Macron annuncia il sequestro della petroliera russa Tagor: è scontro con Mosca sul diritto internazionale
La marina francese, con il sostegno del Regno Unito, ha intercettato in acque internazionali la nave sospettata di far parte della «flotta ombra» di Mosca. Il Cremlino denuncia «pirateria», mentre cresce la tensione sul rispetto delle sanzioni.

Nella mattinata di domenica 31 maggio, la Marina francese ha abbordato e sequestrato la petroliera Tagor in una spettacolare operazione condotta a oltre 400 miglia nautiche a ovest della punta della Bretagna, in acque internazionali. Il presidente Emmanuel Macron ha diffuso un video sui social media che mostra commando calarsi da un elicottero sulla nave, annunciando che l'azione è stata condotta con il «supporto di diversi partner, tra cui il Regno Unito», e nel «pieno rispetto del diritto marittimo». Secondo fonti francesi, la Tagor batteva falsa bandiera (camereunese secondo alcune ricostruzioni) e proveniva da Murmansk, nodo cruciale dell'export energetico russo.
L'operazione s'inserisce nella strategia occidentale di colpire la cosiddetta «flotta ombra» russa, un arcipelago di navi che, secondo Bruxelles, aggirano le sanzioni internazionali trasportando petrolio e finanziando la macchina bellica del Cremlino. «È inaccettabile che le navi eludano le sanzioni, violino il diritto del mare e finanzino la guerra che la Russia conduce contro l'Ucraina da oltre quattro anni», ha scritto Macron, sottolineando come queste imbarcazioni non rispettino «neppure le regole più elementari della navigazione», rappresentando «una minaccia per l'ambiente e per la sicurezza di tutti». Dal settembre scorso è la quarta volta che Parigi ferma una petroliera sospetta, un approccio condiviso con Londra e sostenuto dall'amministrazione statunitense.
La reazione di Mosca non si è fatta attendere. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha definito il sequestro «illegale e al limite della pirateria internazionale», annunciando che la Russia «adotterà misure per garantire la sicurezza dei propri carichi». L'ambasciata russa a Parigi ha riferito che il comandante della Tagor sarebbe un cittadino russo, ma le autorità francesi non avrebbero fornito notifiche ufficiali né informazioni sull'equipaggio. La tensione verbale si inserisce in un contesto di escalation militare: nella notte, raid di droni russi hanno colpito diverse città ucraine, causando vittime e danni, mentre i negoziati di pace restano in una fase di stallo.
Il fermo della Tagor ripropone il nodo della giurisdizione in alto mare e della legittimità delle misure unilaterali di enforcement. Per l'Italia, che con la sua estesa proiezione mediterranea è sensibile alla libertà di navigazione, l'episodio solleva interrogativi su eventuali ripercussioni nel caso di future intercettazioni in acque contese. Mentre l'Unione Europea valuta nuovi pacchetti sanzionari che includono il rafforzamento contro la flotta ombra, l'operazione dimostra la determinazione francese a proiettare potenza navale in Atlantico, segnando un precedente che potrebbe influenzare le dinamiche del diritto marittimo internazionale.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Il Cremlino denuncia l'atto illegale della Francia, equiparandolo alla pirateria internazionale e accusando l'Occidente di violare il diritto marittimo con il pretesto delle sanzioni. Mosca avverte che prenderà contromisure per proteggere i propri carichi e considera l'intercettazione come una minaccia diretta alla libertà di navigazione.
La marina francese, con il supporto del Regno Unito, ha intercettato in acque internazionali una petroliera del cosiddetto 'shadow fleet' russo, colpita da sanzioni. L'operazione viene presentata come un atto di enforcement legittimo per impedire il finanziamento della guerra in Ucraina e difendere la sicurezza marittima e ambientale.
La stampa dell'Asia meridionale rilancia in modo netto la reazione del Cremlino, che accusa la Francia di un atto ‘al confine con il terrorismo internazionale’. Il titolo stesso, 'Terrorismo internazionale', amplifica l'estrema accusa russa, presentando la vicenda più come un grave incidente diplomatico e un abuso di forza che come una normale operazione di contrasto alle sanzioni.
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