Riyad e Ankara firmano l'intesa per far rinascere la ferrovia del Hejaz
I ministri dei Trasporti hanno siglato due memorandum su ferrovie e logistica. L'obiettivo è un corridoio terrestre dal Golfo all'Europa, riattivando il tracciato ottomano che univa Istanbul a Medina.

La firma a Riyad tra il ministro saudita Saleh Al-Jasser e l'omologo turco Abdulkadir Uraloglu segna un punto di svolta nelle infrastrutture mediorientali. I due memorandum d'intesa su ferrovie e servizi logistici puntano a resuscitare la ferrovia del Hejaz, l'ambiziosa linea voluta dal sultano Abdul Hamid II all'inizio del Novecento per collegare Istanbul a Medina, mai completata e in gran parte smantellata dopo la rivolta araba. Oggi quel tracciato viene ripensato come dorsale di un moderno corridoio merci e passeggeri che dal Golfo Arabico raggiunga l'Europa attraverso Siria, Giordania e Turchia, inserendosi nella competizione globale per le vie della seta del XXI secolo.
L'intesa non nasce nel vuoto. Riyad sta accelerando su più fronti ferroviari: nei giorni scorsi la società statale SAR ha affidato a una joint venture tra la spagnola OHLA e l'egiziana Hassan Allam la costruzione del raccordo di 22,7 chilometri per la seconda città industriale di Dammam, sulla costa orientale. Un progetto minore ma indicativo di una volontà di potenziare la rete interna, che conta già la linea ad alta velocità Haramain tra La Mecca e Medina e il corridoio nord-sud per il trasporto minerario. L'asse con la Turchia rappresenta il salto di scala: da rete domestica a piattaforma intercontinentale.
Ankara guarda al progetto con ottimismo strategico. Uraloglu ha ricordato che prima del 2012 il traffico reciproco di passeggeri raggiungeva le ventimila unità l'anno, e ha spiegato che due corridoi sperimentali avviati dalla Turchia attraverso l'Iraq fino all'Arabia Saudita ne hanno dimostrato la fattibilità. Secondo fonti vicine al governo turco, il ripristino della ferrovia del Hejaz è parte di una più ampia spinta a fare della Turchia un hub logistico tra Asia ed Europa. Da Teheran, invece, l'osservazione è più guardinga: un asse Turchia-Iraq-Arabia Saudita rischia di marginalizzare l'Iran come via di transito tradizionale verso il Mediterraneo, alterando equilibri consolidati.
Per l'Europa, e in particolare per l'Italia, un corridoio stabile che dal Golfo risalga la Mezzaluna Fertile fino ai porti turchi e poi ai Balcani o al Mediterraneo orientale rappresenta un'alternativa concreta alla rotta marittima di Suez, oggi esposta a strozzature e tensioni geopolitiche. I terminal logistici del Nord Italia, da Trieste a Genova, potrebbero intercettare flussi di merci oggi dirottati su rotte più lunghe, a patto che la sicurezza lungo il percorso — ancora fragile in Siria e Iraq — venga garantita. Gli analisti di Bruxelles seguono con interesse, consapevoli che la partita delle infrastrutture ridisegna le mappe dell'influenza.
Restano incognite enormi: la ricostruzione fisica di centinaia di chilometri di binari, il finanziamento multilaterale, la stabilizzazione politica dei territori attraversati. Ma la simultaneità degli annunci — dal memorandum turco-saudita al contratto di Dammam — segnala che la regione ha imboccato una fase di investimenti ferroviari senza precedenti. Se il Hejaz tornerà a fischiare, non sarà solo un omaggio alla storia: sarà il suono di un Medio Oriente che prova a ricucirsi con l'acciaio e la logistica.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
La firma di due memorandum d'intesa tra Turchia e Arabia Saudita viene presentata come un tassello chiave del movimento regionale per ridare vita alla Ferrovia dell'Hegiaz, ridisegnando le mappe dei trasporti tra Asia ed Europa. Gli accordi sono considerati un progetto strutturale transfrontaliero che va oltre gli interessi locali, favorendo una vera integrazione regionale nel commercio e nella mobilità. L'enfasi è sulla cooperazione tecnologica ferroviaria, centri logistici e digitalizzazione, in modo da garantire flussi commerciali continui nonostante le turbolenze regionali.
Arabia Saudita e Turchia hanno concluso due importanti memorandum d'intesa su ferrovie e logistica, accolti come un passo storico verso un futuro corridoio terrestre che collegherà direttamente il Golfo all'Europa. Gli accordi sono presentati come una svolta strategica che promuoverà competenze tecniche, infrastrutture logistiche e connettività senza soluzione di continuità, in perfetta sintonia con l'ambizione di Riad di diventare un hub logistico globale. Si celebra questa mossa pragmatica che rafforza la diversificazione economica del Regno e amplia i suoi corridoi commerciali.
Nel riportare la firma dei memorandum ferroviari e logistici tra Turchia e Arabia Saudita, le fonti iraniane adottano un tono cauto, sottolineando che il traffico passeggeri reciproco è ancora ben al di sotto dei 20.000 viaggiatori annui toccati prima del 2012 a causa dei conflitti regionali. I funzionari dichiarano di voler superare quella cifra, ma si fa notare che Teheran segue da vicino gli sviluppi lungo l'asse Siria-Giordania-Iraq, segnalando che il nuovo corridoio potrebbe escludere il territorio iraniano. La copertura unisce un monitoraggio pragmatico a un velo di scetticismo sul mutare delle connettività regionali.
Turchia e Arabia Saudita stanno portando avanti i piani per resuscitare la centenaria Ferrovia dell'Hegiaz, firmando memorandum su connettività ferroviaria e logistica. L'iniziativa è inquadrata come una spinta guidata da Ankara per riattivare uno storico corridoio che un tempo collegava il Golfo all'Europa attraverso Siria e Giordania, oggi considerato un progetto di notevole peso geopolitico. Gli osservatori sottolineano che l'ammodernamento di questa tratta potrebbe ridisegnare i flussi commerciali regionali e aggiungere un delicato tassello al già instabile scenario siriano.
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