João Fonseca, il ragazzo che ha riportato il Brasile nei quarti a Parigi
Vittoria su Ruud, 22 anni dopo l’ultima presenza di Kuerten; ora il ceco Mensik. Un’epica che mescola talento, fair play e un premio da 470mila euro.

La pausa del tennis italiano – nessun azzurro superstite nella seconda settimana – offre lo spazio per osservare un fenomeno che sta ridisegnando la geografia del Roland Garros. João Fonseca, diciannove anni, nato a Rio de Janeiro e cresciuto sui campi in terra rossa di casa, ha sconfitto il norvegese Casper Ruud, due volte finalista qui, con il punteggio di 7-5, 7-6, 5-7, 6-2, in una partita durata quasi quattro ore. Con questo successo il Brasiliano si è spinto ai quarti di finale, primo giocatore del suo Paese a riuscirci nel singolare maschile dai tempi di Gustavo Kuerten, che ventidue anni fa calcava la stessa arena e che domenica era lì, in tribuna, a osservare il passaggio di testimone. Secondo la stampa sudamericana, il parallelo con Guga non è solo aneddotico: entrambi incarnano un tennis istintivo e spettacolare, capace di esaltare il pubblico parigino come pochi altri.
Il match, tuttavia, non è stato una cavalcata solitaria. Dopo aver strappato il primo set per 7-5, Fonseca ha dovuto affrontare un secondo parziale tesissimo, deciso al tie-break 10-8, in cui un episodio ha rischiato di deviare l’inerzia. Come ricostruito dalle cronache europee, sul punteggio di 8-7 per Ruud un grido “out” dagli spalti ha indotto il norvegese a fermarsi, convinto che il diritto del brasiliano fosse fuori. Il giudice di sedia, dopo verifica, ha assegnato il punto a Fonseca, scatenando le proteste di Ruud. Il giovane carioca, invece, ha mantenuto la freddezza e ha chiuso il set, dimostrando una maturità che ha sorpreso gli osservatori internazionali. Quella chiamata, al di là della correttezza tecnica, ha messo in luce un’etica del fair play che a Parigi non è scontata.
Con questo risultato, Fonseca incassa 470mila euro di montepremi – circa 2,7 milioni di real – e un balzo di almeno sei posizioni nel ranking Atp, attestandosi intorno alla ventiquattresima piazza mondiale. Numeri che, sommati ai guadagni di carriera già superiori ai tre milioni di dollari, segnalano un’ascesa vertiginosa. Ma il dato che più conta, agli occhi degli analisti sportivi, è la rarità di un teenager capace di rimontare due set di svantaggio nei turni precedenti – contro Dino Prižmić e contro Novak Djokovic – e di mantenere poi una condotta impeccabile davanti a un veterano come Ruud. Il Brasile, assente dai quarti maschili da un’era geologica del tennis, ritrova un erede legittimo dei fasti di Kuerten.
Ora lo attende il ceco Jakub Mensik, vent’anni, numero 27 del mondo, un gigante di un metro e novantasei che ha nel servizio la sua arma principale. I due si sono già affrontati con due vittorie del brasiliano, ma sul palcoscenico di un quarto di finale Slam ogni precedente si azzera. L’ottica degli addetti ai lavori europei suggerisce che Mensik, con il suo gioco potente e il titolo Masters 1000 già in bacheca, potrebbe essere l’avversario più insidioso affrontato fin qui da Fonseca, nonostante la minore esperienza nel torneo. Per il carioca si tratta di un’opportunità storica: mai un brasiliano ha raggiunto la semifinale a Parigi dai tempi di Guga, e la prospettiva di un ulteriore passo incrocia le speranze di un’intera nazione.
Roland Garros 2026 si conferma così un crocevia generazionale. Mentre l’Europa del tennis – orfana dei suoi campioni più attesi e con l’Italia già fuori dai giochi – osserva con attenzione, il Sudamerica rilancia la sua sfida ai circuiti che per decenni hanno dominato la terra rossa. Che Fonseca possa vincere il torneo è forse prematuro, ma la sua corsa riporta in superficie una domanda che a Parigi serpeggia da giorni: il futuro del tennis si sta scrivendo lontano dai tradizionali centri di potere dello sport? La risposta, qualunque essa sia, passa anche dalla racchetta di questo diciannovenne che, con ogni colpo, sembra accorciare la distanza tra il mito e la realtà.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
La stampa latinoamericana celebra l'impresa di João Fonseca come una pagina di storia per il tennis brasiliano. Dopo aver battuto Djokovic, il giovane supera anche Ruud e raggiunge i quarti di finale del Roland Garros, evocando il ricordo di Gustavo Kuerten. L'attenzione è tanto sul trionfo sportivo quanto sul premio milionario di 470.000 euro conquistato.
La stampa europea continentale inquadra il match come un duello tra outsider in un tabellone maschile orfano di grandi favoriti. La vittoria di Fonseca viene registrata con distacco, inserita nel racconto più ampio che dà spazio all'eliminazione di Swiatek e all'avanzata di Zverev. L'enfasi è sulla qualità agonistica, non sul valore simbolico.
La stampa anglosassone presenta l'ascesa di Fonseca come una favola sportiva, sottolineando le vittorie consecutive contro Djokovic e Ruud. Il tono è fattuale e misurato, con attenzione ai risultati, al montepremi e alla configurazione aperta del torneo. Non c'è enfasi patriottica, bensì l'indicazione di un giovane talento da seguire.
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