Prezzi alimentari globali: lieve calo a maggio, ma pressione sui cereali
L’indice FAO scende dello 0,2% su aprile, ma resta del 2,9% sopra un anno fa. Cereali e zucchero in rialzo, oli vegetali in calo: l’Europa guarda con preoccupazione al grano.

L’indice dei prezzi alimentari mondiali della FAO si è attestato a 130,8 punti a maggio, in marginale calo dello 0,2% rispetto alla lettura rivista di aprile. Un dato che nasconde, però, dinamiche divergenti: i cereali e lo zucchero hanno continuato a salire, mentre gli oli vegetali e i prodotti lattiero-caseari hanno registrato un ripiegamento. Le proteine animali sono rimaste pressoché stabili.
Su base annua l’incremento è del 2,9%, e l’indice rimane di poco inferiore al massimo da gennaio 2023. Il picco storico del marzo 2022, quando l’indice volò a 160,2 punti sull’onda dell’invasione russa dell’Ucraina, è del 18,4% più alto, ma la persistenza di valori elevati alimenta le preoccupazioni per la sicurezza alimentare in molti paesi importatori, tra cui quelli del Mediterraneo.
Dal punto di vista dei blocchi geopolitici, gli analisti europei guardano con apprensione al rialzo dei cereali: il grano, in particolare, ha registrato il quarto aumento consecutivo, sospinto da previsioni di raccolti deludenti negli Stati Uniti e dal rincaro di carburanti e fertilizzanti. Per l’Italia, forte importatore netto di frumento, la tensione sui prezzi della pasta potrebbe acuirsi. In Brasile e nel Nord Africa, invece, l’attenzione è concentrata sullo zucchero e sulle carni, comparti che risentono di dinamiche climatiche e logistiche locali.
Il calo degli oli vegetali – il primo di quest’anno – è un segnale distensivo, legato all’aumento della produzione di olio di palma e a una domanda asiatica meno aggressiva. Ma il quadro complessivo resta fragile: eventuali shock meteorologici o geopolitici potrebbero rapidamente invertire la tendenza, spingendo l’indice oltre la soglia critica di 140 punti.
In prospettiva, il rapporto della FAO invita alla cautela: i costi dei fattori produttivi rimangono elevati, e le scorte globali di cereali sono previste in calo. Per Bruxelles, il dato rafforza la necessità di accelerare sulla autonomia strategica alimentare, riducendo la dipendenza dalle importazioni e investendo in filiere più resilienti.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
L'indice FAO ha registrato a maggio un movimento minimo, segnalando un temporaneo equilibrio sui mercati alimentari globali, ma l'aumento dei cereali e dello zucchero impone prudenza. I paesi importatori della regione colgono un lieve sollievo dal calo degli oli vegetali e dei latticini, pur restando esposti alla volatilità dei cereali.
Il leggero calo dell'indice FAO non cancella il dato che i prezzi restano vicini ai massimi triennali, un livello che sostiene i proventi delle esportazioni dei produttori agricoli latinoamericani. La regione considera la stabilità come un'opportunità per consolidare le posizioni commerciali, pur monitorando le previsioni di produzione cerealicola in ribasso.
Nonostante il calo mensile dello 0,2%, l'indice FAO che staziona vicino al massimo da inizio 2023 tiene in apprensione gli importatori del Golfo per il costo delle importazioni alimentari e l'inflazione interna. Il calo di oli vegetali e latticini offre un sollievo limitato, poiché cereali e zucchero, beni di prima necessità acquistati sui mercati globali, registrano forti aumenti.
L'indice dei prezzi alimentari della FAO si è mosso appena a maggio, mascherando un carico di spesa ostinatamente alto per famiglie già provate dall'inflazione. Il leggero calo è una magra consolazione di fronte agli aumenti di cereali e zucchero, che rafforzano i timori di un'inflazione alimentare persistente e complicano i piani di allentamento monetario delle banche centrali.
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