Nuovo raid americano nel Pacifico orientale: due vittime tra i narcotrafficanti
L’operazione Southern Spear, condotta il 3 giugno su ordine del generale Donovan, ha colpito un’imbarcazione sospetta. Sale a oltre 200 il bilancio dei morti dalla scorsa estate.

Il 3 giugno, le forze armate statunitensi hanno condotto un attacco letale contro un’imbarcazione sospettata di traffico di droga nelle acque orientali del Pacifico, uccidendo due uomini che il Comando Sud degli Stati Uniti (SouthCom) ha prontamente etichettato come “narcoterroristi”. L’operazione, denominata Southern Spear e diretta dal generale Francis L. Donovan, ha distrutto il vascello che, secondo i servizi d’intelligence, percorreva rotte note del narcotraffico. L’episodio, immortalato in un breve video diffuso dallo stesso SouthCom, non ha coinvolto personale americano.
L’attacco si inserisce in una campagna militare che dallo scorso settembre ha portato a 62 raid aerei e navali, con un bilancio di almeno 207 morti, secondo fonti statunitensi e britanniche. L’amministrazione Trump ha intensificato l’uso della forza contro i cartelli della droga, ricorrendo a una terminologia – quella di “terroristi” – che amplia il margine d’azione del Pentagono in America Latina e nei mari adiacenti. La stampa russa, nel riportare i fatti, ha sottolineato come la designazione di “narcoterrorista” venga applicata con disinvoltura dal Comando Sud, mentre i media mediorientali – dall’Iran al Libano – hanno evidenziato l’elevato numero di vittime civili potenziali in operazioni simili.
Dall’America Latina, dove il Brasile e altri paesi osservano con preoccupazione la crescente militarizzazione della lotta al narcotraffico condotta da Washington, i commenti restano cauti. L’operazione Southern Spear, tuttavia, appare sempre più come un pilastro di una strategia unilaterale che rischia di minare la cooperazione regionale, sostituendola con azioni di forza che, seppur spettacolari, non affrontano le radici del fenomeno. Nel frattempo, il Golfo e le capitali europee, Roma inclusa, seguono con attenzione l’evolversi di un approccio che potrebbe ridefinire gli equilibri nella regione, con ripercussioni sui flussi migratori e sulla stabilità degli stati costieri.
Mentre il Pentagono rivendica l’efficacia delle proprie incursioni, resta aperta la questione della legalità internazionale di attacchi letali al di fuori di conflitti dichiarati. Il diritto marittimo e le convenzioni Onu potrebbero essere invocati se il fenomeno dovesse allargarsi, ma per ora la risposta delle cancellerie è stata misurata. L’Italia, con i suoi interessi nella regione e la storica attenzione al dialogo multilaterale, potrebbe trovarsi a dover mediare tra la pressione alleata e la necessità di non avallare operazioni che sfuggono al controllo delle istituzioni sovranazionali.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
L'esercito statunitense ha ucciso altre due persone nella sua campagna contro presunte imbarcazioni del narcotraffico nel Pacifico, portando il bilancio complessivo a oltre 200 morti dallo scorso settembre. L'uso della forza letale contro natanti lontani dalle coste americane solleva interrogativi sulla legalità e sulla mancanza di prove trasparenti. L'amministrazione Trump sta intensificando azioni unilaterali che richiamano esecuzioni extragiudiziarie.
Le forze americane hanno condotto un attacco di precisione contro un'imbarcazione utilizzata da organizzazioni terroristiche designate per il traffico di droga, eliminando due narcoterroristi. L'operazione rientra nella più ampia Operazione Southern Spear volta a interrompere le rotte degli stupefacenti nel Pacifico orientale. Nessun militare statunitense è rimasto ferito.
Le forze statunitensi hanno attaccato ancora una volta un'imbarcazione nel Pacifico con il pretesto della lotta al narcotraffico, uccidendo due persone. Queste operazioni militari ripetute, condotte senza alcun mandato internazionale, hanno causato oltre 200 vittime da settembre. Washington etichetta le sue vittime come 'narcoterroristi' per giustificare la sua aggressione unilaterale, ma non fornisce mai prove credibili.
Un nuovo attacco statunitense contro un'imbarcazione nel Pacifico ha provocato la morte di due presunti trafficanti di droga, portando il totale delle vittime di questa campagna militare a oltre 200. L'operazione rafforza le preoccupazioni per l'uso della forza letale da parte degli Stati Uniti nella regione senza controllo giudiziario, trattando gli spazi marittimi latinoamericani come zone di intervento unilaterale.
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