Iran minaccia gli USA: «I nostri beni non sono bottino di guerra»
Teheran respinge il piano di Washington di usare gli asset congelati per risarcire gli alleati del Golfo. Il viceministro Gharibabadi: «L’Iran chiederà i danni agli aggressori».

L’Iran ha reagito con durezza alle indiscrezioni su un possibile piano del Tesoro americano di utilizzare i beni iraniani congelati per finanziare la ricostruzione dei Paesi del Golfo colpiti dai conflitti regionali. Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi, in un messaggio pubblicato su X, ha denunciato l’iniziativa come «un’ennesima spudoratezza» e una violazione del diritto internazionale, avvertendo che Teheran «non lascerà gli aggressori senza risposta e chiederà, e otterrà, un risarcimento per i danni di guerra».
Secondo quanto riferito da Reuters e ripreso dalla stampa internazionale, l’amministrazione statunitense starebbe valutando di rendere disponibili gli asset iraniani, congelati in varie giurisdizioni dopo il ritiro unilaterale di Washington dall’accordo nucleare del 2018, per sostenere gli alleati del Golfo nelle opere di riparazione dei danni causati – direttamente o indirettamente – dall’Iran. Fonti vicine al dossier precisano che l’operazione riguarderebbe anche il ripristino di infrastrutture danneggiate da attacchi missilistici o da azioni di gruppi sostenuti da Teheran. La proposta ha immediatamente sollevato un vespaio diplomatico, riaccendendo lo scontro giuridico sulla legittimità di un simile esproprio.
Dall’ottica di Teheran, si tratta di un tentativo di paralizzare ulteriormente la sua economia e di premiare i regimi della regione che, a suo dire, «non sono nella posizione di chiedere riparazioni». Gharibabadi ha ribadito che «i beni dell’Iran non sono bottino di guerra per gli Stati Uniti né un fondo di pagamento per i loro alleati». La retorica iraniana si inserisce in un quadro più ampio di escalation verbale: i media russi, come Lenta.ru, sottolineano l’accusa di «aggressione militare» rivolta a Washington, dipingendo gli Usa come il «principale aggressore» e unico responsabile dell’instabilità mediorientale. L’agenzia indonesiana Viva.co.id mette invece l’accento sulla collera popolare in Iran e sul timore che la mossa possa pregiudicare ogni residuo spazio negoziale sul nucleare.
Da Bruxelles, analisti europei osservano con preoccupazione gli sviluppi: gran parte degli asset iraniani è custodita in istituti di credito del Vecchio Continente, in particolare in Germania e in Lussemburgo. Un eventuale trasferimento forzoso di questi fondi rischierebbe di violare le normative comunitarie e di compromettere la posizione dell’Unione europea come mediatore nei colloqui per il rilancio del JCPOA. L’Italia, tradizionalmente attenta agli equilibri mediterranei e con significativi interessi energetici, si trova a dover conciliare la solidarietà atlantica con la necessità di preservare i canali diplomatici con Teheran.
Le capitali del Golfo restano per ora caute, ben sapendo che un eventuale utilizzo dei fondi le esporrebbe a ritorsioni non solo politiche. La vicenda rappresenta un banco di prova per l’ordine finanziario internazionale: se Washington riuscisse a dirottare unilateralmente beni sovrani congelati per scopi di politica estera, si creerebbe un precedente in grado di minare la fiducia nel sistema bancario globale, con ripercussioni ben oltre il caso iraniano.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
L'Iran condanna fermamente i piani statunitensi di utilizzare i suoi beni congelati per risarcire gli alleati del Golfo, definendoli una violazione del diritto internazionale e un'ulteriore prova dell'aggressione americana. Teheran avverte che Washington sta sbagliando bersaglio e dovrebbe invece risarcire i danni causati dalle proprie azioni militari nella regione.
L'Iran monta su tutte le furie dopo le indiscrezioni secondo cui il Tesoro americano valuterebbe l'utilizzo dei beni iraniani per ricostruire i Paesi del Golfo colpiti dal conflitto. Il viceministro degli Esteri respinge categoricamente l'ipotesi, dichiarando che i governi della regione non sono in condizione di esigere riparazioni.
Il Dipartimento del Tesoro starebbe pianificando di impiegare gli asset iraniani per finanziare la ricostruzione degli alleati del Golfo danneggiati dall'aggressione di Teheran. Fonti vicine al Segretario Bessent indicano che la misura è allo studio, mentre l'Iran respinge ogni ipotesi di utilizzo dei propri fondi a titolo di risarcimento.
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