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L’Africa tra crescita condizionata e riforme: il verdetto di Brazzaville

Le assemblee AfDB evidenziano un’economia in espansione (4,2% nel 2026) ma vulnerabile allo shock di Hormuz. Il Nord Africa rallenta, l’Algeria accelera. Deficit commerciale ancora enorme.

Finanza5 testate3 lingue3 min letturaAgg. 21:30

Le assemblee annuali della Banca africana di sviluppo (AfDB), in corso a Brazzaville fino al 29 maggio, hanno offerto un quadro insieme incoraggiante e severo del continente: da un lato, il rapporto sul finanziamento al commercio descrive istituzioni finanziarie africane resilienti dopo il Covid, dall’altro rivela un fabbisogno inevaso di risorse compreso tra 74 e 92 miliardi di dollari nel 2024. Il quinto rapporto della serie, che per la prima volta quantifica il contributo delle istituzioni di finanziamento allo sviluppo, insiste su riforme strutturali — disponibilità di valuta, digitalizzazione, integrazione finanziaria regionale — per superare ostacoli che frenano gli scambi.

Sul fronte macroeconomico, le proiezioni di crescita per l’Africa sono state fissate al 4,2% nel 2026 e al 4,4% nel 2027, ma con una clausola: se le attuali tensioni globali, in particolare quelle che perturbano le catene di approvvigionamento e i traffici marittimi nello Stretto di Hormuz, dovessero prolungarsi oltre i tre mesi, la crescita potrebbe rallentare di 0,4 punti percentuali, attestandosi al 4%. Il differenziale è ancora più marcato in Nord Africa, dove secondo gli analisti di Brazzaville l’espansione scenderebbe al 4% nel 2026 dal 4,4% del 2025, con un modesto rimbalzo al 4,2% nel 2027 solo se le tensioni si allenteranno. L’instabilità a Hormuz colpisce in particolare i paesi importatori di petrolio — Marocco, Egitto, Tunisia — attraverso rincari di energia e fertilizzanti.

In questo scenario a tinte fosche, l’Algeria si ritaglia un profilo nettamente più dinamico. Il rapporto dedicato all’economia algerina rivede al rialzo le stime di crescita del Pil: 4,1% nel 2026 (contro il 3,4% precedente) e 4,2% nel 2027. Il traino viene dagli investimenti pubblici e dallo sviluppo dei settori extra-idrocarburi. Il progetto ferroviario che collegherà Algeri a Tamanrasset, fino ai confini del Sahel, è descritto come una delle infrastrutture «più trasformative» del continente, con un impatto strategico sull’integrazione regionale. Lo stesso rapporto colloca l’Algeria tra i paesi a sviluppo umano più elevato dell’Africa, segno di progressi tangibili.

La fotografia complessiva, pur attraversata da incertezze, suggerisce una via di uscita fondata su tre pilastri: investimenti in connettività fisica e digitale, discipline di bilancio (il deficit medio continentale è stimato al 4,8% del Pil nel 2026) e riforme del finanziamento al commercio che riducano il gap annuo di decine di miliardi. Per l’Europa, principale partner commerciale e investitore in Africa, le implicazioni sono immediate: la stabilità del Mediterraneo e la tenuta delle rotte di approvvigionamento energetico dipendono in misura crescente dalla capacità del continente di trasformare le sue potenzialità in crescita duratura. La strada è stretta, ma i margini di manovra — come mostra il caso algerino — esistono.

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Durante le Assemblee annuali 2026 della Banca africana di sviluppo a Brazzaville, il nuovo rapporto sul finanziamento del commercio mostra come gli istituti finanziari africani abbiano dimostrato resilienza dopo il Covid-19. Nonostante il contesto globale difficile, il documento offre una valutazione aggiornata del panorama del trade finance dal punto di vista dell'intermediazione bancaria.

Stampa arabo levante-Maghreburgenzascetticismo

Dalle Assemblee annuali della Banca africana di sviluppo a Brazzaville emerge un quadro misto: la crescita dell'Africa è prevista al 4,2% nel 2026, ma il Nord Africa potrebbe rallentare al 4% a causa delle tensioni sulle catene di approvvigionamento globali. Mentre l'Algeria spicca con una crescita stimata del 4,1%, il rapporto sul finanziamento del commercio sollecita riforme urgenti su valuta estera, digitalizzazione e integrazione finanziaria regionale.

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