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Oceani e foreste, il fronte comune della conservazione: dall’Africa all’Indonesia le sfide quotidiane

Mentre studi africani denunciano il fallimento delle politiche forestali, in Indonesia si punta sui giovani per riavvicinare l’uomo alla biodiversità.

Energia e Clima3 testate1 lingue2 min letturaAgg. 21:42

Proteggere l’oceano cominciando da casa: un gesto apparentemente piccolo, ma sostanziale se moltiplicato per miliardi di persone. È il messaggio che, in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani, ha riecheggiato in Indonesia, dove l’Agenzia di meteorologia (BMKG) ha lanciato un allarme siccità significativa per gran parte del territorio. Un monito che lega il destino dei mari – che producono l’ossigeno che respiriamo e assorbono carbonio – alle scelte quotidiane sulla terraferma, dalla riduzione della plastica all’uso responsabile dell’acqua.

Eppure la distanza tra gli impegni globali e le realtà locali resta drammaticamente ampia. Lo dimostrano le foreste africane, dove, secondo una sintesi commissionata dall’African Forest Forum (AFF) e sostenuta dall’agenzia svedese Sida, i governi di Etiopia, Camerun, Kenya e Madagascar faticano a tradurre gli accordi internazionali su biodiversità, clima e desertificazione in azioni efficaci. La causa? Scarsa coordinazione tra i ministeri, fondi insufficienti e una governance a compartimenti stagni che lascia le comunità forestali senza reali tutele.

Il quadro si aggrava osservando i due pilastri della sussistenza locale: cibo ed energia. Un secondo studio dell’AFF avverte che i sistemi alimentari basati su specie selvatiche e arboree, fondamentali per nutrizione e resilienza in Benin, Etiopia e Sudafrica, si stanno erodendo parallelamente alla perdita dei saperi indigeni che li gestivano. E mentre queste conoscenze svaniscono, un’altra ricerca mostra come la dipendenza da carbone e legna da ardere – che in Paesi come Madagascar, Ruanda, Zambia, Nigeria e Togo rimane la fonte energetica dominante – acceleri la deforestazione e causi gravi danni sanitari, in un circolo vizioso senza alternative sostenibili.

L’Indonesia, altro gigante della biodiversità, risponde con un approccio speculare: anziché lamentare l’inerzia istituzionale, scommette sull’educazione. In occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità, un’azienda elettronica ha organizzato una “caccia alla biodiversità” per i giovani di Jakarta, nel tentativo di riaccendere un legame ormai sfilacciato tra la generazione urbana e le foreste pluviali che fanno dell’arcipelago un hotspot mondiale.

Due emisferi, una stessa urgenza. Mentre l’Africa cerca faticosamente di colmare il divario tra normative e prassi, l’iniziativa indonesiana ricorda che la conservazione passa anche dalla consapevolezza dei cittadini. Per l’Italia e l’Europa, finanziatori di studi ma anche consumatori di commodity legate alla deforestazione, la lezione è duplice: sostenere la capacità di governance senza imporre modelli calati dall’alto, e moltiplicare i gesti quotidiani – dalla tavola agli investimenti – che tengano insieme gli anelli di un unico ecosistema globale.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Le foreste africane sono sotto forte pressione a causa di deforestazione, cambiamenti climatici e perdita di biodiversità. Nonostante gli sforzi per allineare le politiche nazionali agli accordi globali, la debole coordinazione e i finanziamenti limitati ostacolano i progressi. La conoscenza tradizionale che sostiene l'alimentazione forestale si sta perdendo, e la dipendenza da carbone e legna accelera il degrado ambientale.

Stampa sud-est asiaticatrionfopaternalismo

La conservazione degli oceani e il coinvolgimento dei giovani sono al centro della narrazione, incoraggiando azioni individuali per proteggere gli ecosistemi marini. Si sottolinea la ricchezza di biodiversità dell'Indonesia e la necessità di partecipazione pubblica, presentando la tutela ambientale come accessibile e cruciale per il futuro. L'approccio è ottimista e didattico, mirato a ispirare cambiamenti nello stile di vita.

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