Raid su Barakah: Grossi trasforma l’attacco in una “prova del fuoco” per il nucleare civile emiratino
Il direttore dell’AIEA visita la centrale nel Golfo dopo l’incursione con droni e difende la protezione internazionale degli impianti pacifici, mentre gli Emirati consolidano la leadership nell’energia pulita.

Il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), Rafael Grossi, ha definito una «prova del fuoco» l’attacco con droni che a fine maggio ha preso di mira la centrale nucleare di Barakah, negli Emirati Arabi Uniti. In visita ufficiale all’impianto, il capo dell’organismo Onu ha lodato la «reazione rapida e professionale» dei tecnici emiratini, che hanno spento in sicurezza un reattore dopo che un drone aveva colpito un generatore elettrico esterno, senza causare feriti né fughe radioattive. «Gli attacchi agli impianti nucleari pacifici sono inaccettabili – ha ribadito Grossi in una conferenza stampa ad Abu Dhabi – e devono essere protetti dal diritto internazionale umanitario». L’AIEA ha offerto supporto tecnico e morale, confermando la resilienza dei protocolli di sicurezza.
La centrale di Barakah, la prima del mondo arabo a uso commerciale, è ormai un pilastro della strategia energetica nazionale: con tutti e quattro i reattori in funzione dal settembre 2024, produce circa 40 terawattora all’anno, coprendo un quarto del fabbisogno elettrico e contribuendo per il 75 per cento all’elettricità pulita del Paese. Questo ha permesso agli Emirati di classificarsi al primo posto mondiale per produzione di energia pulita pro capite per sei anni consecutivi, un primato che Grossi ha collegato alla trasparenza e alle «massime standard di sicurezza» adottate nel programma nucleare.
L’attacco, rivendicato da fonti irachene ma inquadrato in una più ampia offensiva iraniana con missili e droni contro obiettivi civili emiratini, ha riacceso i timori sulla sicurezza degli impianti energetici in una regione già instabile. Secondo fonti della difesa, tre droni partiti dall’Iraq avevano puntato Barakah: due intercettati, il terzo ha danneggiato una sottostazione elettrica in prossimità dell’unità 3. Durante l’incontro con il ministro degli Esteri Abdullah bin Zayed, Grossi ha discusso le «ripercussioni degli attacchi terroristici iraniani sulla sicurezza regionale, la navigazione marittima e le forniture energetiche globali», un passaggio che sottolinea la posta in gioco per l’intero scacchiere mediorientale e, di riflesso, per l’Europa, fortemente dipendente dalle rotte del Golfo per gli approvvigionamenti di gas e petrolio.
L’episodio rafforza la necessità di un quadro giuridico internazionale più vincolante per la protezione delle infrastrutture nucleari civili. Bruxelles, che segue con apprensione ogni escalation nel Golfo, vede nella vicenda un monito per il proprio processo di transizione energetica, in cui il nucleare torna a essere considerato, anche per l’Italia, una fonte strategica. La collaborazione tra AIEA e autorità emiratine – che hanno già superato svariate ispezioni e prove di stress – indica una via: la sicurezza nucleare non è solo una questione tecnica, ma un bene comune globale che richiede cooperazione e deterrenza.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Il programma nucleare pacifico degli Emirati Arabi Uniti, fiore all'occhiello della sicurezza energetica pulita, ha superato un attacco terroristico iraniano che ha preso di mira l'impianto di Barakah. Le autorità emiratine hanno reagito con prontezza, e il direttore dell'AIEA ha elogiato gli standard di sicurezza e trasparenza del paese. L'Iran è accusato di aver lanciato missili e droni contro siti civili, minacciando la stabilità regionale.
L'AIEA sta fornendo sostegno tecnico e morale agli Emirati Arabi Uniti dopo l'attacco con drone vicino alla centrale nucleare di Barakah. Le autorità hanno spento un reattore a causa della perdita di alimentazione esterna, e il drone proveniva dall'Iraq. L'agenzia non attribuisce responsabilità, ma sottolinea la rapida risposta emiratina.
Il capo dell'AIEA ha definito inaccettabile l'attacco a un impianto nucleare, dopo aver visitato il sito di Barakah colpito da un drone. Le strutture nucleari non dovrebbero mai essere obiettivi, e la reazione rapida e professionale degli Emirati ha limitato i danni. L'agenzia sottolinea la necessità di proteggere le installazioni pacifiche secondo il diritto internazionale.
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