Shock energetico: Italia fragile, Spagna resiliente, il mondo rivede al ribasso le stime di crescita
L'Ocse e la Bers segnalano come la guerra in Iran e il blocco di Hormuz stiano frenando la ripresa globale. L'Italia è tra i paesi più esposti, mentre Madrid resiste.

Le prospettive economiche mondiali, che all'inizio del 2026 apparivano sorprendentemente robuste, sono state bruscamente ridimensionate dall'acuirsi delle tensioni in Medio Oriente. Lo confermano, in una coincidenza di giudizi, il nuovo Economic Outlook dell'Ocse e le stime riviste dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Bers): la guerra in Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz hanno innescato uno shock energetico di proporzioni globali, i cui effetti a cascata si propagano dai prezzi dei carburanti ai fertilizzanti, dall'inflazione ai consumi, mettendo a repentaglio la tenuta di numerose economie.
Il conflitto, esploso il 28 febbraio scorso, ha paralizzato una delle vie di transito più cruciali per il commercio di petrolio e materie prime, danneggiando al contempo impianti di estrazione nella regione. Secondo gli analisti di Parigi, se le perturbazioni dovessero prolungarsi fino al 2027, la crescita globale potrebbe scivolare al 2,1 per cento quest'anno e addirittura all'1,8 nel prossimo, allontanando lo spettro di una recessione per diversi paesi, o "situazioni prossime a essa". Fra le economie avanzate, il Regno Unito è atteso a un modesto +0,9 per cento, con un'inflazione persistente che erode il potere d'acquisto; la zona euro nel suo complesso non andrebbe oltre lo 0,8 per cento.
L'Italia figura tra i paesi più vulnerabili. Le stime Ocse, riprese con uniformità dai principali istituti economici, indicano per il 2026 un incremento del Pil fermo allo 0,5 per cento, seguito da un timido 0,6 per cento nel 2027. A pesare sono la forte dipendenza da combustibili fossili importati e il peso dell'industria manifatturiera, esposta alla volatilità dei costi energetici. Il rincaro delle bollette, sottolineano i tecnici, sta già annullando la recente progressione dei salari reali, comprimendo i consumi delle famiglie e frenando investimenti ed esportazioni. Qualunque sostegno fiscale, avverte l'Ocse, dovrà essere temporaneo e mirato a chi ne ha più bisogno.
In controtendenza, la Spagna vede ritoccare al rialzo le sue previsioni fino al 2,2 per cento per il 2026, quasi tre volte la media dell'eurozona. Una resilienza spiegabile con una minore esposizione alle turbolenze energetiche e una domanda interna ancora vivace. Ma è un'eccezione che conferma la regola: negli scenari peggiori elaborati da Parigi, se il blocco dello Stretto di Hormuz non venisse risolto entro il 2027, anche Madrid subirebbe rallentamenti. La Bers, dal canto suo, sottolinea il deterioramento delle economie emergenti: il Libano e l'Iraq, già provati, vedranno una contrazione del Pil rispettivamente del 2 e dell'1,5 per cento, mentre la Turchia e l'Ucraina vedono ridimensionate le speranze di ripresa.
L'incognita principale resta la durata del conflitto. Le sue conseguenze economiche, avvertono da Londra gli esperti della Bers, "sono destinate a farsi sentire a lungo anche dopo una sua eventuale risoluzione". Per l'Italia e per l'Europa, la strada verso una crescita sostenibile passa inevitabilmente da una minore dipendenza energetica e da politiche di protezione sociale temporanea, in attesa che la tempesta mediorientale si plachi.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Le istituzioni finanziarie tagliano le previsioni di crescita per il 2026 a causa del conflitto in Medio Oriente. Libano e Iraq subiscono le correzioni più drastiche, con contrazioni previste per entrambi i Paesi. L'aumento dei prezzi energetici e le interruzioni nelle catene di approvvigionamento frenano lo sviluppo di diversi mercati emergenti.
Lo shock energetico innescato dalla crisi mediorientale penalizza in modo severo l’Italia, dove la crescita ristagna allo 0,5% e l’inflazione annulla la ripresa dei salari. La Spagna registra una timida revisione al rialzo, ma l’avvertimento di una possibile recessione se lo Stretto di Hormuz resta bloccato getta un’ombra sull’intera area.
La Svezia mostra una notevole resilienza, con una crescita prevista dell’1,9% quest’anno, trainata da consumi interni e investimenti immobiliari. Il conflitto globale e lo shock energetico restano sullo sfondo, ma l’economia nordica procede con slancio autonomo.
Questa notizia è apparsa su
15 testate · 1 lingue · finestra 24 ore