Cina, l’AI spinge l’export a +19,4% e sblocca un piano da 295 miliardi
A maggio le esportazioni cinesi hanno surclassato le attese grazie a chip e veicoli. Pechino prepara un quinquennale di investimenti in data center e nucleare per consolidare il primato tecnologico.

L’economia cinese ha chiuso maggio con un balzo dell’export del 19,4 per cento su base annua in dollari, ben oltre il 15 per cento atteso dagli analisti. A trainare la performance, superiore anche al +14,1% di aprile, è la domanda globale di semiconduttori, automobili e apparecchiature per l’intelligenza artificiale. L’avanzata dell’AI sta compensando gli shock energetici innescati dal conflitto in Iran, che pure avevano fatto temere un freno alle spedizioni dal più grande produttore mondiale. Il surplus commerciale mensile ha raggiunto 105,4 miliardi di dollari, confermando la resilienza di un apparato industriale sempre più orientato ai contenuti tecnologici.
Secondo fonti vicine al governo di Pechino, la risposta strategica va ben oltre la congiuntura. La Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma sta ultimando un piano da circa 295 miliardi di dollari (2 trilioni di yuan) in cinque anni per costruire una rete interconnessa di centri di calcolo su scala nazionale. L’operazione vedrà protagoniste grandi imprese di Stato come China Mobile e China Telecom, con una marcata preferenza per tecnologia domestica, inclusi i chip forniti da Huawei o prodotti in Cina. L’obiettivo è duplice: creare l’infrastruttura fisica che sostenga la diffusione dell’AI nei settori pubblici e privati, dalla sanità ai trasporti, e ridurre al contempo la dipendenza da componenti estere.
Il disegno strategico si completa sul fronte energetico. Pechino ha identificato nel nucleare la fonte cruciale per alimentare la nuova economia dei dati. Con circa la metà dei reattori in costruzione nel mondo, la Cina è sulla buona strada per superare entro cinque anni gli Stati Uniti come primo produttore di energia nucleare, secondo le proiezioni di analisti americani. L’obiettivo di capacità installata di 110 gigawatt al 2030, inserito nell’ultimo piano quinquennale, è pensato proprio per sostenere la vorace domanda di elettricità dei data center che faranno girare i modelli di AI di nuova generazione.
Al tempo stesso, l’Amministrazione nazionale dei dati ha diffuso un piano per incrementare l’offerta di dataset industriali di alta qualità, architrave dell’AI Plus, la strategia con cui Pechino intende integrare l’intelligenza artificiale nel tessuto produttivo del Paese. In un momento in cui gli sviluppatori di tutto il mondo lamentano una crescente scarsità di dati per addestrare i modelli, la Cina muove per trasformare la propria mole di informazioni in un asset strategico, normando la circolazione e la commercializzazione dei dati a sostegno delle imprese nazionali.
Agli occhi di Bruxelles e delle capitali europee, l’accelerazione cinese rappresenta una sfida esistenziale. Mentre l’Unione fatica a trovare una linea comune tra regolamentazione e investimenti, il gigante asiatico sta costruendo un ecosistema integrato che va dalla potenza di calcolo ai chip, dall’energia ai dati. Il rischio, avvertono gli analisti, è che l’Europa si trovi sempre più dipendente da una filiera dell’AI largamente controllata da Pechino, proprio mentre le tensioni geopolitiche rendono indispensabile un’autonomia tecnologica che oggi appare ancora lontana.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
La Cina sta accelerando sull'intelligenza artificiale con un piano da 295 miliardi di dollari, mentre l'Europa rischia di perdere l'ultimo treno. Le esportazioni cinesi sfidano l'instabilità globale, crescendo del 19,4% a maggio grazie alla domanda hi-tech. Pechino trasforma l'AI in una leva di politica industriale, costruendo l'infrastruttura del futuro digitale.
Spinta dalla domanda di IA, la Cina è sulla buona strada per superare gli Stati Uniti come primo produttore di energia nucleare, costruendo reattori a velocità senza pari. Pechino sta anche rafforzando la propria offerta di dati per l'IA con un piano nazionale, mentre il mondo affronta una carenza di dati. La strategia AI Plus mira a integrare l'intelligenza artificiale nel tessuto industriale dell'economia.
Il partner della Russia, la Cina, ha aumentato notevolmente il commercio estero, con una crescita del 15,3% nei primi cinque mesi del 2026. Il commercio bilaterale tra Russia e Cina è salito di quasi il 23% nello stesso periodo. I paesi BRICS stanno rafforzando i legami economici, con le esportazioni cinesi in forte aumento e le importazioni in crescita del 21,5%.
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