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Il Kennedy Center cancella Trump: il tribunale ripristina il primato del Congresso

Dopo la sentenza del giudice federale, lo staff ha ricevuto l’ordine di eliminare ogni riferimento all’ex presidente entro il 12 giugno. Un caso che interroga anche l’Europa sul fragile confine tra politica e cultura.

Diritto8 testate2 lingue2 min letturaAgg. 08:09

L’ufficio legale del John F. Kennedy Center for the Performing Arts ha impartito giovedì una direttiva inequivocabile: entro il 12 giugno, il nome di Donald Trump dovrà scomparire da ogni angolo dell’istituzione. La decisione esecutiva, contenuta in una nota interna ottenuta da diverse testate, fa seguito alla sentenza del giudice federale Christopher Cooper, il quale ha stabilito che solo il Congresso — e non il presidente o il consiglio di amministrazione — ha l’autorità di modificare la denominazione del centro intitolato al presidente assassinato. Immediato l’adeguamento richiesto: firme email, carta intestata, brochure e, naturalmente, le diciotto lettere in ottone affisse sulla facciata in marmo lo scorso dicembre, quando un board fedele a Trump ne aveva votato l’inserimento.

La vicenda affonda le radici nella sostituzione dei membri del consiglio con figure leali al tycoon, che lo avevano poi eletto presidente del centro e deliberato la ridenominazione in “Trump-Kennedy Center”. Un’operazione che aveva scatenato reazioni immediate: artisti di fama avevano annullato le proprie esibizioni, e la vendita dei biglietti aveva registrato un netto calo. Ora, con la sentenza del 29 maggio, il tribunale ha concesso quattordici giorni per rimuovere ogni traccia del nome aggiunto, mettendo in moto un’inversione tanto rapida quanto la sua imposizione. La nota legale, citata da fonti statunitensi, impone di tornare alla dicitura originale: “The John F. Kennedy Center for the Performing Arts”.

Sul piano giuridico, la pronuncia segna un punto fermo nella definizione dei poteri esecutivi rispetto alle istituzioni culturali federali. Trump, dal canto suo, ha reagito con irritazione, ventilando l’ipotesi di un “completo trasferimento” delle operazioni del centro al Congresso — quasi una ritorsione contro un ramo che, paradossalmente, la sentenza rafforza. Per gli analisti di Bruxelles, il caso assume un rilievo che travalica i confini americani. In Europa, dove teatri, musei e fondazioni raramente sono esposti a tentativi di appropriazione politica così diretti, l’episodio riaccende il dibattito sulla necessità di blindare l’autonomia culturale, in un’epoca di crescenti pressioni populiste.

L’operazione di “restauro” identitario in corso al Kennedy Center non è solo una questione di targhe e insegne. Essa rappresenta una vittoria, almeno simbolica, del principio di legalità e della separazione dei poteri. Mentre le maestranze smontano le lettere incriminate, l’Europa osserva con attenzione: l’affaire Kennedy Center ci ricorda quanto sia sottile il velo che separa la cultura dalla propaganda, e quanto sia prezioso custodire istituzioni capaci di resistere alle lusinghe del potere politico.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa atlantica / anglosfera/ progressistaschadenfreudescetticismo

Un giudice federale ha bloccato il rebranding dell'amministrazione, costringendo il Kennedy Center a rimuovere immediatamente il nome di Trump da firme email, insegne e facciata di marmo. Il consiglio, infarcito di fedelissimi di Trump, aveva frettolosamente aggiunto il nome lo scorso anno, ma ora il progetto di vanità viene smantellato in silenzio entro il 12 giugno.

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A seguito di una sentenza della corte federale, il Kennedy Center ha ordinato al personale di rimuovere il nome di Trump e tornare al suo titolo storico. Trump ha reagito annunciando un 'trasferimento completo' delle operazioni al Congresso, segno della sua irritazione per la sconfitta giudiziaria.

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Un tribunale ha stabilito che il consiglio del Kennedy Center ha violato la legge aggiungendo il nome di Trump, imponendo una direttiva immediata per rimuoverlo dall'edificio e da tutti i documenti ufficiali entro il 12 giugno. La sentenza trasforma un'operazione di branding politico in un atto illegale che deve essere annullato.

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Secondo i media americani, il personale del Kennedy Center ha ricevuto l'ordine di rimuovere il nome di Donald Trump dalla facciata e da tutti i materiali, ottemperando a un ordine del tribunale entro il 12 giugno. L'istituzione sta semplicemente tornando al suo nome originale, il John F. Kennedy Center for the Performing Arts.

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Interfax5 giu, 04:38
NBC News4 giu, 22:16
Jerusalem Post5 giu, 05:42
The New York Times4 giu, 21:16
The Independent5 giu, 00:18
The Hill4 giu, 23:17
CNN Brasil5 giu, 00:19
The Atlantic4 giu, 20:16