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L’America di Trump accelera sull’AI: armi autonome e un controverso piano di investimenti pubblici

Mentre il Pentagono riceve ordini per adottare l’intelligenza artificiale nei nuovi armamenti, il presidente valuta di comprare quote delle grandi aziende tecnologiche. Ma l’idea spacca il fronte conservatore.

Geopolitica7 testate3 lingue4 min letturaAgg. 13:37

La strategia dell’amministrazione Trump sull’intelligenza artificiale sta assumendo contorni sempre più ambiziosi e, al tempo stesso, contraddittori. Da un lato, la Casa Bianca ha emesso una serie di direttive per accelerare l’impiego dell’AI nei settori della difesa e della sicurezza nazionale, con un occhio alla competitività strategica e l’altro ai diritti civili. Dall’altro, il presidente ha ventilato l’ipotesi che il governo federale diventi azionista di colossi come OpenAI, Anthropic e xAI, suscitando un acceso dibattito tra i suoi stessi sostenitori. Una commistione tra statalismo e innovazione che rivela le tensioni profonde del cosiddetto “capitalismo MAGA”.

Il primo pilastro della nuova offensiva – dettagliato in un memorandum presidenziale e in un ordine esecutivo firmati nei giorni scorsi – riguarda l’integrazione dell’AI nei protocolli militari e di intelligence. Il segretario alla Difesa, quello alla Sicurezza interna e il direttore dell’intelligence nazionale sono stati incaricati di aggiornare le linee guida per l’uso di sistemi autonomi, a patto che restino sempre sotto il controllo umano e rispettino la catena di comando. Al tempo stesso, l’ordine esecutivo impone alle agenzie di adottare modelli avanzati per valutare i rischi di cybersicurezza e proteggere le infrastrutture critiche. “Sotto la mia amministrazione, gli Stati Uniti possono e accelereranno in modo responsabile l’uso dell’AI nei domini dell’intelligence e del combattimento, in accordo con i valori americani”, ha dichiarato Trump. Il testo vieta inoltre di impiegare l’intelligenza artificiale per censurare la libertà di espressione, perpetuare pregiudizi ideologici o condurre sorveglianza illegale contro i cittadini.

A sorprendere è la seconda gamba della strategia, che prefigura un intervento pubblico diretto nel capitale delle imprese hi-tech. Trump ha confermato di aver discusso con i vertici di diverse grandi aziende la possibilità che il governo acquisti quote azionarie, sull’esempio di quanto già fatto con Intel nel settore dei semiconduttori. L’obiettivo, ha spiegato, è che “il popolo americano possa beneficiare” della ricchezza generata dall’AI. L’iniziativa riecheggia per certi versi la proposta del senatore progressista Bernie Sanders, che vorrebbe tassare il 50% dei titoli delle major tecnologiche per finanziare un fondo sovrano nazionale. Ma proprio questa convergenza tra populismo di destra e statalismo di sinistra ha scatenato una reazione furibonda nel mondo della Silicon Valley e tra i consulenti economici del presidente. L’investitore David Sacks, consigliere di Trump per le politiche tecnologiche, ha bollato l’idea come “socialismo di stampo cinese”.

La vicenda assume contorni complessi se osservata dall’Europa e in particolare dall’Italia, che proprio in queste settimane sta delineando la propria strategia nazionale sull’AI. Mentre Bruxelles si concentra su un quadro regolatorio fondato sulla gestione del rischio (l’AI Act), Washington sembra procedere per impulsi contraddittori: da un lato liberalizzazioni e corsa agli armamenti autonomi, dall’altro un inedito dirigismo economico. Per i governi europei, la posta in gioco è duplice: evitare che la deroga americana sui sistemi d’arma sfugga a ogni controllo multilaterale, e valutare se l’interventismo azionario di Trump possa distorcere la competizione globale nel settore, spingendo anche Pechino a giustificare un ancor più massiccio controllo statale sull’AI.

Resta da vedere se le due anime dell’approccio trumpiano – accelerazione securitaria e partecipazione pubblica – troveranno una sintesi praticabile. Mentre l’ordine esecutivo ha già avviato le procedure tecniche, l’ipotesi di un’entrata diretta del governo nel capitale delle aziende resta per ora solo un’idea lanciata a margine di un incontro con i reporter. I prossimi vertici della Casa Bianca con i leader di OpenAI, Anthropic e xAI potrebbero trasformare la proposta in un piano concreto. Ma le resistenze interne, anche ideologiche, sono forti: per molti conservatori americani, il mercato deve restare il solo giudice dei vincitori tecnologici. Per gli osservatori di Bruxelles e Pechino, è solo l’ennesimo segnale che la battaglia per l’intelligenza artificiale si combatte ormai su un terreno dove innovazione, geopolitica e modelli di società sono inseparabili.

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L’amministrazione Trump ha emesso una direttiva per accelerare l’impiego dell’intelligenza artificiale nei settori militari e di sicurezza nazionale, richiamando al contempo la necessità di mantenere il controllo umano e prevenire usi illegali come la sorveglianza di massa. In parallelo, il presidente ha ventilato l’ipotesi che il governo acquisisca quote di società IA e redistribuisca i profitti ai cittadini, suscitando attenzione sulla sostenibilità di tale proposta.

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Con un memorandum presidenziale, Trump spinge le forze armate e le agenzie di sicurezza verso l’era dell’intelligenza artificiale, insistendo sulla supervisione umana, sulla protezione delle libertà civili e sul divieto di usare l’IA per censurare la libertà di espressione. L’accento è posto sui guardrail etici, mentre la corsa tecnologica è presentata come un passo obbligato.

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La Casa Bianca accelera sull’IA per la sicurezza nazionale, assicurando che non sarà impiegata per sorveglianza illegale, ma è l’aspetto economico a dominare i titoli: Trump sta valutando l’acquisto di partecipazioni in aziende IA e ipotizza di girarne i dividendi agli americani. La proposta, dal sapore populista, viene riportata con un misto di curiosità e scetticismo.

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