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L'uccisione del bimbo di 7 mesi a Hebron: Israele apre un'inchiesta

Dopo la morte del piccolo Sam Fahd Abu Haikal, raggiunto alla testa da un proiettile mentre era in auto con la famiglia, la polizia militare israeliana ha aperto un'indagine. Il padre respinge la versione della legittima difesa e chiede giustizia.

Geopolitica11 testate4 lingue3 min letturaAgg. 21:42

Il comando militare israeliano ha infine annunciato domenica l'apertura di un'indagine interna sulla morte di Sam Fahd Abu Haikal, neonato palestinese di sette mesi raggiunto alla testa da un proiettile sparato da un soldato a Hebron. La decisione, comunicata dalla polizia militare (Metzah), giunge dopo un iniziale diniego e una crescente pressione internazionale. Venerdì pomeriggio, l'auto su cui viaggiava la famiglia Abu Haikal – padre, madre, il piccolo Sam, un fratello undicenne e la nonna – è stata colpita da colpi d'arma da fuoco nel quartiere di Tel Rumeida, mentre, secondo la testimonianza del padre Fahd, il veicolo era fermo, con le mani ben visibili sul volante, in pieno giorno e a poca distanza dai militari. Per l'Idf, invece, la vettura avrebbe accelerato minacciosamente verso le truppe, inducendo un soldato a reagire per legittima difesa. Una versione che il padre respinge con forza: «Non c'è stata alcuna avvisaglia. Il soldato era a dieci metri, ci ha visti tutti, poi ha sparato».

La ricostruzione del padre, rilanciata da testate israeliane e internazionali, trova eco in un editoriale di Haaretz che denuncia il linguaggio edulcorato con cui simili episodi vengono rubricati a "tragico errore", occultando un modello consolidato di violenza. La nonna del bimbo, citata anche da Reuters, ha raccontato come un proiettile abbia attraversato la carrozzeria, uccidendo sul colpo il nipote e ferendo la madre a una guancia. L'Idf ha ammesso che la famiglia non era coinvolta in attività ostili, ma sostiene che il soldato abbia percepito un pericolo. Il ritardo nell'avvio dell'inchiesta – nei primi due giorni le autorità militari avevano dichiarato di non averne aperta alcuna – alimenta lo scetticismo sulla trasparenza del procedimento, in un contesto in cui, come ricordano gli analisti, le indagini interne su abusi di soldati raramente sfociano in condanne.

La vicenda ha suscitato reazioni in Europa e oltre. La stampa svedese, indonesiana e spagnola ha dato ampio risalto alla morte del neonato, sottolineando la sproporzione dell'uso della forza. Osservatori a Bruxelles leggono l'episodio come l'ennesimo tassello di una spirale di violenza che coinvolge civili palestinesi in Cisgiordania, e che complica i già tesi rapporti tra Israele e l'Unione Europea. L'Italia, tradizionalmente attenta alla stabilità regionale e protagonista della missione Unifil in Libano, guarda con preoccupazione a un deterioramento che rischia di ripercuotersi sull'intero scacchiere mediorientale. L'assenza di una dichiarazione pubblica del premier Netanyahu – finora silente – non fa che aumentare l'impressione di una volontà di minimizzare l'accaduto.

L'inchiesta della polizia militare dovrà ora stabilire se il soldato abbia agito nel rispetto delle regole d'ingaggio o se, come sostiene la famiglia Abu Haikal, si sia trattato di un'esecuzione a sangue freddo. La procuratore militare esaminerà i risultati dell'indagine, ma le aspettative di giustizia sono basse. La morte del piccolo Sam si inserisce in un anno già segnato dall'uccisione di altri minori in Cisgiordania e dall'impunità delle forze di sicurezza. Per molti analisti, solo un intervento esterno – come un monitoraggio indipendente o pressioni diplomatiche coordinate – potrebbe spezzare il ciclo di violenze e ristabilire un principio di responsabilità. In attesa, la famiglia piange un bambino che non ha mai compiuto il suo primo anno.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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La polizia militare israeliana ha aperto un'indagine sull'uccisione di un bambino palestinese di sette mesi a Hebron, ma la versione del soldato, che afferma di essersi sentito minacciato, è contraddetta dal padre, che dice di aver fermato l'auto come ordinato. I critici osservano che l'indagine potrebbe essere una formalità, poiché casi simili spesso si concludono senza incriminazioni. L'incidente evidenzia la violenza di routine e l'impunità nei territori occupati.

Stampa europea continentaledistaccopragmatismo

Le forze israeliane hanno sparato su un'auto in Cisgiordania, uccidendo un neonato di sette mesi e ferendo i suoi genitori. L'esercito israeliano ha dichiarato che i soldati si sono sentiti in pericolo quando il veicolo ha accelerato verso di loro, ma i risultati preliminari indicano che la famiglia erano civili non coinvolti. È stata aperta un'indagine.

Stampa latinoamericanadistaccopragmatismo

L'esercito israeliano ha annunciato un'indagine dopo che un soldato ha sparato su un veicolo a Hebron, uccidendo un neonato di sette mesi e ferendo i suoi genitori. I militari hanno affermato che il soldato ha percepito l'auto come una minaccia, ma il padre del bambino ha fornito una versione diversa. Il caso solleva interrogativi sulle regole di ingaggio.

Stampa sud-est asiaticaindignazioneallarmevittimismo

Un neonato palestinese di sette mesi è stato ucciso dalle forze israeliane in Cisgiordania, suscitando indignazione. Il bambino è stato colpito alla testa mentre era tra le braccia della madre. Il padre insiste che non costituivano una minaccia, contraddicendo le affermazioni dei militari. L'incidente è visto come un altro esempio di aggressione israeliana.

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France 247 giu, 12:20
Le Monde7 giu, 20:15
Haaretz7 giu, 19:05
Jerusalem Post7 giu, 20:17
CNN Indonesia7 giu, 13:34
Haaretz English7 giu, 13:33
N127 giu, 20:17
El Universal7 giu, 20:17