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Mondiale 2026: il gigante a tre teste tra record, polemiche e spettacolo

Per la prima volta tre nazioni ospitano il torneo con 48 squadre e 104 partite. L'Italia spera nel ritorno, mentre sicurezza e critiche al formato dividono.

Sport10 testate5 lingue3 min letturaAgg. 03:15

Giovedì 11 giugno, nello storico Estadio Azteca di Città del Messico, il fischio d’inizio tra la nazionale di casa e il Sudafrica aprirà ufficialmente l’edizione più mastodontica della Coppa del Mondo FIFA [A3]. Per la prima volta il torneo si dipana simultaneamente in tre Paesi – Stati Uniti, Messico e Canada – e accoglie 48 squadre, dodici in più del formato consolidato dal 1998, distribuendo 104 incontri in 16 stadi e 39 giorni di competizione [A4][A5]. Dopo più di tre decenni, la massima rassegna calcistica torna in Nord America con un impianto che ricorda l’esperimento congiunto di Giappone e Corea del Sud nel 2002, ma a una scala che non ha precedenti [A4].

Le undici sedi statunitensi – da Inglewood a East Rutherford, passando per Atlanta, Miami e Arlington – concentrano la maggior parte degli incontri, comprese le fasi a eliminazione diretta dai quarti in poi [A1][A9]. Il Messico porta in dote la capitale, Guadalajara e Monterrey, mentre il Canada allestisce le arene di Toronto e Vancouver [A2]. Molti impianti sono multifunzionali e dotati di tappeti ibridi; durante il torneo la FIFA coprirà i nomi degli sponsor commerciali per rispettare le regole sul marchio [A10]. A questa geografia corrisponde una strategia di cerimonie inaugurali tripla: ognuno dei padroni di casa esibirà il proprio spettacolo prima del debutto della propria nazionale. Il momento musicale più atteso è quello messicano, che vedrà alternarsi Maná, Alejandro Fernández, Belinda, Los Ángeles Azules, J Balvin e Lila Downs, novanta minuti prima del fischio d’inizio [A8].

La macchina organizzativa è colossale anche sul fronte della sicurezza. Secondo quanto riportato da fonti statunitensi, l’FBI e le agenzie federali schiereranno unità specializzate in tutte le undici città americane ospitanti: squadre antiterrorismo, artificieri, unità cinofile e team di risposta agli ostaggi, in quella che viene descritta come una delle più imponenti operazioni di protezione nella storia dello sport a stelle e strisce [A11]. D’altro canto, l’espansione del formato non ha entusiasmato tutti. Dall’Asia sud-orientale si levano critiche che denunciano un torneo annacquato, dove l’aumento di partite rischia di sacrificare qualità e intensità a vantaggio del business [A7].

Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, lo scenario è duplice. Dopo le clamorose assenze a Russia 2018 e Qatar 2022, l’allargamento a 48 squadre apre una finestra di qualificazione più ampia: la UEFA disporrà ora di 16 slot, riducendo il margine d’errore. Tuttavia, analisti del Vecchio Continente osservano che la fitta agenda di incontri aggraverà il carico sui giocatori già provati dai calendari dei club. Il Mondiale 2026 si candida a diventare l’evento sportivo più redditizio di sempre, con un impatto tangibile sul PIL delle nazioni organizzatrici [A9], ma al tempo stesso rappresenta un banco di prova per la tenuta sportiva e logistica di un calcio sempre più globale e frammentato.

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