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La retromarcia di Washington: ancora un mese di tregua sulle sanzioni al petrolio russo

Prorogata al 16 maggio la licenza per le transazioni di greggio russo imbarcato entro il 17 aprile. La decisione arriva dopo le smentite del segretario al Tesoro e nel pieno della crisi energetica legata al conflitto iraniano.

Geopolitica12 testate5 lingue2 min letturaAgg. 08:11

Con una mossa che svela le contraddizioni della strategia energetica americana, l’amministrazione Trump ha esteso di un mese la licenza generale che autorizza le transazioni di petrolio e derivati russi caricati sulle navi entro il 17 aprile. Il provvedimento, pubblicato venerdì dall’Office of Foreign Assets Control, sarà valido fino al 16 maggio e sostituisce la precedente autorizzazione scaduta l’11 aprile. Appena due giorni prima, il segretario al Tesoro Scott Bessent aveva escluso categoricamente qualsiasi proroga, sia per il greggio russo sia per quello iraniano.

La retromarcia è maturata sullo sfondo del conflitto che oppone Stati Uniti e Israele all’Iran, i cui effetti sui mercati energetici hanno spinto la Casa Bianca a rivedere i propri piani. Secondo fonti arabe, gli attacchi e le ritorsioni iraniane avevano reso indispensabile mantenere aperti i rubinetti del petrolio russo per calmierare le quotazioni, schizzate ben oltre i 90 dollari al barile. Venerdì stesso, l’annuncio di Teheran sulla riapertura dello Stretto di Hormuz a tutte le navi commerciali – durante il cessate il fuoco – ha fatto crollare i prezzi di quasi il 9%, riportando il Brent a 90,38 dollari.

Da Mosca, gli ambienti vicini al Cremlino avevano già messo in conto un eventuale diniego, ma la nuova licenza offre un insperato sollievo alle esportazioni energetiche, colpite dalle restrizioni imposte al cosiddetto “fantasma” della flotta russa. La disposizione dell’OFAC, infatti, sblocca anche le operazioni che coinvolgono le navi sanzionate in precedenza, con l’eccezione ferma dei transiti legati a Iran, Corea del Nord, Cuba e alle regioni ucraine occupate, Crimea compresa.

La vicenda conferma la fragilità di un impianto sanzionatorio che, in situazioni di crisi acuta, cede il passo all’emergenza dei prezzi. Non è la prima volta che Washington concede finestre temporanee: già a marzo un analogo permesso aveva consentito la vendita del greggio imbarcato entro l’11 marzo. Per l’Europa e l’Italia – che dipendono in misura minore ma ancora sensibile dal petrolio russo attraverso mercati terzi – la proroga allontana il rischio di nuovi strappi al rialzo, ma solleva interrogativi sulla credibilità della politica di massima pressione. Se la Casa Bianca continua a oscillare tra rigore sanzionatorio e pragmatismo di breve termine, il messaggio per Mosca è chiaro: l’energia russa resta, di fatto, indispensabile.

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