliera è riuscita a lasciare il Golfo, il grosso dei flussi di greggio e gas naturale liquefatto resta bloccato. L’imposizione di un pedaggio permanente – qualunque sia la formula giuridica adottata – rischia di normalizzare una restrizione senza precedenti, creando un precedente delicato per il diritto della navigazione. La comunità internazionale, finora silente, dovrà decidere se contestare la mossa o adattarvisi, in un Medio Oriente dove la guerra ha già riscritto le mappe dell’energia globale.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
L'Iran presenta il nuovo regime di transito nello Stretto di Hormuz come un esercizio legittimo di sovranità e un servizio alla navigazione, non come un'estorsione. Dopo il conflitto che ha bloccato il traffico marittimo, lo stretto riapre sotto gestione congiunta Iran-Oman, con tariffe che coprono sicurezza, soccorso e protezione ambientale, e che i paesi marittimi accetterebbero senza obiezioni.
Lo Stretto di Hormuz riaprirà ma alle condizioni fissate da Teheran e Mascate, compreso un pedaggio di transito, dopo mesi di guerra che hanno soffocato i flussi petroliferi. La navigazione resta fortemente limitata, suscitando apprensione sui mercati energetici globali e sui costi di attraversamento del principale collo di bottiglia del greggio mondiale.
Con il traffico petrolifero attraverso lo Stretto di Hormuz ancora interrotto dal conflitto Iran-Israele, l'India si prepara a possibili rincari dei carburanti, anche se il governo assicura che i prezzi sono stabili dal 2022. Il collo di bottiglia del Golfo Persico riaprirà con tasse di transito, aggravando le incertezze per le economie dipendenti dalle importazioni.
L'ambasciatore iraniano a Mosca ha dichiarato che lo Stretto di Hormuz riaprirà solo dietro pagamento di un pedaggio di transito, con modalità da definire insieme all'Oman. L'iniziativa è presentata come condizione necessaria per ripristinare la navigazione ordinaria attraverso l'arteria petrolifera principale della regione.
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