Assalto alla Corte Suprema israeliana: la rivolta haredi scuote lo Stato di diritto
Mentre il giudice Noam Sohlberg subiva un assalto con vetri rotti e danni, emergono le crepe di una Israele lacerata tra esenzioni religiose e legalità, con il governo accusato di aver fomentato il caos.

L’assalto alla casa del vicepresidente della Corte Suprema israeliana, Noam Sohlberg, da parte di decine di manifestanti haredi (ultraortodossi) ha segnato un punto di rottura. Nella notte, vetri infranti, vasi distrutti e danni alla vettura hanno spinto la moglie del magistrato, Meira Sohlberg, a gridare: “Che degli ebrei facciano questo ad altri ebrei? È la notte dei cristalli!”. L’analogia con il pogrom nazista del 1938, riportata dalla stampa israeliana, dà la misura di una escalation che mescola rabbia sociale e delegittimazione delle istituzioni.
L’episodio non è isolato. Nelle settimane precedenti, gruppi di attivisti avevano tentato di irrompere nell’abitazione del capo della polizia militare, aggredito un ufficiale dell’esercito a Gerusalemme e minacciato soldatesse in visita domiciliare a Bnei Brak. Al centro del conflitto c’è la leva obbligatoria, da cui gli ultraortodossi sono storicamente esentati, ma la Corte Suprema ha ordinato al governo di porre fine a questa disparità. Il governo Netanyahu, stretto tra alleati religiosi e pressioni secolari, promette leggi di esenzione e al contempo condanna la violenza, alimentando un clima di “disobbedienza selettiva” che, secondo editorialisti israeliani, erode lo Stato di diritto.
Le reazioni incrociate mostrano la profondità della frattura. Il presidente della Corte Suprema, Isaac Amit, ha parlato di “superamento di una linea rossa” e ha promesso misure a difesa dei magistrati. Dalla coalizione, il leader di Agudat Israel, Goldknopf, ha “condannato” l’assalto ma solo dopo aver criticato il sistema giudiziario, in un bilanciamento che riflette la sindrome del “sì-ma”. Sul fronte opposto, i manifestanti citano ironicamente le parole del consulente legale del governo, Gali Baharav-Miara, secondo cui “non c’è protesta efficace senza disturbo dell’ordine pubblico”, usandole come leva per rivendicare l’azione. La polizia ha arrestato oltre 60 persone, ma le proteste potrebbero continuare.
Per gli osservatori europei, la vicenda riecheggia tensioni note: in Italia e nel continente, il bilanciamento tra istanze religiose, principio di uguaglianza e autonomia della magistratura è ricorrente. La crisi israeliana, però, assume toni più cupi perché si innesta su un attacco politico-mediatico alla Corte che dura da anni e che, secondo analisti di Tel Aviv, è stato orchestrato dallo stesso Netanyahu per indebolire i contrappesi democratici. Il pogrom contro Sohlberg non è un fulmine a ciel sereno, ma il frutto avvelenato di una campagna di delegittimazione.
Mentre Bruxelles monitora con preoccupazione la salute democratica di Israele, partner fondamentale in Medio Oriente, gli scenari futuri restano aperti. Se il governo continuerà a strumentalizzare la questione religiosa per fini politici, il rischio di ulteriori violenze contro le istituzioni è concreto. Al contrario, un accordo per una leva più equa, magari negoziato con mediazione europea, potrebbe disinnescare la miccia. La notte dei cristalli di oggi serve da monito: la convivenza civile si regge su regole che nessuna protesta può infrangere.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
L'assalto alla casa del giudice Sohlberg non è un episodio isolato, ma il risultato diretto di oltre tre anni di incitazione sistematica del governo Netanyahu contro la magistratura e lo Stato di diritto. L'anarchia tollerata dallo Stato ha fatto rivivere paragoni con la Notte dei cristalli, mentre i ministri preparano già il terreno per il prossimo pogrom. La furia omicida scatenata dai seguaci del premier è frutto di una strategia deliberata di caos e delegittimazione.
Decine di militanti ultraortodossi hanno circondato la casa di un giudice della Corte Suprema israeliana, infrangendo finestrini d'auto e oggetti, per protestare contro l'arruolamento obbligatorio. Oltre sessanta persone sono state arrestate in seguito a disordini senza precedenti, mentre le tensioni sulla coscrizione continuano a crescere in Israele. Le proteste potrebbero attenuarsi nella prossima fase, ma le divisioni sociali restano profonde.
La violenta protesta degli ultraortodossi ha scosso Israele, segnando un'escalation nella battaglia sulle esenzioni dal servizio militare. Il tumulto sottolinea le crescenti divisioni sociali in vista delle elezioni nazionali. Le autorità temono che la rabbia contro il sistema giudiziario possa minacciare la stabilità interna.
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