L'allarme globale sui monopattini: sicurezza e regole da inventare
L’impennata degli incidenti con monopattini elettrici in Svezia e l’allarme delle autorità iraniane si scontrano con la proposta svizzera di alzare i limiti di velocità: una tensione globale tra mobilità e sicurezza.

L'aumento degli incidenti legati ai monopattini elettrici non è più un fenomeno circoscritto: in Svezia, dove la mortalità è salita a 7 vittime e quasi 6.500 feriti in un solo anno, la polizia ha avviato controlli mirati. A Nässjö, nella contea di Jönköping, gli agenti hanno fermato numerosi conducenti durante un'operazione mattutina: «Non si comprende la gravità della situazione», ha dichiarato l'agente Emelie Svenson, sottolineando come i giovani usino i mezzi come giocattoli, sfrecciando su marciapiedi e carreggiate senza alcuna prudenza. I dati dell’agenzia svedese per i trasporti indicano un incremento del 38% degli incidenti rispetto all’anno precedente, con una concentrazione allarmante nella fascia under 25 – quasi la metà dei feriti gravi – e una crescita del 43% tra bambini e ragazzi da 0 a 24 anni.
La dimensione generazionale del problema emerge con crudezza anche dalle cronache locali: in una lettera aperta, un cittadino della regione Östergötland denuncia la nuova moda dei ragazzini che montano seggiolini di plastica o sedie da giardino sui monopattini, rendendo i veicoli ancora più instabili e difficili da governare. «Lo sterzo è all’altezza degli occhi» per i più piccoli, scrive, mentre la scarsa capacità di prevedere le conseguenze moltiplica i pericoli. Il trauma-chirurgo Ragnar Ang dell’ospedale Sahlgrenska di Göteborg conferma il quadro: «Stiamo vedendo moltissimi bambini con traumi cranici, il peso degli incidenti si è spostato sui più giovani».
Non è solo l’Europa del Nord a interrogarsi. A Teheran, il capo della polizia stradale ha lanciato un monito severo ai possessori di scooter elettrici: la circolazione su strade e marciapiedi è vietata salvo che in parchi, stadi e percorsi dedicati. Ma l’assenza di un quadro normativo per la registrazione e l’assicurazione rende le sanzioni quasi impossibili – gli agenti possono solo fermare fisicamente i mezzi – e, in caso di incidente, la posizione legale dei conducenti è assai più fragile di quella di automobilisti e motociclisti. Una lacuna che riflette la difficoltà globale di regolamentare una mobilità nata dal basso, spesso in anticipo sulle leggi.
In Svizzera, intanto, il dibattito sulla sicurezza stradale si concentra su un versante opposto: la proposta di alzare i limiti di velocità fuori città da 80 a 100 km/h e in autostrada da 120 a 130 km/h. Il direttore dell’Ufficio per la prevenzione degli infortuni, Stefan Siegrist, avverte che un simile incremento potrebbe raddoppiare i decessi – già 200 l’anno – in contesti dove oltre un quarto degli automobilisti supera regolarmente i limiti. È il segno di una tensione irrisolta tra la sete di mobilità rapida e la tutela della vita, che accomuna vecchi e nuovi mezzi di trasporto.
Per l’Italia, dove i monopattini sono ormai parte del paesaggio urbano, queste vicende offrono uno specchio: servono regole chiare, campagne educative e infrastrutture pensate per una coesistenza sicura. L’appello lanciato dalla società civile svedese – «è ora che adulti, genitori, insegnanti e politici agiscano» – potrebbe ben risuonare anche alle nostre latitudini, mentre il Parlamento europeo inizia a discutere standard comuni. La strada verso una micromobilità sostenibile passa per un equilibrio che, come dimostrano i casi svedese, iraniano e svizzero, è tanto urgente quanto complesso da raggiungere.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Gli incidenti con monopattini elettrici sono in aumento vertiginoso, con un incremento del 38% in un anno, sette morti e migliaia di feriti, soprattutto giovani. I medici denunciano lesioni gravissime e una mancanza di consapevolezza del pericolo, mentre la polizia stradale punta il dito sulla scarsa conoscenza delle regole. Si chiede un intervento immediato di adulti, politici e istituzioni di fronte a nuove tendenze pericolose come bambini che montano sedie sui monopattini.
La polizia di Teheran avverte che la circolazione di monopattini elettrici non immatricolati è vietata in strada, consentita solo in parchi e percorsi dedicati. Al momento gli agenti possono solo fermare fisicamente i mezzi, poiché manca una base legale per multe e contestazioni. In caso di incidente, la posizione giuridica del conducente è più complessa di quella di automobilisti o motociclisti, data l'assenza di targhe e procedure standard.
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