Strage di Crans-Montana, i Moretti a confronto: nuova accusa di falso e le lacrime dei familiari
A Sion, primo interrogatorio congiunto per i gestori del Constellation. Contestata a Jessica Moretti la falsificazione della fattura della schiuma. La madre di una vittima: «Tu puoi abbracciare i tuoi figli».

Il 5 giugno, nel campus Energypolis di Sion, si è svolto il primo interrogatorio congiunto di Jessica e Jacques Moretti, gestori del discobar «Le Constellation» di Crans-Montana, dove la notte di Capodanno un incendio devastante causò la morte di 41 persone, per lo più giovanissimi, e oltre 115 feriti. Per la prima volta, i coniugi, di nazionalità francese, sono stati ascoltati con la formula della «procedura del confronto», rispondendo insieme alle domande della procuratrice Catherine Seppey e di circa settanta avvocati di parte civile, tra cui un legale incaricato dal governo italiano a tutela delle famiglie delle vittime. In apertura, Jessica Moretti ha rilasciato una dichiarazione spontanea: «Contro di noi sono state dette solo tante falsità, siamo stati distrutti», affermando la volontà di collaborare con la giustizia, mentre il marito ha ricordato di essere stato «troppo male per parlare» dopo la strage.\n\nL’udienza ha assunto toni ancora più tesi alla luce di una nuova contestazione emersa dall’inchiesta: la magistratura vallesana accusa Jessica Moretti di falsificazione di documenti. Nello specifico, sarebbe stata alterata la fattura relativa all’acquisto della schiuma fonoassorbente che rivestiva il soffitto del locale e che, altamente infiammabile, propagò le fiamme in modo letale. Secondo gli inquirenti svizzeri, il materiale non fu comprato in un negozio locale, come a lungo sostenuto dal marito Jacques, il quale aveva anche dichiarato di aver condotto test senza mai riscontrare problemi. La nuova accusa, rivelata dalla stampa elvetica, getta un’ombra sulla ricostruzione difensiva e apre scenari giudiziari più severi, in un’indagine che ha già individuato almeno sette incongruenze nelle versioni dei Moretti, dalle vie di fuga alle proprietà in Francia.\n\nLa tensione tra le parti è esplosa anche sul piano emotivo. All’esterno dell’aula, la madre di una delle giovani vittime ha reagito con durezza alle parole di Jessica Moretti: «Tu puoi abbracciare i tuoi figli», ha detto, segnando una distanza incolmabile tra il dolore dei familiari e la posizione degli indagati. Già a febbraio, durante una precedente convocazione, si era sfiorato lo scontro fisico con i parenti delle vittime; stavolta, nonostante un clima apparentemente più disteso, la ferita rimane aperta. Il padre di uno dei feriti, intervenuto in una trasmissione televisiva italiana, ha parlato di persone «spietate», mentre un altro genitore, Antonis Kallergis, ha annunciato di aver portato il caso fino al Tribunale federale elvetico per fare piena luce sulle responsabilità.\n\nL’inchiesta, seguita con apprensione oltre confine, assume ormai una dimensione europea. La presenza di numerose vittime italiane – il governo di Roma ha inviato un proprio rappresentante legale – e la nazionalità francese degli imputati alimentano un dibattito che travalica i confini elvetici, investendo gli standard di sicurezza dei locali notturni e i meccanismi di controllo amministrativo. Mentre la Svizzera cerca di accertare le responsabilità penali, il caso rischia di diventare un precedente per eventi tragici analoghi, mostrando come la ricerca di una verità giudiziaria debba fare i conti con il dolore, la rabbia e la memoria di una comunità ferita.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Un nuovo capo d'imputazione è stato contestato al titolare del locale dove il rogo della notte di San Silvestro ha ucciso 41 persone, in maggioranza minorenni. La cronaca resta asciutta, focalizzata sullo sviluppo giudiziario e sul profilo giovanissimo delle vittime.
Chat e messaggi vocali dimostrano che i coniugi Moretti conoscevano il rischio d'incendio legato a decorazioni e schiuma fonoassorbente, mentre fatture false aggravano la loro posizione. Nel frattempo, il comune di Crans-Montana tenta di bloccare l'uso di migliaia di email, scatenando l'indignazione per un presunto intralcio alle indagini.
L'incendio in un locale di una stazione sciistica svizzera che ha ucciso 41 persone, in gran parte adolescenti, solleva interrogativi allarmanti sulle normative di sicurezza antincendio nei resort alpini. Le indagini rivelano che schiuma infiammabile e fuochi artificiali hanno creato una trappola mortale, mentre falle nei regolamenti avrebbero permesso la tragedia. L'opinione pubblica chiede standard più severi per impedire simili disastri.
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