El Niño 2026: allerta globale tra anomalie record e impatti estremi
El Niño 2026 si avvia con anomalie record negli oceani. Probabilità oltre il 90% di un evento intenso, tra allarmi per raccolti, economia e clima globale. L’Italia osserva le temperature atlantiche.

La comunità scientifica internazionale ha lanciato un allerta globale: El Niño è alle porte. L’ultimo bollettino del Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (ECMWF) conferma che a maggio la temperatura delle acque superficiali del Pacifico equatoriale ha superato la soglia di 0,5°C, segnando l’inizio ufficiale del fenomeno. Parallelamente, i satelliti del programma Copernicus hanno rilevato un’anomalia termica fino a 5°C in vaste aree dell’Atlantico e del Mediterraneo, un segnale che secondo gli esperti anticipa un episodio di forte intensità, da taluni già battezzato “Super Niño”. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM), attraverso le parole della sua segretaria generale Celeste Saulo, stima una probabilità superiore al 90% che l’evento si consolidi nel secondo semestre del 2026, con effetti potenzialmente estremi.\n\nIn Sudamerica l’impatto si preannuncia severo. Gli organismi meteorologici argentini e brasiliani mettono in guardia da precipitazioni torrenziali e ondate di caldo anomalo. Secondo José Marengo, coordinatore del Cemaden e membro dell’IPCC, il pattern di riscaldamento è già evidente, ma rimane incerta l’intensità: alcuni modelli climatici prospettano un incremento termico di 4°C nel Pacifico centrale, configurazione tipica di un Niño eccezionalmente forte. In Argentina si temono tre fenomeni estremi — piogge alluvionali, siccità e temperature record — che colpirebbero diverse regioni del paese, mentre in Brasile il ritorno del Niño trova un territorio ancora vulnerabile dopo le recenti catastrofi naturali. Solo episodi locali, come le piogge fuori stagione a Salta, vengono al momento ricondotti a sistemi di bassa pressione indipendenti, in una fase ancora neutra.\n\nL’altra grande regione a rischio è l’Asia meridionale. L’India guarda con apprensione al monsone: il Dipartimento Meteorologico Indiano ha rivisto le previsioni a lungo termine, mentre la NOAA americana calcola una probabilità del 96% che El Niño persista fino all’inverno 2026-27. Per un’economia fortemente informale, lo spettro è quello di una crisi dello sviluppo: stress termico, scarsità idrica, perdite agricole e inflazione alimentare. I raccolti di riso, cotone e soia potrebbero subire contraccolpi, con ripercussioni sui mercati globali delle materie prime.\n\nSul fronte europeo, l’attenzione è puntata sulle temperature marine record. Le ondate di calore nel Canale della Manica e lungo le coste atlantiche di Francia, Spagna e Monaco stanno alimentando il dibattito sulla frequenza di eventi estremi. Il termine “Niño Godzilla”, coniato anni fa dallo scienziato NASA Bill Patzert per descrivere gli episodi più distruttivi, è tornato a circolare sui media, ma gli esperti invitano alla cautela: le categorie tecniche basate su misurazioni oggettive restano lo strumento più affidabile per evitare allarmismi. Al di là dell’etichetta, l’analisi di lungo periodo resta preoccupante. Come sottolineano gli studi modellistici europei, anche un Niño moderato in un pianeta più caldo produrrà impatti regionali amplificati, e i fenomeni dei prossimi decenni potrebbero essere ancora più devastanti.\n\nIn attesa del picco stagionale atteso tra novembre e gennaio, la comunità internazionale si prepara a un banco di prova. La convergenza tra riscaldamento globale ed eventi naturali come El Niño sta ridefinendo i confini della prevedibilità climatica, sollecitando strategie di adattamento che vadano oltre l’emergenza immediata. Per l’Italia, le anomalie termiche atlantiche potrebbero tradursi in un’estate più calda e in autunni perturbati, con ripercussioni sull’agricoltura e sulla disponibilità idrica. In un mondo interconnesso, le turbolenze del Pacifico riecheggeranno ben oltre i suoi tropici.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
L’allarme per un Super El Niño si intensifica: le temperature superficiali del Pacifico e dell’Atlantico mostrano anomalie fino a 5 °C, e la probabilità che il fenomeno si consolidi nei prossimi mesi ha già raggiunto il 90%. In Argentina si moltiplicano gli avvisi per tre eventi estremi – ondate di calore, piogge torrenziali e tempeste – che potrebbero colpire direttamente la popolazione e l’agricoltura.
El Niño non è una semplice anomalia meteorologica, ma una crisi dello sviluppo pronta a colpire l’India. L’abituale rassegnazione con cui il Paese accoglie caldo estremo e piogge irregolari ignora un pericolo molto più profondo: stress da calore, scarsità d’acqua, perdite agricole e inflazione alimentare metteranno a nudo la fragilità dell’economia informale.
Dietro i titoli sensazionalistici sul ‘Niño Godzilla’ c’è una realtà più misurata: la probabilità di un El Niño entro settembre è dell’80%, ma la maggior parte dei modelli indica un evento di intensità moderata. Il vero allarme non riguarda questo singolo episodio, bensì la certezza che nei prossimi decenni arriveranno fenomeni ancora più devastanti.
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