Maxi-sequestro di cocaina in Messico: 1,3 tonnellate al largo di Guerrero
Un duro colpo al narcotraffico nel Pacifico: la Marina messicana intercetta 29 colli di cocaina. Intanto, operazioni contro il furto di carburante in Messico, Brasile e Nigeria.

Le acque del Pacifico al largo di Tecpan de Galeana, nello Stato messicano di Guerrero, sono state teatro di un'importante operazione antidroga: unità della Marina messicana hanno intercettato 29 colli galleggianti contenenti circa 1.360 chilogrammi di cocaina. Secondo le stime ufficiali, il valore della partita si aggira intorno ai 283 milioni di pesos (circa 15 milioni di euro), infliggendo un colpo significativo ai cartelli che operano nella regione. La sostanza è stata trasferita a bordo di un velivolo dell'Armada ad Acapulco e posta sotto la custodia della Procura federale.
La rotta del Pacifico è tradizionalmente associata al traffico verso gli Stati Uniti, ma i cartelli messicani hanno progressivamente esteso i loro interessi verso l'Europa, stringendo alleanze con le mafie italiane, in particolare la 'Ndrangheta, per inondare il mercato europeo di cocaina. Il porto di Gioia Tauro, in Calabria, è da anni uno snodo critico per lo smistamento della droga proveniente dall'America Latina, e operazioni come quella di Guerrero confermano il costante tentativo di saturare le rotte atlantiche. Secondo analisti di Bruxelles, il sequestro rientra in un quadro di contrasto che vede le forze dell'ordine messicane sempre più coordinate con le agenzie europee, sebbene la domanda nel Vecchio Continente resti un potente motore del narcotraffico.
Non solo droga: il crimine organizzato si nutre anche di attività predatorie contro le infrastrutture energetiche. In Messico, nello Stato di Hidalgo, la polizia ha scoperto un sistema di trafugamento di idrocarburi che sfruttava la rete fognaria di Atotonilco de Tula per allacciarsi abusivamente agli oleodotti, un metodo che ricorda le tecniche di 'huachicol' diffuse nel Paese. Parallelamente, in Brasile, la polizia del Distretto Federale ha arrestato tre persone che avevano scavato un tunnel di cinque metri per sottrarre gasolio da un oleodotto a Samambaia, prosciugando fino a 100.000 litri in una sola settimana. In Nigeria, la Marina ha intercettato lungo i corsi d'acqua dello Stato di Rivers oltre 135.000 litri di gasolio agricolo raffinato illegalmente, smantellando una rete di distribuzione clandestina che riforniva il mercato nero locale. Questi episodi, sebbene geograficamente distanti, condividono un modus operandi che combina conoscenza tecnica, corruzione e sfruttamento della povertà.
La simultaneità di queste operazioni riflette una pressione crescente delle autorità, ma anche la resilienza e la diversificazione delle economie criminali. Se il narcotraffico offre profitti vertiginosi, il furto di carburante rappresenta una fonte di finanziamento più stabile e meno rischiosa per le bande locali, spesso ramificate in settori leciti. Per l'Italia e l'Europa, il consolidamento di queste reti transnazionali impone una vigilanza senza sosta, perché i flussi illeciti di droga e di risorse energetiche non sono che due facce della stessa medaglia: la globalizzazione del crimine organizzato.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
La marina messicana ha inferto un duro colpo al narcotraffico sequestrando 1,3 tonnellate di cocaina sulla costa di Guerrero, per un valore di 283 milioni di pesos. L'operazione si inserisce in un trend di successi sotto l'amministrazione Sheinbaum, che ha già totalizzato oltre 71 tonnellate di droga confiscate, rafforzando la narrazione di uno Stato che riconquista il controllo del territorio.
La marina nigeriana, nell'ambito dell'Operazione Delta Sentinel, ha intercettato oltre 135.000 litri di gasolio sospettato di essere stato raffinato illegalmente negli acquitrini del Rivers State. L'azione ha interrotto le reti di distribuzione illegale di carburante, come dichiarato dal portavoce della forza navale, senza enfasi politica e con attenzione ai dati operativi.
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