Moglie di Sánchez verso il processo, Pechino lo abbraccia: "lato corretto della storia"
Formalmente accusata di corruzione, malversazione e traffico d’influenze, Begoña Gómez rischia il giudizio di una giuria popolare. Mentre lo scandalo si allarga, il premier incassa il sostegno simbolico di Xi Jinping.

La notifica del giudice Juan Carlos Peinado ha colto Pedro Sánchez nel pieno di una missione diplomatica a Pechino. Mentre il premier socialista si preparava all’incontro con Xi Jinping nel Gran Palazzo del Popolo, sua moglie Begoña Gómez veniva formalmente incriminata per corruzione: quattro capi d’accusa — malversazione, traffico d’influenze, corruzione negli affari e appropriazione indebita — e la prospettiva di un processo con giuria popolare. La decisione ha scatenato l’indignazione della Moncloa, che denuncia una tempistica non casuale, orchestrata per colpire il capo del governo lontano dai riflettori spagnoli.
Secondo la ricostruzione del magistrato, Gómez avrebbe sfruttato l’ascendente del marito presidente per ottenere una cattedra all’Università Complutense di Madrid, convincere grandi imprese a finanziarne l’attività e tentare di appropriarsi di un software sviluppato con fondi pubblici, con la collaborazione di un’assistente messa a disposizione dalla stessa presidenza. L’inchiesta, avviata nell’aprile 2024 e costellata di colpi di scena, è stata contestata dalle difese per un possibile vizio di nullità: lo stesso atto che chiude l’istruttoria, infatti, richiede nuove indagini. Sánchez ha replicato da Pechino con la formula ormai collaudata: «Chiedo alla giustizia di fare giustizia», ribadendo la fiducia nell’innocenza della moglie.
La dimensione internazionale del caso è deflagrata proprio nella capitale cinese. Xi Jinping, ricevendo Sánchez, ha scelto di collocare la Spagna «dalla parte corretta della storia», un’espressione che riecheggia il lessico del PSOE e offre una sponda simbolica al governo di minoranza, nel momento in cui lo scandalo rischia di travolgerlo. Nell’ottica di Pechino, il gesto serve a rinsaldare i rapporti con un partner europeo in cerca di autonomia strategica; in patria, invece, suona come una legittimazione esterna di un premier sempre più isolato.
Per l’Europa, la crisi spagnola non è un fatto isolato. Le accuse che lambiscono l’entourage socialista minano la stabilità di una coalizione già fragile, con ripercussioni sui delicati negoziati comunitari riguardanti immigrazione e risorse. L’Italia, abituata a convivere con intrecci tra politica e magistratura, vi può leggere un copione noto: un processo mediatico e giudiziario capace di paralizzare un esecutivo. Mentre il giudice Peinado si prepara a inviare gli atti al tribunale popolare, la Spagna si interroga sulla tenuta di un governo che ha fatto della «rettitudine morale» una bandiera, ora appesa tra le aule di giustizia e le astuzie della Realpolitik.
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