Il grido d'allarme dalla Russia: 'Prezzi delle case da shock'. Lo stesso a Teheran
Mercato immobiliare in fibrillazione in Russia e Iran: le quotazioni salgono ma le compravendite restano ferme. Banchieri centrali e analisti denunciano bolle speculative.

«Sono scioccato. Non so quanto bisogna guadagnare per comprare una casa a Mosca». Con queste parole, Aleksandr Danilov, direttore del dipartimento di regolamentazione bancaria della Banca centrale russa, ha acceso i riflettori su un paradosso che non riguarda solo la capitale russa. A Teheran, infatti, si registra una dinamica simile: i prezzi delle case nelle inserzioni online sono aumentati dal 40 al 100% rispetto a fine anno, ma le transazioni reali restano esigue. Un divario che secondo gli analisti iraniani rivela un uso distorto delle piattaforme di annunci, trasformate in vetrine per la fissazione dei prezzi piuttosto che in strumenti di scambio.
Il contesto russo è segnato da una fase di transizione: i programmi di sostegno statale si riducono, l'ipoteca agevolata lascia spazio a quella di mercato, e il nuovo equilibrio è ancora da trovare, come ha ammesso Danilov. A Teheran, invece, la stagnazione è alimentata dall'incertezza economica: molti venditori inseriscono annunci a prezzi irrealistici per sondare il mercato o per alimentare aspettative inflazionistiche, senza alcuna intenzione di concludere vendite. Il risultato è un mercato drogato dalle aspettative, dove il numero di inserzioni cresce ma gli scambi calano.
Le prospettive future non sono rosee. Secondo il vicepresidente dell'Unione degli agenti immobiliari di Teheran, l'estate potrebbe portare un surriscaldamento: se i capitali usciti da oro e valuta estera dovessero tornare verso il mattone, sia gli acquirenti reali sia gli investitori si riverserebbero sul mercato, spingendo ulteriormente i prezzi. In Russia, la Banca centrale osserva attentamente l'evoluzione delle rate e delle soluzioni dilazionate, temendo che una bolla speculativa possa alimentarsi di aspettative invece che di fondamentali economici.
Due mercati lontani, una fragilità comune: prezzi che non trovano riscontro nella domanda reale. Gli osservatori europei seguono con attenzione, consapevoli che dinamiche analoghe, in un contesto globale di inflazione e tassi incerti, potrebbero riverberarsi anche altrove.
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