Il Senato USA neutralizza due richieste di Trump su sala da ballo e fondo per i rivoltosi
Il bilancio per l’immigrazione avanza senza il miliardo per la sala da ballo e il fondo ritenuto un salvadanaio per gli assalitori di Capitol Hill. Ma Trump alimenta l’ambiguità.

Il Senato americano ha ufficialmente stralciato due priorità assolute di Donald Trump dal pacchetto di riconciliazione per finanziare le agenzie di controllo dell’immigrazione. Con un voto quasi tutto repubblicano hanno fatto naufragio sia il miliardo di dollari destinato a potenziare la sicurezza della nuova sala da ballo della Casa Bianca, sia il controverso “fondo contro l’instrumentalizzazione politica” da quasi due miliardi. La mossa sblocca dopo settimane di stallo il provvedimento che stanzia circa settanta miliardi per l’ICE e la polizia di frontiera, ma segna una frattura profonda nella maggioranza [A1] [A6].
Il fondo era stato presentato dal dipartimento di Giustizia come uno strumento per risarcire le vittime di persecuzioni giudiziarie, ma non solo i democratici – anche influenti senatori repubblicani lo avevano bollato come un “salvadanaio” destinato agli assalitori di Capitol Hill del 6 gennaio 2021. Dopo un infuocato confronto a porte chiuse, il procuratore generale ad interim Todd Blanche ha annunciato la rinuncia: «Non andremo avanti con questo progetto, punto» [A9]. Trump, interpellato nello Studio Ovale, ha però evitato di seppellirlo definitivamente: «Dovrei chiedere agli avvocati, non lo so. Per me era una cosa bellissima» [A15]. Un’ambiguità che Radio-Canada ha sottolineato come sintomatica di un presidente restio a riconoscere sconfitte [A13]. Parallelamente, lo stop al fondo mette a rischio un accordo parallelo che blindava Trump e la sua famiglia da indagini fiscali dell’IRS: un giudice federale potrebbe ora riesaminarlo [A14].
Osservatori europei leggono l’episodio dentro una sequenza ormai consolidata. In Spagna, El Mundo lo inserisce nel «gocciolio costante di scandali economici» del tycoon e dei suoi familiari, dagli accordi opachi con il fisco ai prestiti irregolari [A2]. In Italia, Domani parla di un «dietrofront forzato» dal Partito repubblicano, che per la prima volta su una voce di spesa così rilevante ha dimostrato di saper tenere testa alla Casa Bianca [A9]. La sponda atlantica registra con sollievo la tenuta dei contrappesi istituzionali, in un momento in cui le cancellerie monitorano ogni segnale di deriva personalistica a Washington.
La partita non è chiusa. Il disegno di legge sull’immigrazione dovrà superare la maratona di emendamenti del “vote-a-rama” e potrebbe incontrare ostacoli alla Camera. Nel frattempo, centinaia di imputati del 6 gennaio continuano a preparare azioni legali per ottenere risarcimenti milionari dal governo federale, forti delle simpatie presidenziali [A8]. L’ala congressuale del Grand Old Party sembra aver scelto una linea di maggiore autonomia, gettando un’ombra sulla capacità di Trump di imporre agende personali al legislativo nei prossimi negoziati di bilancio.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
Il piano di Trump per un fondo di 1,8 miliardi di dollari destinato a presunte vittime politiche, inclusi gli assalitori del Campidoglio del 6 gennaio, è naufragato sotto la pressione bipartisan e dei repubblicani. Il Dipartimento di Giustizia ha fatto marcia indietro e il Senato, in contemporanea, ha stralciato anche un miliardo per la sala da ballo della Casa Bianca, rivelando che la fedeltà al presidente ha dei limiti precisi.
Continua il gocciolio di scandali economici: accordi opachi col fisco, prestiti irregolari e una piscina assegnata senza gara. La silenziosa retromarcia sul fondo da 1,8 miliardi per gli alleati è solo l’ultimo episodio di un catalogo di irregolarità che accompagna Trump e la sua famiglia, tra scatti verbali con Netanyahu e una guerra che si allarga in Libano.
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