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Il voto armeno premia Pashinyan e la svolta europea, ma Mosca non ci sta

La vittoria del partito Contratto Civile con il 49,8% consolida il riorientamento verso l’UE e gli Stati Uniti. Il Cremlino denuncia irregolarità e istruisce i media a parlare di “sconfitta”, mentre gli osservatori internazionali accusano Mosca di interferenze.

Geopolitica17 testate8 lingue3 min letturaAgg. 03:17

Con il 49,8% dei suffragi, il Contratto Civile del premier Nikol Pashinyan ha vinto con netto margine le elezioni parlamentari armene del 7 giugno, assicurandosi la maggioranza e il mandato per proseguire il delicato avvicinamento all’Europa e agli Stati Uniti. Il risultato – che secondo la Commissione elettorale centrale include anche il 23,3% del blocco «Armenia Forte» dell’uomo d’affari Samvel Karapetyan e il 9,9% raccolto dall’ex presidente Robert Kocharyan, mentre «Armenia Prospera» di Gagik Tsarukyan è rimasta fuori dal Parlamento per poche decine di voti – è stato accolto da Washington con le congratulazioni del segretario di Stato Marco Rubio, che ha ribadito l’impegno americano per la pace nel Caucaso meridionale.

Dietro la conta dei voti, però, si è consumato uno scontro narrativo che ha pochi precedenti. Il Cremlino, secondo le rivelazioni di un’inchiesta indipendente, avrebbe diffuso istruzioni ai media fedeli affinché presentassero il mancato superamento del 50% come una “sconfitta” di Pashinyan, enfatizzando le irregolarità per minarne la legittimità. Lo stesso portavoce Peskov ha parlato di «numerose violazioni», mentre la portavoce del ministero degli Esteri Zacharova ha denunciato «pressioni senza precedenti sull’opposizione e interferenze occidentali». Tuttavia, analisi elettorali indipendenti non hanno rilevato le anomalie statistiche tipiche dei brogli, e le contestazioni locali – come i 120 voti che Armenia Prospera rivendica su quattro seggi – appaiono marginali e non decisive.

La partita vera si è giocata sul piano della percezione geopolitica. Per gli osservatori di Bruxelles e Washington, il voto conferma il pivot verso l’Occidente avviato da Pashinyan dopo la duplice sconfitta nel Nagorno-Karabakh e la successiva crisi umanitaria, con l’obiettivo di diversificare le alleanze e ridurre la tradizionale dipendenza da Mosca. Lo stesso premier, in un’intervista rilasciata nella notte elettorale, ha promesso un referendum per portare il Paese «verso l’Europa», precisando che non si tratta di una mossa imposta da Putin. L’ottica russa è invece quella di chi vede sfuggire l’ultima pedina caucasica, con il rischio di un effetto domino sulla regione: secondo alcuni commentatori, perdere l’Armenia significa perdere la capacità di condizionare Turchia e Iran.

Sul fronte interno, la società armena resta lacerata. Il voto è stato anche un plebiscito sulla strategia negoziale con l’Azerbaigian, in un clima segnato da polarizzazione e discorsi d’odio, come messo in luce dall’analista Narek Sukiasyan. Le accuse di pressioni e arresti di oppositori sollevate da Kocharyan e Karapetyan, insieme all’annuncio prematuro della vittoria da parte di Pashinyan, gettano ombre sulla qualità democratica del processo, pur in un quadro che i monitor internazionali giudicano sostanzialmente competitivo.

L’Italia e l’Europa osservano con attenzione: un’Armenia stabilmente ancorata a Bruxelles offrirebbe un corridoio energetico e logistico alternativo alle rotte controllate dalla Russia, ma richiederebbe anche garanzie di sicurezza che l’Occidente, finora, ha offerto solo a parole. La scommessa di Pashinyan è che la pace con Baku – dolorosa e impopolare – possa aprire la strada a un ancoraggio occidentale credibile. La reazione di Mosca, con la minaccia di dazi e rincari del gas già messi in atto prima del voto, mostra che la partita per il Caucaso è appena cominciata.

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BBC News Russian8 giu, 17:08
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Valor Econômico8 giu, 18:10