El Niño 2026: siccità in vista per l’Indonesia e un Mondiale sotto osservazione
La probabilità di El Niño tocca il 96% per fine anno. L’Asia si prepara alla siccità, il Sudamerica a inverni caldi. L’intensità resta incerta, con possibili effetti globali.

Con una probabilità che entro la fine del 2026 raggiungerà il 96 per cento, il fenomeno climatico di El Niño si sta consolidando nell’Oceano Pacifico, e le ripercussioni potrebbero farsi sentire ben oltre le regioni tropicali. Gli indicatori oceanografici e atmosferici – dall’accumulo anomalo di calore sottomarino allo spostamento delle masse d’acqua calda verso est – confermano una tendenza ormai quasi certa, tanto che la NOAA statunitense parla di una probabilità già dell’82% tra maggio e luglio prossimi. Ma è la seconda metà dell’anno il momento più critico, quando il Niño raggiungerà la piena maturità, in coincidenza con eventi planetari come i Mondiali di calcio che si disputeranno in Messico, Stati Uniti e Canada.
L’Indonesia, uno degli epicentri del clima globale, si sta già preparando alla stagione secca del 2026, che secondo l’agenzia meteorologica nazionale BMKG potrebbe risultare «più secca del normale». Mentre il capo dell’agenzia, Teuku Faisal Fathani, invita le autorità locali a rafforzare i piani di mitigazione della siccità, un altro fenomeno stagionale, il bediding – il raffreddamento notturno causato dalla scarsa copertura nuvolosa – viene spesso scambiato dai cittadini per un segnale di condizioni estreme. Il BMKG ha chiarito che si tratta di un effetto collaterale delle notti serene, non di un evento meteorologico eccezionale.
In Sudamerica, le proiezioni delineano uno scenario variegato ma generalmente favorevole a un inverno più caldo e asciutto. Secondo gli esperti argentini del Centro de Investigación de Recursos Naturales, El Niño tende a concentrare gli eccessi idrici su bacini specifici, mentre vaste aree produttive potrebbero beneficiare di condizioni eccezionalmente favorevoli per l’agricoltura. Tuttavia, la variabilità regionale è notevole: in Colombia, per esempio, si teme un netto calo delle piogge, con possibili impatti sulla qualità dell’aria e sulla salute. L’incertezza sull’intensità del Niño – se “moderato” o “super”, con anomalie termiche superiori ai 2 °C – rende però ogni previsione provvisoria.
Proprio l’intensità rappresenta il nodo irrisolto della questione. La cosiddetta «barriera della prevedibilità» primaverile o autunnale, legata ai rapidi mutamenti atmosferici di questo periodo, impedisce ai modelli di fornire stime affidabili prima di giugno. Gli aggiornamenti che arriveranno nelle prossime settimane saranno decisivi per capire se ci troveremo di fronte a un Niño eccezionale, capace di sconvolgere i regimi pluviometrici globali e, secondo alcuni analisti, di influenzare anche il clima europeo con estati più calde o inverni più miti. Nel frattempo, dalla ricerca emerge un appello unanime: investire nella preparazione, perché gli eventi di El Niño – come ricordano le cronache del 1998 – non perdonano l’improvvisazione.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
L'agenzia meteorologica chiarisce che il bediding, le notti e mattine più fresche, non è un evento meteorologico estremo ma una condizione stagionale. Tuttavia, avverte che un El Niño intenso alla fine del 2026 potrebbe portare a una stagione secca molto più arida del normale, esortando le autorità locali a prepararsi alla siccità.
Gli esperti segnalano il consolidamento di El Niño nel Pacifico, ma permangono incertezze sulla sua intensità finale a causa della barriera di prevedibilità autunnale. Nel frattempo, si discutono gli impatti regionali: in Argentina si prevede un inverno più caldo del normale con poche piogge, mentre in Colombia aumentano le preoccupazioni per gli effetti del caldo estremo e della cattiva qualità dell'aria sulla salute pubblica.
Il Mondiale di calcio del 2026 prende il via proprio mentre El Niño si preannuncia nel Pacifico, e i commentatori sportivi non hanno perso l'occasione per sottolineare la coincidenza. Con un tono ironico, il fenomeno climatico viene presentato come il vero jolly del torneo, in grado di condizionare le partite in Nord America.
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