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L'Iran sfida il Consiglio AIEA: «Non siamo noi i colpevoli»

Mentre gli Stati Uniti spingono per una risoluzione che obblighi Teheran a rendere conto dei siti nucleari bombardati, la missione iraniana a Vienna denuncia gli attacchi subiti e mette in guardia da un approccio punitivo.

Geopolitica5 testate3 lingue3 min letturaAgg. 14:32

La riunione trimestrale del Consiglio dei governatori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), aperta ieri a Vienna, si è subito trasformata in un banco di prova per la credibilità del multilateralismo nucleare. I trentacinque Stati membri si trovano davanti a un bivio: da un lato la spinta di Washington e delle capitali europee a pretendere da Teheran chiarezza immediata sulla sorte dei materiali e dei siti colpiti durante le ostilità dello scorso anno; dall’altro l’ammonimento della Repubblica islamica, che respinge ogni addebito e accusa chi oggi brandisce il regolamento dell’Agenzia di essere lo stesso che ha condotto «diciassette ondate di attacchi armati illegali» contro le sue infrastrutture nucleari pacifiche.

Secondo fonti occidentali, il progetto di risoluzione messo a punto dagli Stati Uniti – e visionato da agenzie internazionali – imporrebbe all’Iran di comunicare senza ulteriori ritardi dove si trovi l’uranio arricchito stoccato nei depositi danneggiati e quali siano le condizioni reali delle installazioni sotto salvaguardia. Londra, Parigi e Berlino, che già a novembre avevano ottenuto un’ampia maggioranza su un testo analogo rimasto però lettera morta, appaiono orientate a sostenere la nuova iniziativa. Bruxelles guarda con apprensione a una possibile escalation: un nuovo rifiuto iraniano rischierebbe di far slittare il dossier lontano dalla via diplomatica, proprio mentre l’Unione cerca di ritagliarsi uno spazio di mediazione credibile tra Washington e Teheran.

La rappresentanza iraniana a Vienna ha replicato con un messaggio pubblicato sulla piattaforma X: «La situazione attuale è la conseguenza diretta degli attacchi armati illegali di Stati Uniti e Israele – si legge –, un fatto senza precedenti nella storia dell’AIEA. La responsabilità di un illecito internazionale grava su chi lo commette, non può essere trasferita alla vittima». Il messaggio aggiunge che un approccio «coercitivo e di scontro» non condurrà a nuova cooperazione, lasciando intendere che Teheran non si piegherà a una risoluzione percepita come un tentativo di assolvere gli aggressori.

Sullo sfondo si muove il direttore generale Rafael Grossi, che in conferenza stampa ha cercato di smarcare l’Agenzia da ogni accusa di politicizzazione. «Non abbiamo mai detto che l’Iran sta costruendo un’arma nucleare – ha precisato –. Quando avevamo accesso e ispezioni, non lo dicevamo; oggi, non essendo in condizione di accedere agli impianti principali, non possiamo certo affermarlo». Grossi ha ricordato che dal conflitto lampo di dodici giorni dell’anno scorso gli ispettori sono stati ammessi solo in pochi siti, tra cui la centrale di Bushehr, mentre restano preclusi gli impianti chiave. L’obiettivo immediato, ha aggiunto, è verificare che l’Iran rispetti pienamente gli obblighi del Trattato di non proliferazione. Non è passata inosservata la sua candidatura a segretario generale dell’ONU: un capitolo personale che potrebbe influenzare il profilo diplomatico del capo dell’AIEA in una fase tanto delicata.

L’esito del Consiglio si annuncia incerto. Se la risoluzione dovesse passare con margini netti, è probabile che Teheran reagisca, come già avvenuto in passato, accelerando l’arricchimento o riducendo ulteriormente la cooperazione con gli ispettori. Per l’Italia e per l’Europa, che siedono nel board e hanno sempre sostenuto il doppio binario della pressione negoziale e del dialogo, la sfida sarà evitare che il contenzioso degeneri in una crisi di fiducia irreversibile, capace di allontanare ogni prospettiva di accordo sulla soglia di proliferazione più sensibile del Medio Oriente.

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La rappresentanza iraniana mette in guardia il Consiglio dei Governatori: risoluzioni coercitive distruggerebbero la diplomazia. Attribuisce l’attuale stallo nei controlli a diciassette ondate di attacchi illegali di Stati Uniti e Israele contro impianti nucleari pacifici posti sotto salvaguardia, e sottolinea che l’Agenzia non ha mai affermato che l’Iran stia costruendo un ordigno nucleare.

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La riunione del Consiglio dei Governatori dell’AIEA si apre in un clima di forti tensioni, con Teheran che mette in guardia contro un approccio conflittuale. La missione iraniana attribuisce l’impasse a diciassette ondate di attacchi illegali contro i propri siti nucleari sottoposti a verifica.

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Un progetto di risoluzione statunitense intende obbligare l’Iran a rivelare la sorte dei siti nucleari bombardati e dell’uranio arricchito che vi era stoccato, complicando ulteriormente i colloqui bilaterali in corso. Si ricorda che Teheran risponde abitualmente a simili risoluzioni con un’escalation nucleare.

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Il direttore generale dell’AIEA sottolinea che solo l’accesso pieno degli ispettori potrà chiarire se l’Iran stia cercando di costruire un’arma nucleare. Dal 2025, dopo gli attacchi, quell’accesso è stato negato ed è fondamentale che Teheran rispetti i suoi obblighi di non proliferazione.

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