Raid israeliani su Gaza: almeno nove morti, quattro bambini
Attacchi aerei su appartamenti residenziali a Gaza City prima dell'alba, senza preavviso. Bilancio sale a nove vittime, mentre i negoziati per il cessate il fuoco slittano.

Nelle prime ore di giovedì, bombardamenti israeliani su quattro appartamenti residenziali a Gaza City hanno provocato almeno nove vittime e quindici feriti, secondo fonti mediche e della protezione civile palestinese. Tra i morti ci sono quattro bambini e un'intera famiglia, con entrambi i genitori uccisi in un solo attacco. Le abitazioni colpite si trovano in diverse zone della città, inclusi i quartieri nord-occidentali e il campo profughi di Al-Shati, e nessun preavviso è stato dato agli abitanti, scatenando critiche immediate.
I media europei e mediorientali hanno ricostruito la dinamica degli attacchi, sottolineando come i caccia israeliani abbiano agito prima dell'alba, sorprendendo i civili nel sonno. Fonti sanitarie locali riferiscono che tra i feriti, alcuni in condizioni critiche, figura una bambina di nove anni sopravvissuta all'attacco alla famiglia Labad; colpite anche le famiglie Ghoul nel quartiere Sheikh Radwan. La Mezzaluna Rossa e i soccorritori sono ancora al lavoro per estrarre corpi dalle macerie, mentre circolano video che mostrano edifici sventrati e mobili bruciati.
Nonostante il cessate il fuoco formalmente in vigore, la violenza continua a segnare la Striscia. L'Ufficio dell'ONU per i diritti umani ha documentato dall'inizio dell'anno almeno dodici attacchi israeliani contro la polizia a Gaza, con un bilancio di 53 morti. Nel contesto diplomatico, l'incontro previsto in Egitto tra Hamas e i mediatori per consolidare la tregua è stato rinviato a domenica, segnalando le fragilità del processo di pace. Il rinvio, attribuito a divergenze sulle condizioni del cessate il fuoco, riflette le difficoltà di un negoziato condotto sotto il fuoco incrociato.
La risposta internazionale si divide tra condanne e appelli alla moderazione. Mentre Bruxelles e diverse capitali europee esprimono preoccupazione per l'escalation e l'impatto umanitario, da Mosca e Pechino giungono critiche all'operato israeliano. Per l'Italia, storicamente sensibile alle dinamiche mediorientali, questi eventi riaccendono il dibattito sull'efficacia delle pressioni diplomatiche e sulla necessità di una soluzione a due Stati. Senza un reale impegno delle parti, la prospettiva di una pace duratura appare sempre più incerta.
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