Nuovo piano Usa per il cessate il fuoco tra Israele e Libano, ma Hezbollah frena
Rubio propone una de-escalation graduale: Hezbollah fermi gli attacchi, Israele non bombardi Beirut. Il presidente libanese Aoun tenta la mediazione, ma lo speaker Nabih Berri chiede a Tel Aviv di cessare il fuoco per prima.

Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha avviato un'intensa attività diplomatica tra Libano e Israele, proponendo un piano di de-escalation graduale. Nelle ultime quarantotto ore ha parlato con il presidente libanese Joseph Aoun e con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Al centro della proposta statunitense c'è un passo iniziale asimmetrico: Hezbollah deve cessare tutti gli attacchi contro Israele e, in cambio, Israele si asterrà dall'intensificare le operazioni militari su Beirut. Secondo fonti americane, si tratterebbe di creare lo spazio per una «desescalada graduale e una cessazione effettiva delle ostilità».
La risposta da Beirut, tuttavia, ha subito raffreddato le speranze. Il presidente Aoun avrebbe cercato di promuovere l'iniziativa, ma il presidente del Parlamento Nabih Berri, figura chiave nel dialogo con Hezbollah, ha ribaltato l'onere su Israele: deve essere Tel Aviv a smettere di «sparare per prima». Questa posizione riflette la consolidata dipendenza del gruppo sciita dal sostegno iraniano e la sua richiesta di un cessate il fuoco reciproco, non condizionato da concessioni unilaterali.
La pressione statunitense arriva mentre l'esercito israeliano amplia l'invasione di terra e, secondo fonti raccolte dal portale Axios, cerca il via libera di Washington per colpire massicciamente obiettivi di Hezbollah nella periferia sud di Beirut. L'amministrazione Trump finora ha frenato, ma dietro le quinte valuta se ammorbidire la propria posizione. Non è un segreto che la Casa Bianca veda in un cessate il fuoco libanese il tassello di un puzzle più ampio: il raggiungimento di un'intesa con l'Iran, di cui Hezbollah è il principale alleato regionale.
Il tentativo diplomatico non è il primo: già il 16 aprile scorso, colloqui diretti a livello di ambasciatori a Washington avevano portato il presidente Trump ad annunciare un accordo di tregua, poi rapidamente naufragato. Oggi, con la violenza che si intensifica, il rischio di un conflitto su scala regionale è concreto. L'Italia e l'Europa osservano con preoccupazione: Roma ha un contingente di pace UNIFIL schierato proprio sulla Linea Blu, e un'eventuale escalation minaccerebbe non solo la stabilità del Mediterraneo orientale, ma anche la sicurezza energetica e i flussi migratori verso il continente.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Il piano di cessate il fuoco proposto dagli Stati Uniti è già fallito dopo il rifiuto del presidente del Parlamento libanese Berri. Mentre la diplomazia americana perde slancio, Israele espande la sua invasione terrestre e chiede a Washington il via libera per colpire massicciamente i sobborghi sud di Beirut. L'amministrazione statunitense, che aveva inizialmente sconsigliato l'escalation, ora lascia intendere che la sua posizione potrebbe ammorbidirsi, di fatto concedendo a Israele una luce verde per attaccare con il pretesto della legittima difesa.
Il segretario di Stato americano Rubio ha presentato un piano chiaro: Hezbollah deve cessare per primo tutti gli attacchi contro Israele. In cambio, Israele si asterrebbe dall'escalation a Beirut. La proposta americana mette l'onere del primo passo sul gruppo militante sciita, mentre Hezbollah insiste affinché sia Israele a fermare le ostilità per primo, mantenendo i negoziati in fase di stallo.
Mentre gli Stati Uniti spingono per un nuovo cessate il fuoco tra Israele e Libano, il presidente Trump sta contemporaneamente rivedendo una proposta di accordo separato con l'Iran. Questa diplomazia a doppio binario suggerisce uno sforzo americano più ampio per ridisegnare il quadro di sicurezza regionale, collegando il fronte libanese allo stallo nucleare iraniano. Il piano chiede a Hezbollah di fermare gli attacchi in cambio della moderazione israeliana, ma l'iniziativa si svolge sullo sfondo della revisione da parte di Trump di un potenziale accordo con l'Iran.
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