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giovedì 4 giugno 2026 · Edizione delle 10:00 CET

Mogadiscio sotto il fuoco incrociato: la crisi del mandato presidenziale somalo

Scontri notturni tra forze governative e opposizione dopo la proroga contestata del presidente Mohamud. L'ex premier Khaire denuncia un attacco, mentre la comunità internazionale invoca moderazione.

Geopolitica7 testate4 lingue2 min letturaAgg. 13:06

Nella notte tra mercoledì e giovedì, Mogadiscio è stata scossa da intensi scontri a fuoco tra forze governative e combattenti dell'opposizione, mentre il fumo si alzava sulla capitale somala. La miccia è la controversa estensione del mandato del presidente Hassan Sheikh Mohamud, che ha prolungato di un anno la propria permanenza al potere dopo la scadenza del 15 maggio, una mossa sostenuta dal parlamento ma giudicata incostituzionale dall'opposizione e dai leader regionali. L'ex primo ministro Hassan Ali Khaire ha dichiarato di essere stato attaccato da forze fedeli al presidente mentre si preparava alle proteste indette per giovedì.

La polizia ha annunciato un'imponente operazione di sicurezza per "neutralizzare" milizie pesantemente armate che avrebbero lanciato attacchi con mortai in diversi quartieri. La modifica costituzionale approvata a marzo, che consente il rinvio delle elezioni, ha riacceso una crisi che molti osservatori – dalla stampa dell'Africa orientale a quella araba – descrivono come l'ennesimo capitolo di una transizione politica fragile. Testimoni locali riferiscono di danni materiali e civili in fuga. "Non abbiamo dormito a causa degli spari, e al mattino gli scontri sono diventati più intensi", ha raccontato Xalimo Salad, residente del distretto di Howl Wadaag.

La crisi non è passata inosservata alle cancellerie occidentali. Gli Stati Uniti hanno lanciato un avvertimento, mentre Nazioni Unite e Washington hanno congiuntamente invocato moderazione. Per l'Italia, tradizionalmente legata alla Somalia da vincoli storici e dalla missione EUTM di addestramento delle forze locali, l'instabilità minaccia di alimentare flussi migratori e di offrire nuovo spazio all'insurrezione jihadista di Al-Shabaab. L'Unione Europea, che ha investito nel rafforzamento istituzionale somalo, osserva con preoccupazione la deriva autoritaria che potrebbe vanificare anni di sforzi diplomatici.

Il dialogo tra governo e opposizione è in stallo, e non si intravedono vie d'uscita. La determinazione dei manifestanti e la pressione internazionale potrebbero spingere a un compromesso, ma il rischio di un'ulteriore escalation rimane concreto. La Somalia, ancora segnata da decenni di guerra civile, si trova di fronte a un bivio che metterà alla prova la resilienza delle sue fragili istituzioni democratiche.

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A Mogadiscio si sono verificati intensi scontri a fuoco tra forze governative e combattenti dell'opposizione, dopo che il presidente ha prorogato il suo mandato nonostante la scadenza. L'opposizione considera la mossa incostituzionale e aveva indetto proteste. La polizia ha parlato di un'operazione di sicurezza su larga scala contro milizie pesantemente armate che hanno lanciato attacchi di mortaio.

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L'ex primo ministro ha denunciato di essere stato preso di mira dalle forze governative, mentre il presidente tenta di aggrapparsi al potere prolungando il suo mandato. Gli scontri hanno riportato il paese in una crisi aperta, con gli Stati Uniti che hanno lanciato un allarme. La riforma costituzionale è vista come un pretesto per restare in carica.

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Lo scontro è divampato quando il presidente ha esteso il suo mandato, scatenando violenze nella capitale. L'ex premier ha riferito di essere stato attaccato dalle forze governative, mentre i residenti sono fuggiti dai combattimenti. Il parlamento aveva approvato la modifica costituzionale per prolungare il mandato di un anno.

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