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Netanyahu lancia l'ultimatum all'Iran: «Il regime è destinato a sparire»

All'insediamento del nuovo capo del Mossad, il premier israeliano esclude ogni compromesso nucleare e promette di accelerare la fine della Repubblica islamica. Gofman esalta i colpi inferti all'asse sciita.

Geopolitica6 testate4 lingue2 min letturaAgg. 06:13

Con un discorso che mescola determinazione operativa e visione escatologica, Benjamin Netanyahu ha tracciato martedì la rotta del neo-direttore del Mossad, Roman Gofman. Alla cerimonia di passaggio delle consegne con il predecessore David Barnea, il primo ministro israeliano non ha usato mezzi termini: «Non permetteremo all'Iran di ottenere armi nucleari, né di minacciare la nostra esistenza», ha scandito, aggiungendo che «questo regime terrificante finirà per scomparire, e noi lo aiuteremo a raggiungere quel destino». Parole che, secondo i media arabi, rappresentano l'esplicitazione più cruda della strategia israeliana di cambiamento di regime.

Gofman, veterano delle operazioni clandestine, ha raccolto il testimone promettendo di continuare la guerra segreta contro Teheran e i suoi alleati regionali. «Il cuore del Mossad batte per le missioni coperte», ha detto, rivendicando il duro colpo inferto all'asse sciita negli ultimi scontri. In un passaggio ripreso dalla stampa israeliana, il nuovo capo ha sottolineato come le azioni dello Stato ebraico abbiano alterato gli equilibri di potere nell'intera regione, ma ha avvertito che «il lavoro è tutt'altro che finito».

Le reazioni alla cerimonia hanno rivelato sensibilità divergenti. Da Beirut e Teheran, i commentatori arabi hanno letto nelle parole di Netanyahu una dichiarazione di guerra permanente, mentre fonti vicine alla diaspora iraniana hanno evidenziato come, per la prima volta, l'obiettivo della caduta del regime sia stato presentato come raggiungibile. Non è un caso che tutto ciò avvenga mentre Washington, con nuove sanzioni contro exchange di criptovalute iraniani, cerca di strangolare le finanze dei pasdaran, e i colloqui sul nucleare restano in un limbo pericoloso.

Per l'Europa, e in particolare per l'Italia – tradizionale ponte diplomatico con Teheran – l'inasprimento della postura israeliana complica ogni mediazione. L'architettura di sicurezza mediterranea, già fragile dopo gli attacchi Houthi nel Mar Rosso, rischia di essere ulteriormente destabilizzata da una campagna di operazioni sotterranee che nessun tavolo negoziale sembra in grado di contenere. L'ombra di un'escalation nucleare, anche solo come scenario retorico, riporta d'attualità gli interrogativi sulle garanzie di sicurezza che l'Occidente può offrire ai propri alleati senza innescare una spirale militare.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa israeliana/ sicurezzatrionforevanscismoschadenfreude

L’insediamento del nuovo capo del Mossad è stato presentato come il momento per marcare la fine imminente del regime iraniano, colpito duramente dall’intelligence israeliana. Il premier ha ricordato il ribaltamento strategico imposto a Teheran e ha promesso che lo Stato ebraico accompagnerà la caduta degli ayatollah.

Stampa del Golfo arabo/ sauditadistaccopragmatismo

I media del Golfo hanno riferito le nuove direttive affidate al capo del Mossad: impedire a Teheran di dotarsi dell’atomica e continuare la lotta contro l’aggressione iraniana. La cronaca ha riportato le parole del premier israeliano, che ha descritto la guida iraniana come un regime terrificante destinato a scomparire.

Stampa europea continentale/ mediterraneascetticismodistacco

La stampa europea ha sottolineato che la nomina al Mossad è stata contestata e ha richiesto un via libera della Corte Suprema. Nel corso della cerimonia è stato rilanciato l’avvertimento a Teheran, con la tesi che le fondamenta del regime siano già incrinate, ma il tono resta quello di un osservatore che prende atto di una retorica bellicosa non priva di controversie.

Stampa arabo levante-Maghrebscetticismoindignazione

La stampa arabo-levantina ha presentato le dichiarazioni come l’ennesima minaccia israeliana, utilizzando verbi come ‘sostenere’ per prendere le distanze. Il premier israeliano viene descritto come deciso a impedire la ricostruzione delle capacità nucleari iraniane, in un quadro che dipinge la leadership di Tel Aviv come attore minaccioso che promette la caduta del regime teocratico.

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6 testate · 4 lingue · finestra 24 ore

La Stampa2 giu, 20:29
Iran International3 giu, 02:51
Jerusalem Post2 giu, 20:31
Haaretz English2 giu, 20:31
Al-Modon2 giu, 20:30
Sky News Arabia2 giu, 20:30