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domenica 7 giugno 2026 · Edizione delle 20:00 CET

Iran, confermata in appello la condanna del regista Jafar Panahi

Il tribunale rivoluzionario di Teheran ha respinto il ricorso: un anno di carcere e due di divieto d’espatrio per “propaganda contro il regime”. Il cineasta, premiato a Cannes, era rientrato in Iran a marzo.

Diritto5 testate3 lingue2 min letturaAgg. 03:22

La Corte rivoluzionaria di Teheran ha confermato la condanna a un anno di reclusione nei confronti del regista Jafar Panahi, respingendo il suo appello contro una sentenza emessa lo scorso dicembre per «propaganda contro il regime». Lo ha annunciato domenica il suo avvocato, Mostafa Nili. Oltre alla detenzione, Panahi resta sottoposto a un divieto di espatrio di due anni e all’interdizione dall’adesione a qualsiasi associazione politica. La decisione segna l’ultimo capitolo di un lungo braccio di ferro tra l'apparato giudiziario iraniano e uno dei più celebri cineasti del Paese.\n\nPanahi, vincitore di prestigiosi riconoscimenti internazionali – tra cui il Premio speciale della giuria al Festival di Cannes nel 2022 per il film “No Bears” – era stato condannato in contumacia nel dicembre scorso. Secondo quanto ricostruito dalla stampa tedesca, il regista era rientrato a Teheran dopo la cerimonia degli Oscar, dove una sua pellicola era stata candidata. Fonti arabe precisano invece che il suo ritorno in patria risale al 30 marzo, subito dopo aver ricevuto il massimo premio a Cannes, senza che Panahi abbia mai confermato la notizia né pubblicato aggiornamenti sui social media. L’accusa gli contesta di aver sostenuto le proteste antigovernative e di aver veicolato critiche al sistema attraverso le proprie opere.\n\nLa conferma della pena si inserisce in un clima di crescente repressione del dissenso in Iran, inasprito dopo le sollevazioni seguite alla morte di Mahsa Amini nel 2022. Panahi, già arrestato nel 2010 e condannato a sei anni di carcere per attività di propaganda, era stato rilasciato su cauzione nel febbraio 2023 dopo uno sciopero della fame. La sua figura incarna le contraddizioni di un Paese che da un lato celebra i talenti artistici sulla scena globale, dall’altro li punisce severamente quando diventano scomodi.\n\nDal punto di vista europeo, la vicenda rilancia l’interrogativo sull’efficacia degli appelli internazionali. Personalità del cinema italiano e istituzioni come il Parlamento europeo hanno più volte chiesto la liberazione di Panahi, ma il regime iraniano appare sordo a tali pressioni. Nonostante la possibilità di un nuovo ricorso a un tribunale provinciale, gli osservatori ritengono improbabile un ribaltamento della sentenza. Il caso Panahi resta così un simbolo della lotta per la libertà d’espressione in Iran e un banco di prova per la diplomazia culturale occidentale.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa europea continentaleStampa latinoamericanaStampa indiana e sudasiaticaStampa arabo levante-Maghreb
Stampa europea continentaleindignazionescetticismo

La magistratura iraniana, piegata al potere politico, ha confermato la condanna a un anno di carcere per il regista Jafar Panahi, premiato a livello internazionale, per accuse di propaganda contro il regime. Oltre alla detenzione viene imposto un divieto di viaggio e l’interdizione da qualsiasi attività politica, segnale evidente di repressione contro il dissenso artistico.

Stampa latinoamericanadistaccopragmatismo

Un tribunale iraniano ha respinto il ricorso del regista Jafar Panahi, mantenendo la condanna a un anno di reclusione già inflitta dopo il suo ritorno dal trionfo a Cannes. Resta possibile un ulteriore appello a un tribunale provinciale, il che lascia la vicenda giudiziaria ancora aperta.

Stampa indiana e sudasiaticadistaccopragmatismo

Il Tribunale rivoluzionario di Teheran ha confermato la condanna a un anno per il regista di fama Jafar Panahi, respingendo il suo appello per accuse di propaganda contro lo Stato. La decisione prolunga la lunga battaglia legale dell’artista con le autorità iraniane, mentre le sue opere continuano a ricevere riconoscimenti internazionali.

Stampa arabo levante-Maghrebscetticismodistacco

Un tribunale iraniano ha respinto l’appello del regista Jafar Panahi, confermando la condanna a un anno di carcere e il divieto di viaggio di due anni con l’accusa contestata di ‘propaganda’ contro la Repubblica islamica. Il cineasta può ancora impugnare il verdetto davanti a un tribunale provinciale, lasciando aperto l’esito definitivo.

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Mint8 giu, 00:04
An-Nahar7 giu, 18:04
Süddeutsche Zeitung (SZ)8 giu, 00:04
La Repubblica7 giu, 18:02
UOL7 giu, 19:04