Oligarchi e funzionari russi avvertono Putin: la guerra in Ucraina è insostenibile
Mentre a San Pietroburgo si apre il forum economico, funzionari del Cremlino e oligarchi lanciano l’allarme sul costo insostenibile del conflitto. La stagnazione economica e l’isolamento occidentale alimentano il dissenso interno.

L’offensiva russa in Ucraina sta logorando le fondamenta stesse del potere di Vladimir Putin. Funzionari di alto livello del ministero delle Finanze e della banca centrale avrebbero messo in guardia il Cremlino sulla insostenibilità della spesa militare, che prosciuga risorse vitali per l’economia civile. Parallelamente, un crescente malcontento serpeggia tra gli oligarchi, storici pilastri del sistema. Secondo fonti di stampa russa, alcuni di loro chiedono apertamente la fine del conflitto, denunciando una crisi economica sempre più profonda. “Carri armati e granate non hanno alcun valore per i consumatori”, ha dichiarato il deputato della Duma Renat Suleimenov, sintetizzando la frustrazione di un apparato produttivo sospeso tra priorità belliche e bisogni reali della popolazione.
È in questo clima che si apre a San Pietroburgo il forum economico internazionale, ribattezzato “Davos russa”, nonostante l’assenza dei leader occidentali che lo hanno disertato sin dall’invasione del 2022. Tra i pochi ospiti internazionali spiccano un influencer statunitense di destra, un funzionario Usa e un miliardario tedesco del commercio al dettaglio, figure che confermano l’isolamento di Mosca più che il suo appeal. La kermesse si inaugura poche ore dopo un micidiale attacco di droni e missili su Kiev, un’escalation che rende ancora più spettrale la retorica di normalità.
L’analisi degli esperti di Bruxelles sottolinea il paradosso: l’enorme spesa per la difesa ha sostenuto temporaneamente alcuni settori industriali, ma sta distorcendo l’intera economia, alimentando l’inflazione e prosciugando il fondo sovrano. Tagliare ora sarebbe politicamente rischioso, perché colpirebbe le imprese che vivono di contratti militari, ma proseguire significa cristallizzare la stagnazione. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, il protrarsi del conflitto comporta costi energetici ancora elevati e una pressione costante sulle catene di approvvigionamento.
Guardando avanti, Putin si trova di fronte a un bivio: continuare la guerra a ogni costo, sfidando il malcontento interno e internazionale, oppure cercare una via d’uscita che preservi il regime. Secondo gli analisti di Mosca, la finestra per una soluzione negoziata esiste, ma il Cremlino teme di apparire debole. Nel frattempo, il “Davos russo” rischia di diventare un simbolo non di rinascita, ma di un sistema che, nel tentativo di mostrarsi forte, sta consumando se stesso.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Gli oligarchi russi sono in preda al panico per la crisi economica e chiedono la fine della guerra in Ucraina, ma rischiano la vita. All'apertura del forum di San Pietroburgo, i dati confermano un'economia in contrazione a causa del conflitto, mentre le voci di dissenso interno si fanno più insistenti.
Il forum economico di Putin è funestato dalla guerra e dalla stagnazione, nonostante la presenza di qualche influencer e miliardario occidentale. L'evento si apre subito dopo un attacco mortale su Kiev, che Mosca giustifica come rappresaglia, mentre l'Occidente continua a mantenere le distanze.
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