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SpaceX verso il Nasdaq: tra record e progetti di fusione con Tesla

Con una valutazione fino a 1.800 miliardi, l’Ipo di SpaceX potrebbe superare ogni primato. Intanto, gli investitori del Golfo già pregustano guadagni miliardari e Musk accarezza l’idea di unire le sue creature.

Finanza10 testate6 lingue3 min letturaAgg. 13:49

Il conto alla rovescia per la più grande offerta pubblica iniziale della storia è partito: SpaceX, il gioiello aerospaziale e ora anche infrastruttura d’intelligenza artificiale di Elon Musk, ha presentato istanza alla Sec e si prepara a sbarcare al Nasdaq con il simbolo SPCX. Secondo la stampa finanziaria cinese, l’operazione potrebbe raccogliere fino a 75 miliardi di dollari, valutando la società almeno 1.800 miliardi, superando il primato stabilito da Saudi Aramco. Il roadshow è atteso per il 4 giugno, la fissazione del prezzo l’11 e il debutto il 12: un calendario serrato per una creatura che nel 2025 ha fatturato 18,7 miliardi ma ha chiuso in perdita per quasi 5 miliardi a causa degli investimenti nell’AI e dell’acquisizione di xAI, altra azienda di Musk. La scommessa è trasformare i razzi riutilizzabili e la costellazione Starlink in un’«infrastruttura dati orbitale» capace di aggredire un mercato globale da 28.500 miliardi di dollari.

Mentre i mercati si preparano all’evento, da più parti si rafforza l’ipotesi di un secondo, ancora più ambizioso, passo: la fusione tra SpaceX e Tesla. A rilanciarla è stato Peter Diamandis, tra i primi investitori della compagnia spaziale, che in un’intervista a Bloomberg Television ha dichiarato: «Non è questione di se, ma solo di quando queste società si uniranno». La logica, secondo quanto riportato dalla stampa economica europea, risiede nel controllo: Musk detiene l’85,1% dei diritti di voto in SpaceX, ma in Tesla, già quotata, non gode di privilegi analoghi. Un conglomerato unificato, che potrebbe valere oltre 3.000 miliardi di dollari, gli garantirebbe una presa salda su entrambi i fronti, congelando le velleità degli azionisti di minoranza.

Proprio sulla sostenibilità finanziaria dell’operazione si concentrano però gli scetticismi. Nell’analisi della stampa latinoamericana, il vero problema non è se SpaceX sia un’azienda straordinaria – su questo il consenso è unanime – ma se il prezzo di collocamento lascerà spazio a rendimenti per chi compra dopo il primo giorno di euforia. La storia delle Ipo iper valutate insegna che il fascino dell’innovazione può scontrarsi con fondamentali ancora incerti: il passaggio all’utile netto è rinviato a dopo il 2027, mentre la corsa all’AI richiede capitali immensi. L’ottica di Pechino sottolinea come la stessa SpaceX abbia già ridimensionato le stime di valutazione interne, segno che persino Musk deve fare i conti con il realismo dei mercati.

Intanto, un’altra prospettiva arriva dal Medio Oriente: secondo fonti finanziarie arabe, alcuni tra i più influenti investitori del Golfo si apprestano a incassare plusvalenze miliardarie. La Kingdom Holding e l’ufficio privato del principe saudita Alwaleed bin Talal detengono congiuntamente lo 0,63% di SpaceX, quota che, a valutazione piena, potrebbe valere oltre 8 miliardi di dollari. Un intreccio di interessi che, da anni, lega le monarchie petrolifere alla galassia Musk e che ora, con l’Ipo, promette di rinsaldarsi. Mentre il mondo osserva l’ennesima scommessa del miliardario, resta aperto l’interrogativo su quanto il mercato sia disposto a pagare non solo per un’azienda, ma per un ecosistema ancora in divenire.

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