Sanzioni Ue, stretta senza precedenti: divieto di visto per tutti i combattenti russi
Bruxelles propone di congelare il price cap sul petrolio a 44 dollari fino al 2027 e di colpire il sistema finanziario ombra, mentre Mosca minimizza.

Per la prima volta dall’inizio del conflitto, l’Unione Europea propone un divieto generalizzato di ingresso nel proprio territorio per chiunque abbia prestato servizio nelle forze armate russe dal 2022. La misura, contenuta nel ventunesimo pacchetto di sanzioni presentato martedì dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen e dall’Alta rappresentante Kaja Kallas, segna un salto di qualità: non più soltanto oligarchi, ufficiali o comandanti, ma tutti i combattenti, senza distinzione di grado, potrebbero vedersi precluso l’accesso allo spazio Schengen. Da Mosca la reazione è stata immediata e sprezzante. Il senatore Vladimir Džabarov ha dichiarato che «l’Europa non è più un sogno per i russi», mentre Vladimir Putin, intervenendo al Forum economico di San Pietroburgo, ha escluso che Bruxelles possa ambire a un ruolo di mediazione.
Il secondo pilastro del pacchetto riguarda l’energia. La Commissione propone di congelare per sei mesi, fino al gennaio 2027, l’attuale price cap di 44,10 dollari al barile sul greggio russo. Il meccanismo dinamico introdotto nel 2025, che prevede un adeguamento semestrale al 15% sotto la media di mercato, non era stato pensato per shock sistemici come la chiusura dello Stretto di Hormuz, conseguenza della guerra in corso in Medio Oriente. Secondo gli analisti di Bruxelles, l’impennata dei prezzi mondiali rischiava di tradursi in un allentamento automatico del tetto, regalando a Mosca entrate straordinarie. Sospendere l’adeguamento, ha spiegato von der Leyen, serve a mantenere la pressione sulle finanze del Cremlino mentre i mercati si stabilizzano.
Sul fronte finanziario, il nuovo pacchetto allarga in modo significativo la rete delle restrizioni. Trentuno banche russe saranno aggiunte alla lista delle istituzioni colpite da congelamento dei beni e divieto di transazioni; a queste si sommano una ventina di entità – tra banche, piattaforme crittografiche e intermediari – con sede in paesi terzi come Cina, Turchia, Emirati Arabi, Kirghizistan e India, accusate di aiutare Mosca a eludere le sanzioni. Per la prima volta, l’Ue introduce un divieto totale sui servizi legati ai cripto-asset destinati a operatori di Stati extraeuropei. Complessivamente, secondo fonti diplomatiche, il pacchetto potrebbe coinvolgere circa 170 tra persone fisiche e giuridiche, incluse undici piattaforme di criptovalute, trenta navi della cosiddetta “flotta ombra” utilizzata per esportare petrolio aggirando i limiti, e aziende produttrici di droni.
Von der Leyen ha rivendicato l’efficacia della strategia sanzionatoria: l’inflazione in Russia sfiora il 6%, i tassi d’interesse sono al 14,5%, due terzi delle attività liquide del fondo sovrano sono svanite e le entrate energetiche sono calate di circa il 40% all’inizio del 2026. «La nostra costanza sta pagando», ha detto, annunciando anche lo sblocco di 9 miliardi di euro per Kiev entro giugno e l’apertura del primo cluster negoziale per l’adesione dell’Ucraina. Il pacchetto, che dovrà essere approvato all’unanimità dagli Stati membri presumibilmente entro la fine del mese, consolida una traiettoria di crescente isolamento della Russia, ma solleva interrogativi sulla tenuta del consenso interno all’Ue in uno scenario segnato dalla guerra iraniana e dalle sue ripercussioni sui prezzi energetici globali.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
L'Unione europea stringe la morsa economica sulla Russia con il 21° pacchetto di sanzioni, dimostrando che la pressione costante sta logorando l'economia di guerra di Mosca. Le misure prevedono il congelamento del price cap sul petrolio a causa della crisi mediorientale, il divieto d'ingresso per i veterani russi e l'esclusione di altre 31 banche dal sistema finanziario. Bruxelles rivendica l'efficacia delle sanzioni, citando l'inflazione alta e i costi crescenti del conflitto.
Il 21° pacchetto di sanzioni dell'UE, compreso il divieto di visto per i veterani russi, si basa sul presupposto errato che l'Europa resti un sogno per i combattenti russi. La Russia liquida le nuove restrizioni come illegali e inefficaci, osservando che le proprie forze armate e l'economia si stanno adattando e che il Paese non considera l'Europa una meta ambita. I media statali e economici riferiscono le misure con distacco, spesso con ironia, sottolineando che i tentativi dell'UE di isolare la Russia falliscono e che i settori energetico e finanziario continuano a funzionare nonostante la pressione occidentale.
L'Unione europea sta valutando il divieto d'ingresso per tutti i russi che hanno partecipato alla guerra in Ucraina nel quadro del 21° pacchetto di sanzioni. La proposta prende di mira anche le piattaforme di criptovalute usate per eludere le restrizioni e mantiene il tetto al prezzo del petrolio. Le misure vengono descritte come un proseguimento dell'impatto pesante sullo sforzo bellico russo, ma il resoconto resta un riassunto sobrio e distaccato dell'annuncio europeo, senza esplicito sostegno.
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