La moglie di Sánchez incriminata per corruzione: ombre sul governo spagnolo mentre Pechino offre una sponda
Begoña Gómez rinviata a giudizio per malversazione, traffico d'influenze, corruzione e appropriazione indebita. Il premier, in Cina, invoca la giustizia, ma la vicenda polarizza il paese e inquieta l'Europa.

Il giudice Juan Carlos Peinado ha chiuso l'inchiesta su Begoña Gómez, moglie del premier spagnolo Pedro Sánchez, disponendo il rinvio a giudizio con rito del tribunale del popolo per quattro reati: malversazione, traffico d'influenze, corruzione in affari e appropriazione indebita. Secondo la ricostruzione dell'accusa, Gómez avrebbe sfruttato la posizione del marito per ottenere una cattedra all'Università Complutense di Madrid, sollecitare sponsorizzazioni da grandi imprese e appropriarsi di un software sviluppato con fondi pubblici, il tutto con la collaborazione di una consulente messa a disposizione dalla Moncloa. La decisione, notificata mentre Sánchez era in visita ufficiale a Pechino, ha alimentato l'indignazione del governo, che vi legge un'aggressione politica della destra.
La reazione del premier, affidata a una conferenza stampa dal Gran Palazzo del Popolo, è stata asciutta ma ferma: "Quello che chiedo alla giustizia è che faccia giustizia". Sánchez ha ribadito la fiducia nell'innocenza della moglie e ha definito l'inchiesta un'offensiva per indebolire la coalizione progressista. L'opposizione, al contrario, scorge nel rinvio a giudizio la conferma di un sistema di favori che avrebbe piegato le istituzioni pubbliche a interessi privati. La vicenda si inserisce in una serie di inchieste per corruzione che hanno coinvolto anche ex alleati del premier, accrescendo la pressione sul governo di minoranza.
Mentre a Madrid esplodeva lo scandalo, a Pechino Sánchez incontrava Xi Jinping. I due leader hanno esibito sintonia sui principi dell'ordine internazionale: Xi ha elogiato la Spagna come "paese di principi che agisce con rettitudine morale", disposto a stare "dal lato giusto della storia" e a contrastare il "ritorno alla legge della giungla". L'immagine di un Sánchez proiettato sullo scacchiere globale, fianco a fianco con la Cina in un messaggio che implicitamente critica le guerre commerciali di Trump, stride con la fragilità interna. Secondo analisti di Bruxelles, il contrasto rischia di offuscare la credibilità del governo spagnolo nei negoziati europei, in particolare sul Next Generation EU e sulla governance economica.
La difesa di Gómez solleva intanto dubbi sulla regolarità del procedimento: il provvedimento del giudice Peinado chiede nuove indagini mentre dichiara chiusa l'inchiesta, alimentando ipotesi di nullità. Dopo due anni di altalene, per molti osservatori la causa stenta a reggersi su basi giuridiche solide, ma il dibattito pubblico resta avvelenato dalla polarizzazione. La prospettiva di un processo con giuria a breve, in piena campagna elettorale per le europee, potrebbe trasformare l'aula di tribunale in un ring politico, con ripercussioni sugli equilibri di una Spagna già segnata dalle fratture territoriali e dalla sfida dell'astensionismo. Per l'Italia e l'Europa, il caso riaccende il dibattito sull'opportunità di separare nettamente l'etica pubblica dal diritto penale, mentre si guarda con apprensione a una vicenda che rischia di indebolire un partner chiave nel Mediterraneo.
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